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Biografia Dietrich Bonhoeffer
Dietrich Bonhoeffer
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Bonhoeffer nasce nel 1906 a Breslavia, ma la sua famiglia è di origine berlinese. E' una famiglia dell'alta borghesia, molto importante e molto in vista, dalle relazioni ai più alti livelli dell'amministrazione dello stato. Il padre Karl era un eminente professore della facoltà di psichiatria e di neurologia dell'università di Berlino, ateneo in cui lo stesso Dietrich insegnerà negli anni successivi. Paula, la madre, era invece una delle poche donne tedesche laureate del tempo.

Dietrich sceglie di studiare teologia, una scelta "anomala" per i suoi familiari che frequentavano sì la Chiesa luterana, ma guardavano con una punta di ironia sia alla Chiesa che alla teologia, convinti che la vera cultura moderna fosse rappresenta più che altro dalla cultura laica e dal pensiero scientifico.



Studia dunque a Tübingen e all'università di Berlino e termina i suoi studi nel 1927 con la celebre dissertazione "Sanctorum Communio" ("La Comunione dei santi"), un testo dedicato alla Chiesa. Frequenta intanto con assiduità la parrocchia.

Quando annuncia di voler diventare un pastore, i parenti reagiscono male. Suo fratello più anziano (un fisico di spicco), prova a dissuaderlo sostenendo che la chiesa è ormai debole e fallimentare: al che lui risponde: "se la chiesa è realmente ciò che dite essa è, allora dovrò darmi da fare per riformarla".

Nel 1930 Bonhoeffer va negli Stati Uniti come ospite di un prestigioso seminario, ma è scoraggiato e deluso nel constatare come gli allievi americani si avvicinino in modo superficiale e disinteressato alla teologia. Nella sua attività di insegnante, infatti, dimostra sempre un grande interesse non solo per la teologia, ma anche per la Chiesa nella sua figura concreta, ossia per la comunità e la vita concreta della comunità.

Dal '31 al '33 insegna (la sua vera professione...) a Berlino. Nella sua attività mostra una carica innovativa, coinvolgendo gli studenti in iniziative legate non solo all'ambito accademico ma anche alla situazione politica esistente. Ha inizio, in questo modo, la sua opposizione sempre crescente al Nazismo. Nel 1933, in una trasmissione radiofonica, definisce il Hitler non un Fürher ma un Verfürher (seduttore). La trasmissione viene subito interrotta.

Alla fine di gennaio del 1933 Hitler va al potere e Bonhoeffer si convince ben presto che non c'è più spazio all'Università per fare teologia come egli desiderava fosse fatta, a causa del controllo che il regime esercita anche sulle attività culturali. Lascia quindi Berlino a si stabilisce a Londra per un paio d'anni, ma nel 1935 torna in Germania dove resta fino al '39.

Poco prima dello scoppio della guerra, però, emigra nuovamente in America, dato che la sua posizione risulta essere assai compromessa. Infatti, a quel tempo aveva già accumulato vari provvedimenti di polizia: non poteva spostarsi liberamente, non poteva parlare in pubblico, gli era stato ritirato il permesso di abilitazione alla docenza e non poteva scrivere.

In America, però, ha una forte crisi di coscienza. Non accetta dentro di sè il fatto di aver abbandonato il suo popolo e il fatto di non lottare contro la politca dominante del suo Paese. Dopo poche settimane, dunque, ritorna sui suoi passi e fa rientro in patria, ben conscio dei pericoli a cui va incontro. Prende contatto con i fermenti contrari al regime e con la resistenza, fenomeno che in Germania non ha certo goduto una dimensione popolare.

Incominciano a costituirsi dei gruppi e, all'interno di uno di questi, opera appunto Bonhoeffer. Finché, nel 43 viene arrestato e internato nel carcere militare di Tegel.

Ad un detenuto italiano che gli chiedeva come lui, cristiano e pastore, potesse prender parte ad un complotto che cercava la morte di Hitler, Bonhoeffer rispose: "Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e afferrare il conducente al suo volante."

Viene messo dunque in un carcere dell'esercito insieme a molti altri ufficiali e soldati ma questa situazione "mondana" come dice lui, è anche il contesto vitale che spiega le grandi riflessioni apparse nelle lettere scritte dal carcere, gli scritti che, raccolti nel volume "Resistenza e resa", in seguito gli hanno donato maggior fama. Il tentativo, in genere, è quello di superare i dualismi tipici della tradizione cristiana, particolarmente della tradizione moderna. Finché resta nel carcere militare la sua situazione è tutto sommato "serena": può avere contatti con la famiglia, scrivere lettere; ma, aggravandosi la sua situazione, viene poi internato in un carcere della Gestapo in Prinz- Achracht Strasse a Berlino.

Non si hanno più notizie di lui fino a quando il 9 aprile 1945 viene impiccato nel campo di concentramento di Flossebürg.

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