Autore Topic: Attesa  (Letto 69 volte)

dottorstranamore

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Attesa
« il: Giugno 12, 2017, 06:52:11 »
Attesa, questo lemma deriva dal latino ed è composto da ad + tendere, con il suo significato di “essere orientato a…”

Michelangelo Buonarroti scrisse che “L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote”. Spetta a noi riempirle, tocca a noi trasformare l’attesa in occasione feconda per scorgervi direzioni, implicazioni, possibilità, conseguenze e risultati.

Per realizzare i nostri progetti l’attesa è connessa con la pazienza,  se questa non c’è diventa irrequietezza, può annullare il desiderio, chiudendo le strade a cambiamenti, alle imprevedibili e spesso provvidenziali occasioni della vita.

L'attesa orientata ad un evento dà significato al tempo che passa.

Il contrario dell’attesa è il vivere “tutto e subito”. Chi vive così fa fatica a sopportare l’imprevisto e l’ignoto.

L’attesa è anche speranza, implica il desiderio, è componente essenziale di numerosi eventi.

Ci sono attese che  provocano ansia, attese che si vivono con serenità; ci sono attese per lieti eventi e attese incentrate su eventi portatori di angoscia e di dolore; ci sono attese che riguardano il nostro destino e attese che riguardano il destino di altre persone.

Le storie d’amore comprendono anche le attese. Penelope, sinonimo di fedeltà ed amore per Ulisse, è icona dell’attesa, della speranza. Diversamente da Odisseo, Penelope allontana i pretendenti, ogni possibile cambiamento, novità o tentazione. Invece Ulisse agisce, tradisce, affronta l’ignoto.

Nella relazione d’amore non è facile vivere l’attesa, in particolare l’attesa del treno nella sala d’attesa per tornare dalla persona amata. Nella forzata attesa mi guardo il film “L’attesa”, diretto dal regista Pietro Messina, protagonista Juliette Binoche, ispirato dal dramma in tre atti “La vita che ti diedi”, di Luigi Pirandello.

dottorstranamore

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Re:Attesa
« Risposta #1 il: Giugno 13, 2017, 11:30:29 »
Cos'è l'attesa? E’ tempo che passa, a volte con ansia oppure con angoscia. In quel tempo intermedio pensieri inattesi trovano il loro spazio. Gli sguardi vanno spesso verso l’orologio o il calendario.

L'attesa può causare irrequietezza se  considerata inaccettabile (le file in genere, poste, banca, ecc. ). Poi la rassegnazione, “Aspettando Godot”…

Per gli amori giovanili l’attesa è lacerante, dà sofferenza; nell’età adulta, di solito si diventa più tolleranti, ma non sempre è vero. Si attende senza “smaniare” oppure subentrano l’ira o la frustrazione che induce alla rassegnazione.

Nel passato, prima dell’avvento dei telefoni cellulari, di Internet, della posta elettronica, eravamo più disponibili all’attesa della corrispondenza. Poi le cose sono cambiate. I tempi dell’attesa ora li riempiamo usando lo smartphone, facendo telefonate, rispondendo alle mail o ai messaggi.

A volte l’intervallo può diventare una bolla temporale che si espande fino ad inglobare gran parte dell’esistenza di un individuo, come accade alle persone che non hanno altro da fare che aspettare: l’ora delle medicine, il programma televisivo preferito, la fine della giornata, ecc.. Così l’attesa può diventare inquietante. Ci sono persone che subiscono la quotidianità come noia mortale e l’attesa diventa la dimensione dell’esistenza. Ma che vita è quando la noia di vivere sovrasta l’individuo ?

Attendere o aspettare ?

Nel primo post ho scritto che “attesa” è una parola composta, formata da “ad + tendere” e significa “essere orientato a…”, “muoversi verso qualcosa”.

L’attesa è etimologicamente diversa dal vocabolo “aspettare”, questo deriva dalla parola composta “ad + spicere”, e significa “guardare verso qualcosa”.

Allora del sopra citato titolo del dramma teatrale di Becket è meglio quello in lingua francese “En attendant Godot”, più aderente alla condizione dell’ attesa, anche se inutile da parte dei due “barboni”.

Per strane connessioni delle mie sinapsi la loro inutile attesa mi fa pensare alla fase del flirt in una coppia. Può evolvere verso l’innamoramento oppure risolversi entro breve tempo. Questa attesa serve per “studiarsi”, “capirsi” e decidere se proseguire o meno la relazione.

Asso di cuori o due di picche ?

La decisione può essere negativa, e chi la riceve può non dispiacersi se è orientato/a alla breve relazione e “coglie” il “carpe diem”, vive la quotidianità senza preoccuparsi del futuro del loro stare insieme. Se invece è positiva, “se si offre al/la partner l’asso di cuori” questa carta indica il successo nell’approccio e nell’iter amoroso, dà il via libera verso l’innamoramento.

Se il due di picche è inaspettato l’afflizione può durare anche per settimane. Un “no” fa sempre male. Sul lavoro, a scuola, nella vita… Ma in amore sembra qualcosa di insormontabile, sembra la scritta “the end” alla fine di un film. Ci si senti persi, brutti, senza futuro. È normale. Tutti, chi più chi meno, reagiamo male a un rifiuto. Soprattutto se questo rifiuto ci è dato dalla persona che ci piace, dalla persona che ritroviamo in ogni canzone e nell’immaginazione.

Spesso non basta il “no” per indurre a voltare pagina, a cercare un altro partner. Ci si si riempie la testa di domande senza risposta. Eppure il due di picche è solo una delle tante sconfitte che si ricevono nel corso della vita.

In amore, così come nelle altre relazioni affettive importanti, il 2 di picche provoca quella che in psicologia viene chiamata ferita narcisistica. Contrariamente ad un bimbo, l'adulto dovrebbe sviluppare l'autostima necessaria ad accettare un no.

dottorstranamore

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Re:Attesa
« Risposta #2 il: Giugno 15, 2017, 08:14:20 »

“L'attesa” (J. Béraud)

"L'attesa del piacere è essa stessa il piacere!" Intrigante affermazione del filosofo e drammaturgo tedesco G. E. Lessing che fa il paio con  questo aforisma di F. J. Sheen: “L’uomo è spinto dal piacere; la donna dal significato del piacere”. Questa asserzione è valida ? Lo chiedo alle ladies del forum. Il piacere dell’attesa è più erotico dell’attesa del piacere, che può rimanere deluso.

Eros, il mitologico dio greco dell’amore, denominato “Cupido” dagli antichi Romani, creava il desiderio sessuale, invece Afrodite (Venere) favoriva il “gàmos”, l’amplesso.

L’immaginario erotico possiamo considerarlo  il piacere dell’attesa  o l’attesa del piacere ?

L’immaginario ha potere emotivo ed evocativo, può essere assimilato ad un sogno ad occhi aperti, intuizioni ed emozioni  che fanno fantasticare scenari e situazioni, che per “vivere” nella realtà hanno bisogno di realizzazione.

L’antico poeta  greco Esiodo nella  sua “Teogonia” descrive Afrodite come potenza irresistibile dell’amore, la dea che dà impulso all’attività sessuale, alla soddisfazione della libido. Nonostante il suo patrocinio può non giungere l’orgasmo ed  il piacere rimane frustrato.

“L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”: questa frase può anche essere una considerazione filosofica che suscita altre interpretazioni, può per esempio  rimandare alla soddisfazione dei piaceri sensoriali: la vista, il tatto, il gusto, l’olfatto, l’udito (l’attesa del piacere di leggere un libro (vista), di carezzare il viso della persona amata (tatto), di mangiare il dolce preferito (gusto), di ascoltare la canzone che piace (udito). Quando abbiamo esperienze gratificanti  che ci danno piacere nel cervello si attiva la dopamina.
« Ultima modifica: Giugno 15, 2017, 08:22:42 da dottorstranamore »