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Biografia Mihai Eminescu
Mihai Eminescu
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Mihai Eminescu (Mihail Eminovici) è riconosciuto come il poeta nazionale rumeno. Nacque a Botosani, il 15 gennaio 1850 come settimo figlio di Gheorghe Eminovici e Raluca Iurascu. Nel 1858 Mihai Eminescu si iscrive alla terza elementare alla National Hauptschule in Cernauti, dopo che finì i primi due anni di elementari in provincia, ad Ipotesti. Nel 1859 finisce la quarta elementare come il quinto miglior allievo tra 82 allievi. Nel 1861 viene bocciato in prima media che poi ripeterà tra il 1862 e il 1863, interrompendola ad aprile 1863. L'anno successivo gli viene rifiutata una borsa di studi e il 15 marzo 1865 dà le dimissioni dal suo lavoro di copista presso il teatro ?Fanny Tardini-Vladicescu?, tornando poi in estate a Cernauti, nella casa del professor Aron Pumnul come bibliotecario. Il 12 gennaio 1866 debutta con la poesia ?Alla tomba di Aron Pumnul? (La mormantul lui Aron Pumnul) e l'anno successivo lavora come attore e suggeritore nel teatro di Iorgu Caragiale a Bucarest. Nel 1868 entro autunno gira per la Transilvania e il Banat con la troupe teatrale di Matei Pascaly. Inizia a lavorare al romanzo ?Genio deserto? (Geniu pustiu). Dall'autunno inizia a lavorare come suggeritore al Teatro Nazionale a Bucarest. L'anno successivo, la domenica del 16 marzo assiste assieme ad Ionita Badescu e V. Dumitrescu-Paun alla rappresentazione di ?La Signora delle Camelie? di Alexandre Dumas, il figlio. L'autunno si trasferisce all'Università di Vienna dove si iscrive come studente di filosofia, diventando membro della società studentesca ?Romania". A Bucarest poi, incontra I.L. Caragiale e sempre qui conosce anche Ioan Slavici. Nel 1870, il 15 aprile pubblica la sua prima poesia, ?Venere e Madonna?, in ?Convorbiri literare?. A novembre compare in quella stessa rivista ?Fat frumos din lacrima?, una delle più belle e conosciute fiabe rumene. L'anno seguente continua gli studi a Vienna e segue i corsi di filosofia, diritto, economia politica e filologia romanica. Nel 1873 continua a seguire i corsi di filosofia, storia ed economia politica all'Università di Berlino. Nel 1874 diventa segretario del rappresentante diplomatico N. Kretulescu e continua la sua carriera di studente. Studia la filosofia di Kant dalla quale inizia persino a tradurre. Volle ottenere una licenza, Maiorescu proponendoli un dottorato all'estero. Non riuscendo più a passare gli esami, torna a Iasi e, il primo dicembre, Maiorescu lo nomina direttore della Biblioteca Universitaria Centrale. Attraverso Miron Pompiliu, il segretario dell'università, conosce Veronica Micle, moglie di Stefan Micle, il rettore dell'università. Veronica sarebbe diventata la sua più grande ammiratrice. Nel 1875 conosce Ion Creanga, un altro scrittore di peso della letteratura rumena, e scrivono assieme, ognuno una favola, con personaggio principale simile. Essendo scritte in prosa, le favole non saranno pubblicate. All'inizio dell'estate del 1876, il governo liberale lo destituì dall'incarico di revisore scolastico e fu ricevuto come redattore non officiale e correttore al ?Corriere di Iasi? (Curierul de Iasi). Dove pubblicherà "La aniversare si Cezara". Lo stesso anno vuole convincere Veronica Micle, madre di due bambine, a fuggire assieme a lui. Veronica non accetta la proposta e va in vacanza. Eminescu, tornato il 15 agosto del 1876 dal funerale di sua madre l'accusa di usura. Scrive nello stesso periodo "Pierduta pentru mine zambind prin lume treci" (Persa da me sorridendo nel mondo passeggi). Nel 1879, il 6 agosto scrive una lettera a Veronica, standole vicino per la morte di suo marito dopo di che lei gli fa visita a Bucarest. L'anno successivo diventa redattore capo a ?Timpul? (Il tempo). Tradito da Veronica con Caragiale, fanno pace dopo un corto litigio. Pubblica nel 1881, tra il primo di febbraio e il primo di settembre le quattro ?Lettere in discussioni?. Un anno dopo finisce l'ultima versione del ?Espèro? (Luceafarul ) e scrive a Veronica ?Non amerò mai più un'altra donna?. Nel 1883, a Bucarest, durante il grande caldo dell'estate ha il primo shock nervoso. Tra il 28 giugno e il 15 agosto viene ricoverato nel sanatorio del dottor Sutu. Il 20 ottobre Chibici Ravneanu lo conduce al sanatorio di Ober-Dobling vicino Vienna. Verso fine anno Maiorescu pubblica la prima edizione di poesie di Eminescu. Nel 1884, con la visita di Maiorescu e leggermente rinsanito, torna in Romania attraverso l'Italia (passando per Venezia e Firenze) assieme a Chibici. Nel 1885 trascorre l'estate a Liman, vicino Odessa. In autunno riceve l'incarico di sottobibliotecario alla Biblioteca Universitaria di Iasi. Appare lo stesso periodo la seconda edizione di poesie. Nel 1886 va a Bucarest, l'estate alle terme Repedea e a novembre viene di nuovo ricoverato all'ospizio presso la chiesa Neamt. L'anno seguente lascia l'ospizio e va a Botosani, nel paesino natale, presso sua sorella Harieta. Il paesino gli da un aiuto da 120 lei mensilmente. Nel 1888 Veronica Micle gli fa visita e lo prende con lei a Bucarest e lo stesso anno viene pubblicata la terza edizione di poesie. Nel febbraio del 1889 ha una ricaduta e viene ricoverato nuovamente al sanatorio del dottor Sutu. Morirà il 15 giugno, alle 3 del mattino a causa di una sincope. Verrà seppelito sabato, 17 giugno, al cimitero Belu, a Bucarest. Il senso storico del pensatore politico rispondeva ad un impareggiabile senso delle origini e, nella cultura, ad un pio apprezzamento del folclore, la limpida e vasta civiltà del millenario spirito espressivo romeno, in cui si è affondato Eminescu, l'artista assetato d'autenticità. Il poeta ha dato pure alla lingua romena la sua piena unità in una geniale sintesi lessicale, morfologica e sintattica. Con Eminescu si è avuto il tentativo unico di esprimere interamente attraverso un genio creativo, il genio del popolo romeno in un'opera incondizionata, di vaste proporzioni, che doveva, nel suo intento, rappresentare un modesto anello di congiunzione tra precursorie presente. Quello che gli è riuscito di compiere, superò sia il suo progetto che la nostra comprensione. Con il supremo sacrificio di sé stesso in nome agli ideali, alle aspirazioni e tradizioni dei romeni, egli si è proiettato sull'orbita dei valori nazionali e universali, diventando la stella polare a cui si conduce oggi, a cent'anni dalla morte e si condurrà quanto la sua lingua ci sarà al mondo, la cultura e la creazione del suo popolo.

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