Autore Topic: Diario di una giornata particolare: a spasso per il Bel Paese in cerca di una pa  (Letto 68 volte)

Faber

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Diario di una giornata particolare: a spasso per il Bel Paese in cerca di una pausa e, forse, di un benessere che altrove è negato.
Al termine di una giornata può capitare, specialmente dopo una gita c.d. "fuori porta", di tirare le somme per capire se ne è valsa la pena; se tanta fatica, ansia e denaro, hanno potuto ripagarci dandoci l'illusione di essere stati bene. Con noi stessi e con gli altri (famiglia, amici o conoscenti).
Le città, come in un copione desueto, si sono svuotate (tranne quelle dell'estremo sud, quest'anno invase da migliaia di turisti stranieri) per cedere famiglie e comitive in cerca di bellezza e buon cibo nei vari "Borghi dell'Anno", oramai ben pubblicizzati attraverso programmi televisivi costruiti "ad hoc".
L'assalto, pertanto, ha richiesto la trasmigrazione di lunghissimi serpenti gommati, su strade e autostrade, che ha preso forma e sostanza già dalle prime ore del giorno, per un "mordi e fuggi" che, oramai, caratterizza le nostre pause settimanali e, talvolta per poca disponibilità di denari, le nostre tanto agognate ferie (estive o invernali).
Il "popolo dei vacanzieri pendolari" si è potuto concedere, dopo alcune ore di viaggio (o di coda) una passeggiata nelle stradine e per i viottoli del paesino selezionato direttamente dalla rete; o visitato virtualmente con Google Earth; consumare uno spuntino veloce, magari tra un selfie a futura memoria, da annoverare tra le tante notizie ed aggiornamenti pubblicati sulla personale pagina Facebook, ed una immancabile telefonata (l'ennesima!).
Il rito è stato, anche questa volta, rispettato!
Sopratutto in una di quelle giornate che, in virtù della loro stessa storia e cultura, non poteva non essere ricordata per la classica gita da farsi fuori, con amici e parenti.
Al rientro, tuttavia, dopo aver percorso in senso inverso la strada che quella mattina ci aveva condotti verso "la meta", lontano dalla monotonia dal caos quotidiani, adesso ci ricorda che da domani tutto tornerà come prima!
Tutto questo ha un senso? Siamo sicuri che questo stile di vita ci appaga? O si fugge all'inseguimento di un'illusione?
O, forse, sarebbe bello poter decidere che si vuole cambiare, uscendo dagli schemi pre-confezionati, che ci costringono in spazi angusti e progettualità sempre uguali?!
"Tutte le anime sono immortali. Ma le anime dei giusti sono immortali e divine" Socrate

L'uomo non può creare nessuna opera che sopravviva ad un libro

piccolofi

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Il punto è che inserirsi, almeno in parte, negli usuali riti collettivi, dà l'illusione sia della normalità, sia di esser stati bene ed essere contenti.
E l'illusione, che oggi forse si chiamerebbe " percezione ", grottesco ma vero ci fa sentire effettivamente meglio : " anche noi, anche noi..." = anche noi ci siamo divertiti, anche noi abbiamo onorato il rito dell'evasione dunque abbiamo evaso la routine e dunque siamo stati meglio.. e possiamo ritenerci soddisfatti.
Uno può anche provare a fregarsene, ossia a seguire quel che gli dice la sua testa, guardare dunque alla sostanza delle cose anziché alla venerata apparenza, insomma non fare ( gite, pranzetto, puntatine in luoghi pilotati dai giornali, ecc ) : ma...la bizzarra psiche lo farà poi sentire di malumore e rimuginare : " perché non ho fatto niente? Perché non ho approfittato della giornata di festa? Si, certo, ci sarebbe stata la coda, e lo stress, e magari la calca, però, capperi, ora potrei dire di aver fatto qualcosa. Anch'io. Invece.. "
E alla successiva occasione si mette in moto per non perderla. 
Sarà stanco alla sera, innervosito, stufo, un po' annoiato un po' insoddisfatto.., ma.... contento!!!!
Si, contento di esser come tutti. Di non essersi fatto fregare la festa dalle sue stranezze, accidenti.
"Eh si, non sarà stato il massimo, ma alla fin fine son contento ".
Ha onorato il rito dell'evasione e tutto è stato bene.
Il punto è, dico io, che siamo fatti strani, e la nostra psicologia è tutta una trappola.
Ma persino quando ne siamo consapevoli facciamo i bravi scolaretti e santifichiamo con qualche rito collettivo la festa.
E' valsa la pena? 
Ma che importa!  Ci sentiamo meglio.
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