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Recensione Morgana Lucchesi

Morgana Lucchesi

Riflessione sul difficile mondo dell'editoria in Italia

tra editori in cerca di fortuna, scrittori in cerca di editori in cerca di...

Sicuramente, al giorno d'oggi, la produzione letteraria mondiale ha subito un incremento considerevole anche rispetto al recente passato; l'avvento massiccio del web nelle case di miliardi di utenti ha fatto sì che le idee circolassero più liberamente e che le stesse divenissero romanzo, poesia, aforisma o altro molto più velocemente che in passato. L'introduzione poi dell'E-commerce, che ha trascinato con se' l'e-book, ha determinato un ulteriore incrementato della produzione letteraria tanto che diversi autori sono stati “scoperti” o si sono imposti all'attenzione generale, attraverso i loro blog; o hanno potuto raggiungere case editrici e agenti letterari attraverso il web. In Italia però, le difficoltà per uno scrittore sconosciuto di farsi notare permangono; anzi, direi che sono aumentate proprio per la straordinaria concorrenza che si è determinata. L'effetto più rilevante o forse varrebbe la pena di dire rivelante di tutto questo incremento di teoriche possibilità, è stato il nascere, fiorire e scomparire, di tante piccole case editrici che hanno ulteriormente accelerato il processo di saturazione di tutto. Mercato. Autori. Idee. Libri.
Ritengo che non ci sia un fatto specifico che ha determinato questa situazione, quanto piuttosto una serie di concause la cui sommatoria è una maggiore difficoltà per gli autori, tutti, di vendere il loro prodotto. Sicuramente la crisi economica, che attanaglia un po' tutto il mondo, non aiuta e c'è sempre meno voglia, da parte degli editori, di rischiare, di investire in un nuovo autore perché nessuno è sicuro delle reazioni del mercato editoriale. In sostanza : non basta, al giorno d'oggi, aver scritto un buon romanzo o aver avuto l'idea giusta ma serve anche una notevole dose di fortuna che consenta all'autore di suscitare l'attenzione dell'editore al quale, a onor del vero, sappiamo tutti che pervengono tantissimi (c'è chi dice troppi) manoscritti e non sempre, come vedremo più avanti, i criteri di valutazione e la lettura degli stessi avviene in maniera del tutto professionale. C'è poi da tenere presente che il ritmo di vita, che la società contemporanea impone ai cittadini di tutto il Mondo Occidentale, è davvero frenetico per cui anche i libri vengono consumati rapidamente; e se da una parte si riscontra la necessità di sfornarne sempre di nuovi e appetibili, dall'altro l'editore, che ovviamente vuole ricavare profitti dalle vendite, una volta trovato l'autore e il filone giusto cerca di approfittarne finché può, scartando tutto il resto che gli viene proposto. Personalmente credo che questa “fretta” sia indotta più che reale; ma di fatto è praticamente impossibile sottrarsi a questa logica; inoltre, nel già disastrato panorama editoriale mondiale, il nostro Paese è, come troppo spesso accade, un caso negativo a parte. Senza stare a scomodare questo o quell'esperto di costume è un dato certo, e allarmante, che gli italiani sono in fondo alla classifica tra i lettori di libri. Tradotto : gli editori fanno la fame e gli autori pure. Sono pochissimi i gli italiani che decidono di investire i soldi dedicati allo svago, in un libro da leggere. Immagino che un po' tutti abbiano tentato di darsi una risposta che inquadrasse con assoluta chiarezza la causa di tale situazione. Bene. Anch'io l'ho fatto. Purtroppo non sono riuscita ad approdare a nulla di concreto, ma qualche riflessione mi è venuto da farla e vorrei proporvela; anzitutto direi che ci sono tanti punti di vista dai quali affrontare un problema; nel caso specifico ho scelto di analizzarlo da quello che conoscevo meglio : il mio.
Essere una scrittrice sconosciuta e over quaranta è dannatamente difficile; se poi scrivi romanzi noir (un genere prettamente maschile con poche e rare eccezioni degne di nota) allora sei perdente in partenza; quando poi decidi di scrivere un romanzo erotico che non sappia di porno e che non contempli un qualche lieto fine, allora sei irrimediabilmente fuori target per il mercato editoriale contemporaneo.
E fin qui tutto normale.
Ciò che invece, a mio avviso, non è normale è il risultato della mia lunga ricerca di qualcuno disposto a leggere, prima ancora che stampare, ciò che avevo scritto; attraverso gli strumenti classici che qualunque autore sconosciuto utilizza; il web e le care vecchie e bistrattate Poste Italiane, ho inviato copie del mio manoscritto a sedicenti agenti letterari, agenzie specializzate, case editrici; questo mi ha permesso di entrare in contatto con un campionario di gente davvero variegata e, in alcuni casi, davvero poco attendibile; non voglio affermare che il mondo dell'editoria italiana è tutto sbagliato. Me ne guardo bene; ma non credo di essere lontana dalla verità se affermo che ci sono molti improvvisati in un mondo che tutto dovrebbe essere tranne che improvvisazione.
Senza citare casi particolari, aneddoti o situazioni al limite del paradossale è interessante, spero per voi lettori, conoscere il comune denominatore che ha caratterizzato molti dei miei approcci all'editoria cosiddetta indipendente; cioè quella che dovrebbe essere più vicina ad un autore esordiente : la necessità, spesso disperata, dell'editore di trovare un pollo; qualcuno cioè a cui carpire un po' di danaro per tirare avanti. Come ? Stampando qualcosa. Un romanzo. Una raccolta di poesie. Un saggio. Una favola per bambini. Qualunque cosa che sia minimamente accettabile e soprattutto che sia rigorosamente a carico del “pollo”, cioè dell'autore in cerca di gloria (letteraria s'intende). Questo aspetto della mia personale vicenda, mi ha fatto arrabbiare ma anche riflettere e così sono andata un po' più affondo. Nel web esiste un articolo di Umberto Eco sugli scrittori sconosciuti in cerca di editore che costituisce un punto d'osservazione sicuramente differente dal mio; personalmente non condivido totalmente quanto lui afferma; però penso contenga una lucida e asettica analisi sulla situazione attuale dell'editoria italiana.
Io non ho la presunzione di essere l'unica depositaria del Verbo ne' di poter insegnare niente a nessuno; tuttavia ritengo che ogni scrittore che si cimenta con qualcosa di unico, come appunto la stesura del suo romanzo, una raccolta di poesie, il saggio sul suo argomento preferito, debba essere comunque letto e valutato attentamente. Da chi ? Da coloro preposti a farlo. I tester delle case editrici. Ad esempio. Gli agenti letterari. Altro esempio. Troppo spesso mi sono imbattuta in gente che il mio manoscritto nemmeno lo aveva guardato. Badate bene : non Letto. Guardato. Un tizio, una volta, dietro mia precisa e incalzante richiesta, per farmi contenta e chiudere una conversazione fattasi improvvisamente pericolosa, mi rispose che Il mio manoscritto lo aveva letto per sommi capi. Inquietante. Al di la' della mortificazione che ogni autore riceve, gratuitamente e senza rimborso spese ne' di materiale, da simili soggetti, permane il problema di fondo che può essere racchiuso nella seguente e personalissima osservazione : Siamo sicuri che tutto ciò che circola oggi in Italia sia il meglio della produzione letteraria nostrana o straniera ? e poi Perché un editore, soprattutto se piccolo e indipendente, sempre in bilico tra il dichiarare fallimento e lo scoprire il novello Dan Brown, non prova almeno a “leggere” tutto il materiale che gli arriva invece di lasciarlo per mesi a marcire in un archivio o cancellarlo immediatamente dal proprio hard disk dopo averlo “letto per sommi capi” ?
Ho l'impressione che ci troviamo di fronte al cane che si morde la coda; tutti vogliono andare sul sicuro : gli editori pubblicano solamente autori affermati e gli autori danno da pubblicare agli stessi, solamente prodotti dal contenuto ormai ampiamente collaudato, replicando il clichè che ha dato loro il successo all'infinito. (questo avviene soprattutto con le case editrici più affermate). Pubblicare quindi, solo ciò che potenzialmente ha mercato per ridurre al minimo i rischi di perdite; in contrapposizione a ciò specie per gli editori indipendenti, vi è la necessità di sopravvivere in un mondo sempre più in crisi attraverso il via libera all'editoria a pagamento. Ecco dove finisce il cane che morde la sua coda.
E' vero. Anche Pirandello pubblicò il suo primo romanzo pagando si tasca sua; ma al momento non mi risultano altri casi così eclatanti e la sua rimane l'eccezione che conferma la regola.
Come ho detto all'inizio non ho risposte certe e assolute; però una qualche soluzione, a questo punto, è doveroso fornirla. Mi piacerebbe che coloro che per mestiere fanno il lettore di manoscritti invece di “leggere per sommi capi” si sforzassero di analizzare il contenuto di ciò che hanno davanti e pensassero soprattutto alle potenzialità e alle prospettive che potrebbe avere il manoscritto invece di bocciarlo dopo qualche pagina perché magari non è fluido o ha dei punti sgrammaticati (si potrà dire sgrammaticati?). Affrontare la questione da un punto di vista meno approssimativo e superficiale non sarebbe certo la panacea di tutti i mali ma per lo meno ogni autore che si vedesse rifiutato avrebbe un po' più di certezze circa il rifiuto stesso. Forse è il caso che i nostri editori, soprattutto gli indipendenti ma non solo, i nostri agenti letterari (che si fanno pagare per valutare un manoscritto come se fosse un romanzo già dato alle stampe) cominciassero a prendere in seria considerazione l'idea di cercare il talento anziché aspettare che sia quest'ultimo a trovare loro. Potrebbe essere un buon punto di partenza. E vista l'attuale situazione varrebbe la pena provare.

Morgana Lucchesi

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