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Biografia Giovanni Verga
Giovanni Verga
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Verga nacque a Catania in via Sant'Anna da Giovanni Battista Verga Catalano e da Caterina Mauro. Il padre era di Vizzini dove i Verga avevano delle proprietà e discendeva dal ramo cadetto di una famiglia alla quale appartenevano i baroni di Fontanablanca.

Trascorse la sua giovinezza nella città natale che era a quei tempi un attivo, anche se un po' arretrato, centro culturale e compì presso maestri privati i suoi primi studi.
Si formò alla scuola del letterato patriota Antonino Abate, che aveva preso parte alla rivoluzione del 1848. Da lui assorbe il gusto letterario romantico e il fervente patriottismo.

L'Abate faceva leggere ai suoi allievi, oltre che Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso, Monti, Manzoni e pagine dell'"Estetica" di Hegel( 1770-1831), i suoi poemi ed essendo un entusiasta di Domenico Castorina, poeta, narratore di Catania e lontano parente del Verga, proponeva ai suoi allievi la lettura del suo romanzo storico-patriottico, "I tre all'assedio di Torino" (1847), come un esempio di testo purissimo per l'arte e la lingua.

La formazione quindi del Verga narratore avvenne sulle pagine di Castorina e su "Il Progresso e la Morte" dell'Abate e a soli quindici anni, tra il 1856 ed il 1857, Verga scrisse il suo primo romanzo d'ispirazione risorgimentale "Amore e patria" rimasto inedito.

I suoi studi superiori non furono regolari. Iscrittosi nel 1858 alla Facoltà di legge all'Università di Catania, non concluse gli studi,preferendo dedicarsi all'attività letteraria e al giornalismo politico.

Con il denaro datogli dal padre per concludere gli studi, il giovane pubblicò a sue spese un secondo romanzo, "I carbonari della montagna" (1861- 1862), un romanzo storico (genere peraltro ormai già al tramonto) ispirato alle imprese della Carboneria calabrese contro il regime napoleonico di Murat al quale faceva da premessa un "Manifesto" chiaramente annessionista.

Con l'arrivo di Garibaldi a Catania veniva istituita la Guardia Nazionale e il Verga si arruolava prestando servizio per circa quattro anni ma non avendo inclinazioni per la disciplina militare se ne liberò con un versamento di 3100 lire alla Tesoreria Provinciale.

Nel 1863 pubblicava a puntate nelle appendici della rivista fiorentina "La nuova Europa" il suo terzo romanzo, "Sulle lagune" (Venezia nel 1861 è ancora possesso austriaco mentre l'indipendenza italiana è un fatto compiuto). Il romanzo si apre all'intreccio sentimentale, con la vicenda d'amore di un ufficiale austriaco ed una giovane donna veneziana. Lo stile è più rigoroso e rinuncia alla retorica esagerata.

Nel 1865 lascia la provincia e si reca per la prima volta a Firenze, allora capitale del Regno d'Italia per tornarvi nel '69 deciso a soggiornarci a lungo, consapevole del fatto che, per diventare un autentico scrittore, doveva liberarsi dai limiti della sua cultura provinciale e venire a contatto con la vera società letteraria italiana.

Nel frattempo, nel 1866 , pubblicherà "Una peccatrice", primo romanzo fortemente autobiografico e di vasto respiro, in cui si affermano la vena sentimentale e l'interiorità della sua ricerca esistenziale prima che letteraria.

A Firenze lo scrittore venne introdotto nella buona società cittadina, frequentò la casa di Francesco Dall'Ongaro e il salotto di Ludmilla Assing dove si ritrovava un mondo cosmopolita vario ed interessante.

Nel 1872, Verga si trasferisce a Milano, che era in quel periodo il centro culturale più vivo dell'intera penisola e quello maggiormente aperto alle sollecitazioni europee.

A Milano si avvicina agli scapigliati, frequentando Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa e Salvatore Farina, scrittore allora celebre e frequenta i salotti più brillanti come quelli della contessa Clara Maffei, della marchesa Crivelli, della Castiglioni.

A Milano termina il romanzo "Eva" che aveva iniziato a Firenze, storia di un giovane pittore siciliano che a Firenze brucia le sue illusioni e i suoi ideali artistici nell'amore per una ballerina, simbolo della corruzione di una società tutta protesa verso i piaceri e che disprezza l'arte. Con questo romanzo il Verga si avvicina all'accesa polemica anticapitalista che caratterizza la Scapigliatura.

A questo romanzo di carattere polemico seguono i romanzi d'analisi di sottili passioni mondane, "Eros", storia dell'inaridirsi progressivo di un giovane dell'aristocrazia, corrotto da una società senza valori, e "Tigre reale" dove viene analizzato il traviamento di un giovane che si è innamorato di una donna "fatale", divoratrice di uomini.

I due romanzi, entrambi usciti nel 1875, vengono accolti dalla critica come esempio di "realismo" e di analisi coraggiosa delle piaghe psicologiche e sociali in un periodo in cui si conduceva una battaglia per il realismo e Zola veniva fatto conoscere in Italia.

Nel 1874, intanto era stata pubblicata la novella "Nedda", che l'autore definì un "bozzetto siciliano". Con quest’opera la produzione di Verga sembra compiere una svolta decisiva. L'ambiente infatti non è più urbano ma rurale, la vicenda è ambientata in Sicilia, i protagonisti sono contadini. La protagonista è una donna, ma la sua situazione è tragica e concreta, non più astratta e sentimentale come quella di molte figure femminili delle opere precedenti. Nedda rimane sola, per la morte del suo uomo e perde il bambino appena nato.
Ma ad una attenta analisi dell'opera si può notare che, anche se gli ambienti erano mutati, rimanevano sempre, nel racconto, i toni melodrammatici dei primi romanzi "mondani" che erano l'opposto rispetto all'impersonalità verista.

In verità, dopo l'uscita di "Eros" e "Tigre reale", Verga sta maturando una crisi e, dopo un silenzio durato tre anni, interrotto solamente dalla raccolta in volume di alcune novelle già pubblicate e di poca risonanza, nel 1878 esce un racconto che, per linguaggio e contenuto si allontana fortemente dalla sua opera precedente.

Nel 1880 vengono intanto raccolti, nel volume "Vita dei campi", una serie di racconti che erano stati pubblicati in riviste tra il 1879 e il 1880 e che continuano la maniera inaugurata da "Rosso Malpelo" e nel 1883 uscirà la seconda raccolta nel volume "Novelle rusticane".
I due volumi di novelle contengono alcuni dei capolavori dell'autore: "La Lupa",Jeli il pastore, Fantasticheria, La roba, Rosso Malpelo, Cavalleria rusticana (che ispirerà successivamente una celebre opera lirica omonima di Pietro Mascagni).

Parallelamente alle novelle Verga inizia a delineare il progetto di un Ciclo dei Vinti di romanzi che riprende il modello già affermato dai "Rougon-Macquart" di Zola ( un ciclo di venti romanzi, pubblicati tra il 1871 e il 1893, nei quali lo scrittore traccia un quadro della società francese del secondo Impero attraverso le vicende dei membri di una famiglia).

Il primo romanzo del ciclo è I Malavoglia del 1881, la storia di una famiglia di pescatori siciliani che a causa delle difficoltà economiche dell'Italia post-unitaria portano a compiere una speculazione commerciale che segnerà l'inizio di una serie interminabile di sventure.

Passeranno tra il primo e il secondo romanzo del ciclo un lungo intervallo di ben otto anni.
Durante questo periodo viene pubblicato: un romanzo, "Il marito di Elena" nel 1882 (che non rientra nel progetto preannunciato) che analizza le inquietudini di una moglie piccolo borghese, che con le sue ambizioni conduce il marito alla rovina, le "Novelle rusticane" nel 1883, che ripropongono personaggi e ambienti della campagna siciliana, le novelle raccolte in "Per le vie" sempre nel 1883 , l'esperienza del teatro nel 1884 con il dramma "La cavalleria rusticana", e solo nel 1889 esce il secondo romanzo del ciclo dei vinti, Mastro Don Gesualdo, storia dell'ascesa sociale di un muratore che accumula grandi ricchezze, ma va incontro ad un tragico fallimento nella sfera degli affetti familiari.

Successivamente Verga lavora a più riprese al terzo romanzo, "La duchessa di Leyra", ma il lavoro non sarà mai portato a termine. Gli ultimi due romanzi del progetto, "L'onorevole Scipioni" e "L'uomo di lusso" non verranno mai iniziati.

Nel 1893 Verga ritorna a vivere definitivamente a Catania, pubblica ancora raccolte di novelle, ma si tratta di opere che non aggiungono niente di nuovo alla sua produzione e che denotano stanchezza e inaridimento.

Dopo il 1903 lo scrittore si chiude in un silenzio totale e la sua vita è dedicata solamente alla cura delle sue proprietà ed è ossessionato dalle preoccupazioni economiche.

Anche le sue posizioni politiche diventano sempre più conservatrici e allo scoppio della prima guerra mondiale si dichiara interventista convinto e nel dopoguerra si schiera con le posizioni dei nazionalisti, ma senza alcun interesse militante.

Muore nell'anno della marcia su Roma e della salita al potere del fascismo: 1922

Da it.wikipedia.org

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