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Umoristico / Re:Un giorno all'Ikea
« Ultimo post da .Mya.M. il Luglio 21, 2017, 22:36:41 »
Simpaticissimo e molte parti pericolosamente vicine alla realtà  dharmas
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La rappresentazione mentale del viaggio.

Nel testo cinese “Tao Te Ching”  (=Libro della Via e della Virtù”), redatto tra il IV ed il III sec. a.C.  con aforismi, massime e precetti, ci sono anche “detti” riguardanti il viaggio. Uno di questi avverte che:  "Senza uscire dalla porta di casa puoi conoscere il mondo, / senza guardare dalla finestra puoi scorgere il Dao del cielo. / Più si va lontano, meno si conosce. / Per questo il saggio senza viaggiare conosce, / senza vedere nomina, senza agire compie”.

C’è chi pensa che un viaggio per allontanarsi dal luogo in cui si vive possa  giovare psicologicamente se  i motivi delle proprie insoddisfazioni  derivano dall’esterno, dagli altri. Presume che cambiando luoghi e persone possa mutare il proprio stato d’animo.

Un esempio fu Lucilio, un cittadino romano del primo secolo, amico di Seneca. Il giovane scrive a questo filosofo e si dice stupito che i suoi viaggi non gli siano serviti per eliminare la tristezza che lo affligge. Seneca gli risponde:  ‘Lucilio, devi cambiare d’animo, non di cielo’, poi cita Socrate: ‘Perchè ti stupisci se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso?  Il motivo d’insoddisfazione che ti ha spinto al viaggio rimane con te".  A che serve cambiare posto e vedere persone nuove se non curiamo prima i nostri mali?

Questo è il testo della 28/esima epistola di Seneca nelle “Lettere morali a Lucilio”.

“Seneca saluta il suo Lucilio.
Credi che questo sia capitato solo a te e consideri con meraviglia, come situazione strana, il fatto che il lungo viaggio che hai compiuto  e le varietà di luoghi non sei riuscito a ritrovare la serenità.  Devi cambiare d’animo, non di cielo. Puoi anche attraversare il mare,  ‘allontanarti da terre e città’, come dice il nostro Virgilio, ma i tuoi problemi  ti seguiranno ovunque andrai.

Ad un tale che si lamentava di questa stessa cosa Socrate disse, ‘perché ti meravigli che i lunghi viaggi non ti giovano dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza lo stesso motivo che ti ha spinto lontano’.
A cosa può giovare vedere nuove località ?  A che serve conoscere città e luoghi diversi ? La tua ansia è dannosa. Domandi perché la fuga non ti è utile ? Tu fuggi da te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti non ti piacerà nessun luogo. Ora il tuo stato d’animo è identico a quello della veggente che Virgilio ci presenta sconvolta, stimolata da un pungolo e invasa da uno spirito estraneo: ‘la profetessa si dimena per scacciare dal petto /  il grande dio’.
Tu vai qua e la per scuotere via il peso che ti affligge , e che diventa più fastidioso come conseguenza della tua agitazione; su una nave i pesi ben stabili gravano meno, mentre i carichi che si spostano, rotolano in modo irregolare e immergono rapidamente la fiancata sulla quale gravano. 

Qualunque cosa tu faccia, la fai contro di te e con lo stesso movimento ti arrechi un danno: infatti stai scuotendo un ammalato. Ma quando ti sarai liberato da questo male, qualsiasi cambiamento di località diverrà un piacere. Ti releghino pure nelle terre più lontane, in qualsiasi località in cui ti troverai per forza ad abitare, quella sede, quale che sia, ti sarà ospitale. Più che la meta del tuo viaggio importa lo spirito con cui l’hai raggiunta, pertanto non dobbiamo subordinare il nostro animo ad alcun luogo.
Bisogna vivere con questa convinzione: “Non sono nato per un solo luogo,  la mia patria è l’universo intero”. Se questo concetto ti fosse chiaro non ti meraviglieresti di non trovare alcun conforto nella varietà delle regioni in cui  ti rechi per la noia delle precedenti. Infatti ti sarebbe piaciuta la prima in cui saresti capitato, e poi anche di volta in volta avresti gradito le successive, se avessi considerato ciascuna come interamente tua. Ora non viaggi, ma erri e ti lasci trasportare, passi da una località all’altra, benché ciò che cerchi, il vivere secondo virtù, si trovi in altro luogo.

Ci può essere qualcosa di più caotico del Foro? Eppure persino qui si potrebbe vivere in pace, se questa scelta fosse assolutamente necessaria. Ma se ci fosse consentito di  vivere dove si vuole, io fuggirei anche la vista e le vicinanze del Foro. Infatti, come i luoghi con un clima pestilenziale intaccano  perfino la salute più solida, così anche per una sana disposizione mentale – tuttavia non ancora perfetta e in fase di rinvigorimento – alcune situazioni producono effetti poco salutari.

Non sono d’accordo con quelli che si gettano in mezzo ai marosi e con quelli che, apprezzando una vita agitata,  lottano ogni giorno con grande coraggio contro difficoltà concrete. Il saggio sopporterà questa situazione, non la sceglierà, e preferirà essere in pace piuttosto che in battaglia: non si ricava granché dall’avere liquidato i propri vizi, se poi ci si vede costretti a scontrarsi con quelli degli altri.
‘Trenta tiranni’  tu dici  ‘si piazzarono intorno a Socrate, ma non riuscirono a spezzare il suo animo’. Che importa quanti sono i padroni. La schiavitù è una sola: chi ha saputo disprezzarla è libero, per quanto grande sia lo stuolo dei tiranni.

E’ il momento di finire.  ‘Inizio di salute è la consapevolezza dell’errore commesso’. Mi sembra che Epicuro abbia espresso bene questo pensiero; infatti, chi non sa di sbagliare, non vuole neppure correggersi; conviene dunque che tu capisca il tuo errore per correggerti. Alcuni si vantano dei propri difetti: pensi che abbia in mente qualche rimedio chi annovera i suoi difetti tra le virtù? Per quanto tu puoi, metti te stesso in stato di accusa, inquisisciti, sostieni prima il ruolo di accusatore, poi di giudice, e da ultimo, di difensore. Talvolta sii duro con te stesso. Stammi bene”.
(tratto dalle Epistulae morales ad Lucilium, Liber Tertius, epistula XXVIII, Seneca)

Nelle “Epistole” del poeta romano Orazio c’è questo noto aforisma: “Caelum. non animum mutant qui trans mare currunt”: "non mutano il loro animo, ma solo il cielo (sopra la loro testa) coloro che attraversano il mare" (Quintus Horatius Flaccus: ‘Epistulae’, I, 11, v. 27). Il poeta evidenzia che non si può fuggire da noi stessi;  la serenità psicologica non è acquisibile con un viaggio in mare per andare lontano.
 
L’aforisma di Orazio lo ripropose in modo simile Seneca: “Animum debes mutare non caelum”, nelle “Epistole a Lucilio”.
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Sentimentale / Re:Per te.
« Ultimo post da .Mya.M. il Luglio 21, 2017, 09:47:30 »
Grazie  :rose:

Come mai
come mai
c'illuminiamo come mai
d'illusioni inutili
di follie per poi
ritrovarsi soli noi
senza l'aiuto di qualcuno
che ci faccia ridere
e resti un poco insieme a noi.
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Sentimentale / Re:Il primo treno
« Ultimo post da aleroby il Luglio 20, 2017, 22:08:33 »
 :rose: :rose: :rose: :rose: :rose: :rose: :rose: :rose: :rose:
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Sentimentale / Re:Per te.
« Ultimo post da aleroby il Luglio 20, 2017, 22:06:52 »
non potevi scrivere di meglio,sono commossa  :redd:   :rose:
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Sentimentale / Per te.
« Ultimo post da .Mya.M. il Luglio 20, 2017, 13:38:19 »
Ciao tesoro mio,

sono io. Perché ti scrivo qui? Perché non saprei dove altro cercarti, se non qui, il posto dove tutto è nato.
Dove ho letto i tuoi racconti, dove ci siamo presentati, dove tutto è cominciato, finito, ripartito.
Qui dove ancora c'è la scia di noi, con le parole che hai scritto proprio tu.
Allora, dicevamo?
Sto cercando un modo per capire, per rendere tutto questo reale, e l'unico modo che conosco è scriverti.

Sono anni che non ci sentiamo più perché siamo stati stupidi, abbiamo permesso agli altri di guidare le nostre vite; proprio noi, noi che quando eravamo insieme avevamo sempre tutto sotto controllo.

Spero che in questi anni tu sia stato felice quanto lo sono stata io. Quella cosa che mi faceva male, che tu odiavi, me la sono lasciata alle spalle, ho iniziato un capitolo nuovo, un capitolo del quale saresti fiero.
Mi sono chiesta cosa stessi facendo tu.
Sai, a volte passavo da te, sul tuo profilo, ma non osavo cercarti.

Quando tutto è finito ho provato a odiarti ma era una bugia.
La vuoi sapere la verità?
Soffrivo perché sapevo che non ci saresti stato, avevo bisogno di te, quindi convincere me stessa che ti odiavo era la cosa migliore.
Poi si cresce, tesoro.
Crescendo ho capito che forse avremmo potuto ricominciare ma come? Nella mia mente eri felice.
Sto scrivendo un libro, Mat, lo sai? Ci sei anche tu. Improvvisamente ho sentito il bisogno di tuffarmi nel passato e sono venuta qui, su zam, sette mesi fa.
Vorrei sapere se mi ci hai portato tu.
Ho letto tutto quello che c'era da leggere, e poi mi sono fatta coraggio, scrivendoti un messaggio privato.
Non mi hai risposto.
Febbraio 2017 è arrivato, ma tu non mi hai risposto. Giorno dopo giorno ho controllato sempre meno volte... poi ho smesso.

Ieri ho saputo, ho capito perché non mi hai risposto, non su questo forum almeno. Però credo mi abbia risposto con quel messaggio su Facebook. Perché ci hai messo tanto?
Meno di ventiquattro ore, eppure sono successe tante cose, ho mille domande alle quali non so rispondere.

Mi sono affiorati centinaia di ricordi..m
La nostra prima conversazioni.
Le nostre notti davanti alla cam: giocavamo, mi parlavi delle ragazze che ti piacevano, ti parlavo dei miei sogni, tu mi rispondevi con le tue canzoni spacca timpani.
Ti ricordi quando Fester passava a spaventarmi all'improvviso? E quando abbiamo cominciato a scrivere il nostro libro? Ti ricordi quando passavamo ore a telefono?
Ieri tua mamma mi ha detto che hai ancora il drago che ti ho regalato. Questo mi ha riempito il cuore, perché almeno un istante, quando lo guardavi, spero ti ricordassi di noi.
Ti ricordi quandò un pochino ci siamo innamorati?
Poi abbiamo fatto un passo indietro.

Potrei passare ore a dirti se ti ricordi... ma penso di si.
Mi sei mancato tanto in questi anni, non ti ho dimenticato mai.
Non ho mai dimenticato che un giorno, ci eravamo detti, ci saremmo abbracciati.
Tesoro mio. Avrei voluto essere con te quando avevi bisogno di me, perché sei sempre stato così,  forte per gli altri, fragile con te stesso.

Volevo dirti queste cose, vorrei dirtene ancora, ma basta.
Quando scrivo, quando ti penso, viene fuori all'improvviso una m. Tesoro, ho accanto due persone delle quali non potrei fare mai a meno, indovina? Entrambe hanno il nome che inizia per M.
Lo considero un dono.

Vienimi a trovare qualche volta, voglio raccontarti tante cose, e abbiamo un abbraccio in sospeso.

Ti voglio bene amore mio, fratellone mio, amico mio.

Fratelli non di sangue, ma fratelli nell'anima.

La tua piccola  :rose:
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Sentimentale / Re:Il primo treno
« Ultimo post da nihil il Luglio 19, 2017, 21:01:21 »
 :rose: :rose: :rose: :rose: :rose: :rose:
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Sentimentale / Re:Il primo treno
« Ultimo post da ninag il Luglio 19, 2017, 20:30:06 »
Una dedica speciale ! per Tia :rose:
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Sentimentale / Re:Il primo treno
« Ultimo post da ninag il Luglio 19, 2017, 20:28:20 »
 :rose: :rose: :rose: :rose:
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Altro / Lei e quella stanza lì
« Ultimo post da presenza il Luglio 17, 2017, 19:11:44 »
Quanto tempo trascorro nel silenzio, rimbomba solo l’eco di assurdi pensieri, quelli che non ho mai detto a nessuno, e se ci si accostasse per udirli danneggerebbero l’udito. Che cosa mai darei per non sentirli neanche io, ma qui le ore scorrono pesanti come le campane ed ho soltanto me per compagnia. Una finestra guarda senza potermi offrire aria pulita, e io non le rispondo nemmeno   tanto lo so già che è abituata a me come a chiunque qua dentro. Una parete è stata dipinta di fresco, tante erano le scritte che non riusciva più a sopportarle, così sono venuti a rinfrescarla e almeno lei ora è contenta e mi guarda bianca perché non ha commesso niente, lei, e me lo dice muta adesso che la sto guardando. Le sputo in faccia e la disprezzo per il suo giudizio, lei non ha mai avuto una vita segnata fino all’orlo perciò si sente libera di fare la parete e dare il fianco a chi ne ha più bisogno senza mai chiedere nulla in cambio. Così la insulto, io non sono stata così brava a rimanere tale! La smetto adesso, sì voglio finirla, e poggio la testa su un guanciale che profuma di lavanderia almeno questo, e chiudo gli occhi ricordando mia madre mentre stendeva i panni e noi intorno a giocare acchiappa acchiappa. Che me lo fai il pane con la salsa?
E quel cortile con la scala e l’edera appiccicata come fosse colla, e quando noi stavamo lì a parlare come se tempo ne avevamo a iosa. E di quei giri con i motorini perché d’estate nessuno ci portava a mare, mentre il carretto dei gelati alla mattina ci svegliava sempre con il suo fischietto.
E la cucina quando a mezzogiorno ci entrava il sole e si arrostiva dentro, mentre d’inverno il freddo congelava anche la punta del mio naso spesso. E di mia madre che mi si sedeva accanto e cominciava sempre il suo discorso piano, mi carezzava il viso con la sua mano affusolata e se ne andava spesso sconfitta dal mio sguardo stanco.
Apro ora gli occhi e tutto ricompare, quella finestra e la parete bianca.
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