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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Basilica
« Ultimo post da dottorstranamore il Oggi alle 10:18:24 »
basilica paleocristiana

Nel IV secolo dopo il cosiddetto editto costantiniano (è un rescritto e non un editto) del 313, che permise al cristianesimo  di essere un culto lecito, e il successivo editto dell’imperatore Teodosio I che nel 380 scelse il cristianesimo come unica religione di Stato per tutto l’impero, la forma architettonica della basilica civile, rettangolare e divisa in navate tramite colonnati interni,  venne scelta dalla gerarchia religiosa dell'epoca come luogo adatto per riunire i fedeli del culto cristiano.

Differenze e novità nell'architettura  della basilica paleocristiana

Nella basilica civile romana gli ingressi erano di solito collocati nei lati più lunghi, invece in quella cristiana la porta d’entrata veniva edificata in uno dei lati minori,  quello ad ovest,  con l’abside e l’altare ad est.

In un testo del IV secolo riguardante la costruzione delle basiliche c’è scritto:  "[Preghiamo Dio] che ascese sopra il cielo dei cieli verso oriente, ricordando l'antica passione per il Paradiso, posto a oriente, da dove il primo uomo, disobbedendo a Dio, persuaso dal consiglio del serpente, fu cacciato."

Oriente, il luogo dove si trova il Paradiso e dove  c’è Dio.  Nello stesso testo si  dice che il seggio del vescovo deve stare al centro, affiancato dai sacerdoti; i diaconi  devono disporre in zone separate i laici, divisi tra uomini e donne; nel mezzo, in un luogo rialzato, deve  stare il lettore dei testi sacri.

Nella struttura longitudinale, dall'ingresso all'abside, il percorso del fedele  all’interno dell’ambiente diventa un cammino guidato verso l’altare, posto in fondo, nella zona riservata ai sacerdoti celebranti, invece nelle basilica civile era la zona con o senza abside destinato ai giudici.

L'asse principale longitudinale della chiesa permette anche le processioni dei presbiteri e dei fedeli.

Ai lati dell’abside delle basiliche paleocristiane c’erano  due locali di servizio, i pastoforia, detti prothesis e diakonikon. La stanza di sinistra, o a nord (dato che l'abside è ad est per ricevere la prima luce), era chiamata prothesis e vi si conservavano le offerte dei fedeli, mentre nell'ambiente di destra, detto diakonikon, si custodivano i vasi e i paramenti sacri, come nelle odierne sacrestie. C’erano anche i contenitori con l’acqua per i lavacri.

Oltre l’abside sul fondo della navata centrale, si diffuse in seguito la collocazione dell’abside anche nelle navate laterali,  ma non veniva realizzato il transetto.

Nelle basiliche paleocristiane con tre navate, quella centrale aveva il soffitto più alto rispetto alle altre due laterali per permettere la collocazione di finestre nella parte alta dei muri perimetrali.

Esternamente, la forma architettonica  della chiesa era di solito "a capanna", copertura con due spioventi, che  non implica necessariamente che l'ambiente interno sia costituito da un'unica navata; la facciata può pertanto celare un'articolazione più complessa del corpo principale.

All’interno, il soffitto era di solito a capriate in legno a vista.

Uno degli elementi tipici all’esterno delle prime basiliche maggiori era l’atrium, un quadriportico con al centro il fonte battesimale, usato dai catecumeni (dal greco  katēchúmenos = “colui che viene istruito), i non battezzati. Essi potevano assistere solo alla prima parte della messa, la liturgia dei catecumeni o liturgia della parola, in cui venivano letti e commentati i testi sacri, ma prima dell’offerta eucaristica, la liturgia dei fedeli, erano obbligati ad uscire e sostare nell’atrium.

Nei primi tempi la celebrazione eucaristica si svolgeva nella chiesa principale, chiamata kathòlikon. 



Nella foto si vede la torre campanaria, non prevista nelle basiliche paleocristiane. La tradizione attribuisce a Paolino (V secolo), vescovo di Nola, la paternità dell'uso delle campane come richiamo per le adunate, ma risale al 561 la prima segnalazione di Gregorio di Tours che attesta l'uso della campana posta su un'apposita torretta per richiamare i fedeli. Questa costruzione si diffuse dall'VIII secolo da quando papa Stefano II fece costruire una torre campanaria dotata di tre campane nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

p. s. all'attenzione di Vault: per cortesia potresti aiutare il nick Presenza, amministratrice del forum, dicendole come deve fare per limitare la grandezza delle foto che inseriamo nei topic ? Grazie.
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Cassonetto differenziato / Re:La sfida dei nick
« Ultimo post da dottorstranamore il Maggio 21, 2018, 22:06:30 »
Vault ha scritto:
Citazione
La questione dei nick, apparentemente “leggera”, rimanda al tema fondamentale dell’identità, a cosa ci rappresenta o in cosa ci sentiamo rappresentati.

Rimanda a Nietzsche e alla maschera o, più vicino a noi, all’ uno nessuno centomila di Pirandello, opera nella quale a partir da un’osservazione sul proprio naso il protagonista, Gegè, dopo un’immersione in se stesso (che stranamente ricorda un percorso psicanalitico) approda infine a una sensazione che (a me) ricorda la vacuità buddista… così concludendo il proprio viaggio  di Junghiana individuazione (infatti che resta oltre quel punto..?).

L’immagine che abbiamo di noi stessi è l’interfaccia tra la dura realtà (materiale) esterna e il rincorrersi di istanze, quasi sempre in conflitto tra loro, che connotano la nostra sfera psichica. Cosa di non poco conto, oserei dire.

Identità o maschera ?  Cosa scegliere nei rapporti interpersonali ?

L’identità personale la costruiamo nel tempo. Il processo di costruzione comincia alla nascita, si svolge prevalentemente nel rapporto con gli altri e non si ferma al raggiungimento dell’età adulta, ma prosegue per tutta la vita. Per tutta la vita aggiungiamo, togliamo o modifichiamo qualità, tratti, interessi, capacità nella nostra identità.  Molte delle cose che facciamo quotidianamente vanno a rafforzare o indebolire il nostro senso di identità.

Alcuni aspetti dell’identità personale sono abbastanza evidenti, come per esempio il sesso, la nazionalità, il ceto sociale (e su questi di solito non esistono grosse incertezze), altri che lo sono meno, come le caratteristiche psicologiche che sono di solito anche quelle che ci preoccupano di più perché non abbiamo mai un’idea precisa di come siamo. Ci chiediamo continuamente se siamo intelligenti o stupidi, coraggiosi o vigliacchi.

“Il volto e la maschera”
 
(la maschera, il volto...e l'autenticità)


“Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti” (dalla commedia di William Shakespeare: “Come vi piace”. La frase è detta da Jaques, innamorato di Aldrina, atto II, scena VII).

Le relazioni sociali spesso costringono l’individuo ad “apparire” più che essere, a mostrarsi per ciò che non si è o si vorrebbe essere, per farsi accettare, amare. L’apparire può indurre a mentire, ad indossare una virtuale maschera che copre il vero volto.

La relazione interpersonale ci collega agli altri ma anche con la propria percezione, emozioni, sentimenti, ricordi, fantasie. Influiscono sulle nostre azioni, sugli atteggiamenti, che sono il risultato delle nostre esperienze, di come le abbiamo vissute, del significato che hanno assunto per noi.
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Cassonetto differenziato / Re:La sfida dei nick
« Ultimo post da Vault il Maggio 21, 2018, 20:46:23 »
La questione dei nick, apparentemente “leggera”, rimanda al tema fondamentale dell’identità, a cosa ci rappresenta o in cosa ci sentiamo rappresentati.

Rimanda a Nietzsche e alla maschera o, più vicino a noi, all’ uno nessuno centomila di Pirandello, opera nella quale a partir da un’osservazione sul proprio naso il protagonista, Gegè, dopo un’immersione in se stesso (che stranamente ricorda un percorso psicanalitico) approda infine a una sensazione che (a me) ricorda la vacuità buddista… così concludendo il proprio viaggio  di Junghiana individuazione (infatti che resta oltre quel punto..?).

L’immagine che abbiamo di noi stessi è l’interfaccia tra la dura realtà (materiale) esterna e il rincorrersi di istanze, quasi sempre in conflitto tra loro, che connotano la nostra sfera psichica. Cosa di non poco conto, oserei dire.

L’attuale nuova forma di comunicazione (questa) permette di svincolare completamente la nostra controparte fisica da quella intellettuale-emotiva.

Ognuno, suppongo, ambisce a ben presentarsi in questi nuovi ambienti, motivo per cui al nick sovente vien associata un’icona, di solito non una propria immagine (chi lo fa, come Birik, suppongo riscontri una buona corrispondenza tra l’ideale ed il reale, pur se ognuno ne conosce i propri motivi).

La mia, l’occhio in una penna di pavone, si presta a molte interpretazioni, certamente una delle quali è appunto il desiderio di mostrar ed esser apprezzato per i miei lati migliori… o quelli che riteniamo lo siano.
In quanto al mio nick, Piccolofi pur se molto alla lontana qualcosa ci ha preso e col tempo (son qui da ben poco) le rivelerò la (maggior) parte mancante.

Nell’intento di approfondir un aspetto della risposta del DottorStranamore ho aperto una specifica discussione, (inizialmente) confidando sul vostro intuito…

Lo specchio mi rimanda giorno dopo giorno l’ineluttabilità dell’impermanenza e seppur cerco di contrastare la micidiale associazione (… a delinquere) tra esso e i riscontri sanitari, non son struzzo e da tempo mi sto preparando a lasciar la casa in ordine all’uscirne, tanti o pochi anni che siano… quién sabe?

Ma (meraviglia!) il mio io interiore non manifesta i sintomi del trascorrere del tempo… par che il suo spazio- tempo, se ne ha uno, sia di ben differente sostanza che quello materiale.

Sulle sue ali, associato al mio misterioso nick, volo leggero come una piuma in preda al vento delle emozioni che mi procurano i vostri scritti, le vostre poesie e considerazioni… ecco perché son qui, per loro, per risalir la corrente ed arrivare a voi che ne siete stati la causa.

Quando rispondiamo ad un intervento in qualche modo “entriamo” nell’altrui dimora e nell’aprire una discussione apriamo la nostra casa interiore… la vita di un forum, di una comunità, si gioca su questo, sul percepire la bellezza d’esser ospiti, aver ospiti ed esser solerti nei loro riguardi.

Una delle poche cose che ricompensano a fronte dell’aver dato qualcosa. 
 



PS- @ squarcio88 

Ti propongo una modifica al tuo nick, non in assoluto, solo qui in questo cassonetto differenziato dove puoi abbandonare una vecchia interpretazione per un’altra di più ampio respiro.

Nuovo nick: Anthem88

https://www.youtube.com/watch?v=mDTph7mer3I



Vault
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Pensieri, riflessioni, saggi / Oltre il giardino (Being There).
« Ultimo post da Vault il Maggio 21, 2018, 20:22:56 »











Vault
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Cassonetto differenziato / Re:La sfida dei nick
« Ultimo post da piccolofi il Maggio 21, 2018, 18:56:22 »
Si sa che sotto le vesti del clown, del pagliaccio, più in generale di chi si incarica di far ridere e divertire gli altri, si nasconde spesso una persona di grande sensibilità, che, solo con se stesso, tende più alla malinconia che al riso.
Mi viene in mente a questo proposito lo stravagante e umanissimo personaggio di Mercuzio nel film di Zeffirelli " Giulietta e Romeo ", là dove Mercuzio, colpito a morte mentre è intento a fare ridere con le sue boutades un capannello di gente che lo segue, continua fino alla fine a scherzare, tanto che il pubblico non si accorge, quando infine stramazza, che sta morendo davvero.
Ma, tornando a bomba, oltre a non essere così ovvio che tu avessi scelto il tuo nick richiamandoti al film, c'è da chiedersi come mai Vault ti abbia chiamato proprio Peter Sellers, l'attore nella cui vena comico-malinconica ti riconosci.
Intuizione?
Ad ogni modo, uno che si auto-definisca " Dottor Stranamore " può essere chi nella realtà sia dottore e abbia la tendenza a vivere, o abbia in corso al momento, un amore strano, inedito, senza diritto di cittadinanza secondo il comune pensiero.
Dunque, come vedi, i nick possono parlare, e non a senso unico.
C'è chi li sceglie un po' a casaccio, e chi no.
Pensa al nick " Nihil " per esempio : anche quello sottintendeva qualcosa, come poi è emerso casualmente nei botta-e-risposta a commento di un suo racconto.
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Cassonetto differenziato / Re:La sfida dei nick
« Ultimo post da dottorstranamore il Maggio 21, 2018, 17:05:37 »
Piccolofiore ha scritto:
Citazione
Mettendo insieme Peter e Sellers..., a mò di strizzatina d'occhi, ne vien fuori l'interprete del Dottor Stranamore nel relativo film.
Ed è stato a questo punto che ho dovuto rivedere anche la mia idea, adottata istintivamente, sul perchè Mister X avesse voluto chiamarsi Dottor Stranamore.
Infine mi sono chiesta : “ ma sarà stato per via del film, o per qualcos'altro, che questo utente del forum ha scelto quel nick? “
Ai posteri l'ardua sentenza?   Eh, no, è troppo semplice.
Perchè voglio chiudere il cerchio e tornare all'inizio, al fatto cioè che i nick possono o vogliono parlare, e si può capire o tentar di capire quel che ci dicono.

Per risponderti, il mio io narrante cerca nella scissione della memoria di dare ordine ai ricordi, scandendo le diverse sequenze.

Perché  il nick “dottorstranamore” ?  Perché  inusuale, ovviamente ispirato dal titolo del film. Forse lo scelsi  perché evoca l’amore,  ma quale amore ? Quello  ispirato da Eros e da Venus, con le ineffabili liturgie amorose, le quali mi allontanano dalla fede e dall’ansia di redenzione.

Peter Sellers è ricordato per le sue doti di bravo attore, in particolare comico, ma era d’indole malinconica, in questo tratto caratteriale gli somiglio. 

In questo momento il mio stato d’animo è quello di un clown che fa ridere il pubblico,  ma quando poi è da solo nel camerino le lacrime del pianto bagnano il trucco sul suo viso.

Del pagliaccio l'arte  circense preferisce spesso una figura più o meno malinconica.





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Cassonetto differenziato / La sfida dei nick
« Ultimo post da piccolofi il Maggio 21, 2018, 02:47:51 »
Questo non è un post intellettuale, ma di curiosità.
Ebbene, si, la curiosità esiste, è tradizionalmente femmina, ma non solo.
Quando in un forum ci troviamo di fronte a dei nick, i nick scelti da persone che non vediamo, non conosciamo, di cui non sappiamo pressochè nulla, salvo impararne le caratteristiche pian piano, dai loro scritti... può accadere di pensarli distrattamente belli o brutti , questi nick, ma di solito non ci soffermiamo.
Io però sono curiosa, e mi succede a volte, bizzarramente, di soffermarmi e chiedermi da dove sia scaturito il nick di quella certa persona e cosa ci può dire di lei, che lo voglia o no.
Intendo dire che il nick può essere un fatto personale, scelto per ragioni che solo chi l'ha scelto conosce, oppure essere stato selezionato anche (non solo, ma anche) per inviare un messaggio su di sé.
Dunque c'è chi vuole dire qualcosa di sé, e chi neppure ci pensa: l'ha scelto o un po' a casaccio o perchè gli/le è piaciuto.
Naturalmente non mi interrogo su tutti, e neppure metodicamente, a volte fin da subito, a volte solo a un certo punto, sollecitata da qualcosa.
Parto dal mio, giusto per introdurre  : “ Piccolofi “ .
L'avevo scelto per ragioni personali, partendo da un ricordo che mi era caro. Mi sembrava, così sincopato, che parlasse solo a me, senza svelarsi agli altri, e che sembrasse un po' assurdo.
Così inizialmente ci ero rimasta male quando qualcuno ( non ricordo chi ) l'aveva svolto, esteso, fatto diventare intero : non perchè volessi rimanere segreta, ma perchè svolgere il nick era come srotolare il ricordo stesso, farlo ri-galleggiare.
E dunque, per chi magari l'aveva pensato, non c'entrava nulla nella scelta la canzone di cui ignoravo addirittura l'esistenza.  Poi c'è stato chi me l'ha mandata, e io non ho avuto neanche la buona grazia di apprezzarla.
Scusate la digressione.
E veniamo a quel che mi ha indotto a scrivere su questo argomento, non importante, non intellettuale, ma di curiosità, una curiosità che in vari è stata o è magari latente, ma che si sono semplicemente tenuti.  Ad altri invece non importa nulla, e bypasseranno.
La colpa, se così si può dire, è di Vault.
Sarà contento Vault, che non ama i monologhi ma vorrebbe vedere il dialogo..
Intanto, di primo acchito, con quel suo nick che non mi diceva nulla mi ha costretto a guardare se mai avesse un significato e quale : e, ahimè, sono rimasta fregata, perchè di significati ne poteva avere parecchi e di diverso tipo, così ero rimasta col punto interrogativo.  Fino a quando..nell'ambito di un recente post il signor Vault non ha mostrato di avere familiarità con l'informatica e io ho potuto così scegliere il campo da cui aveva tratto il suo nick.
Suvvia, chi non è curioso ora non faccia l'aria di sufficienza e vago disgusto : mandi invece un qualche topic di miglior livello e si scrolli il mio.
Continuando, galeotto fu Vault anche in riferimento ad altri.
Si perchè, pur essendo apparso da poco, ma muovendosi con sospetta disinvoltura, ha apostrofato Stranamore nel rispondere a un suo intervento, con l'appellativo di “ dottor Sellers “, e in un altro post con “ Peter “.
Mettendo insieme Peter e Sellers..., a mò di strizzatina d'occhi, ne vien fuori l'interprete del Dottor Stranamore nel relativo film.
Ed è stato a questo punto che ho dovuto rivedere anche la mia idea, adottata istintivamente, sul perchè Mister X avesse voluto chiamarsi Dottor Stranamore.
Infine mi sono chiesta : “ ma sarà stato per via del film, o per qualcos'altro, che questo utente del forum ha scelto quel nick? “
Ai posteri l'ardua sentenza?   Eh, no, è troppo semplice.
Perchè voglio chiudere il cerchio e tornare all'inizio, al fatto cioè che i nick possono o vogliono parlare, e si può capire o tentar di capire quel che ci dicono.
Chi se ne frega?  Questo qualcuno starà dicendo se è arrivato fin qua.
Certo, possiamo fregarcene, ma ricordiamo che sotto i nick ci sono le persone.
Questo strano e moderno mezzo che è il web ci permette di avere contatti virtuali con gente nei più svariati posti, ci permette di parlare e avere risposte, di lanciare messaggi, interrogativi, esprimerci nei modi che ci sono più congeniali, avere scambi in tempo reale.
Ci permette di non interessarci per nulla alla concretezza, all'esistenza delle persone che scrivono e con cui abbiamo scambi, e per certi versi è un fatto rilassante.
Ci diciamo : “ Non mi importa di chi sia, né cosa faccia, perchè mi interessa e mi basta quello che scrive, che mi sollecita, mi dà stimoli, mi induce a pensare o ribattere, in qualche modo libera il pensiero, che è quel che nell'esistere normale viene spesso penalizzato o ignorato, facendoci sentire monchi “.
Però.. riflettiamoci : anche se dirlo pare lapalissiano, sotto ogni nick e sotto ogni scritto c'è una persona, viva e concreta come noi, con le sue fatiche, le sue gioie, i suoi guai, le sue miserie.
E allora, in quest'ottica, io credo che cercare a volte di capire cosa nasconda un nick abbia un senso.
Per me lo ha, e lo dico anche se so di espormi alla critica di chi è abituato a non interessarsi di nulla salvo se stesso e il suo vivere.
Io sono per la libertà, la libertà di essere ognuno in modo diverso e pensarla diversamente, accompagnata però dalla tolleranza.
Qui chiudo e saluto, scusandomi se magari ho annoiato.
 
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Anch'io Scrivo poesia! / Re:Se mi leggi
« Ultimo post da Platino il Maggio 19, 2018, 19:49:00 »
Un sentimento o la semplice persona è comunque bella, mi piace.
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Anch'io Scrivo poesia! / Re:Se mi leggi
« Ultimo post da Vault il Maggio 19, 2018, 18:19:37 »
Questa sola realtà
non basta
a contenere
tutte le possibilità.

Altrove
ascolto
le tue parole.

Altrove
sei
il mio vento.



Vault

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Scienza / Re:Cos'è la ragione ?
« Ultimo post da Vault il Maggio 19, 2018, 17:44:05 »
Ciao Peter,

io tendo alla semplificazione, a condensare in poche frasi studi, argomenti ecc. per loro natura molto vasti, a causa del contributo della conoscenza che man mano si va accumulando in merito e che viene, tanto o poco, impiegata da chi vuol approfondire qualsivoglia questione.

Naturalmente il mio è un approccio né migliore né peggiore d’altri che in determinati contesti può rivelarsi maggiormente efficace nel produrre un’intuizione a chi ne segua il percorso.

Così, sintetizzando, per me la ragione altro non è che la capacità di “processare” informazioni.

Ho impiegato un termine informatico per evidenziare l’analogia del processo umano a quello cibernetico, dove quest’ultimo se correttamente istruito (a mezzo d’algoritmi) acquisisce, discrimina e conclude, incrementando - talora esponenzialmente - le sue performance (vedi l’incredibile sviluppo delle A.I.).

L’ambito social-filosofico della questione (sulla ragione) differisce di tempo in tempo e di luogo in luogo e andrebbe valutato nel suo contesto relativamente a specifici argomenti (ad es. ciò che è saggio per noi non è detto lo sia per altri).

Riguardo il dibattere con gli altri mi trovi d’accordo.



Vault
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