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Commenti inseriti: 2
Di francobrain Un Grande! - 2005-10-08
Il mondo deve essere capovolto, frugato, reso attonito, perché il miracolo sia proclamato.
(da 'Max e i fagociti bianchi')



I libri appannano gli occhi. Quelli di Henry Val Miller servono a pulire le lenti.

Il mio approccio con questo scrittore arrivò con 'Plexus', un moderno 'ritratto di giovane artista' che scoprii a sedici o diciassette anni nella biblioteca paterna. 'Plexus': una indimenticabile lezione di vita e una vera e propria guida di sopravvivenza nella realtà in cui siamo stati "gettati". E 'Plexus' è ancora e sempre la mia Bibbia.

Il newyorkese (brooklyniano, per essere precisi) è da reputarsi tra i più grandi romanzieri del secolo scorso... e forse di tutti i tempi. Nessun altro ha saputo rappresentare altrettanto bene la lotta per la sopravvivenza del singolo individuo in questo universo "cosmococcico" (in originale: "cosmodemoniac"; così lui chiamava la società dei consumi). Inoltre, tra una descrizione di bubboni, verruche e oscenità varie, sapeva bene introdurre un inno elegiaco ai Grandi del passato: Dante... Pico della Mirandola... Calderon de la Barca... E con quale sincero trasporto! (Il trasporto tipico dell'autodidatta.)

Già da ragazzo Miller era un lettore onnivoro e fin da subito si schierò con i "pazzi", con gli irregolari: Rabelais, Dostoiewski, Giono - tutti spiriti tormentati. Ma poco amava altri spiriti tormentati, come Joyce e Proust. A questi, così come a Pound e a Eliot, rimproverava "l'insopportabile e ossessionata lucidità mentale". Notava che c'era un "odore di morte", da obitorio, nel loro attaccamento alla forma e agli stilemi tradizionali. Secondo Miller, la scrittura deve spillare dal subconscio, non dalla ragione.

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Di famiglia piccolo-borghese originaria della Germania, Henry rifiutò fin da subito questo mondo di insetti, che è "come un cancro che si autodivora".

La New York che Miller tanto magistralmente descrive è una Babele del XX secolo... Bisogna leggere Tropico del Capricorno per capire (o almeno arrivare a intuire) quanto fu tormentosa la vita di questo scrittore prima del suo esilio volontario in Europa.
Non che sul Vecchio Continente le cose gli andassero molto meglio, ma perlomeno non era più nel cuore del Leviatano. Di lui ci restano
la sua contagiante joie de vivre "malgrado tutto e tutti" e l'anarchismo individualista, assolutamente necessario (anche per un non-ateo) per riuscire ad abbracciare l'universo intero.

Di morfeus29 film TROPICO DEL CANCRO - 2006-01-05
salve,
qualcuno di voi è in possesso del vhs del film?



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