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Anch'io Scrivo poesia! / La strana Malattia
« Ultimo post da piccolofi il Gennaio 21, 2019, 18:43:30 »
               
                    -  La  strana  malattia  -
                   
                        L'Amore
                        è come malattia
                        Ti prende
                        e ti isola dal mondo
                        e ti butta
                        in uno tutto tuo
                        che fervida
                        popoli ogni giorno
                        con quanto
                        ti dipinge il cuore.
                        Un'isola beata
                        dove
                        non manca mai il calore
                        e il vento
                        è di promettente primavera
                        e i pensieri
                        danzano leggeri
                        e la sera
                        anela già
                        al mattino.
                       
                        L'Amore è un virus :
                        rapido e potente
                        te lo ritrovi
                        a serpeggiare in corpo
                        mentre attonita
                        cerchi di capire.

                        L'Amore è amore,
                        ma se vuoi guarire
                        l'unico antidoto
                        è ritornare al  mondo.
                        E allor vedrai
                        rimpicciolire il sogno
                        finché sarà puntino
                        all'orizzonte,
                        rivedrai
                        le vecchie mura
                        del Vero e del Reale,
                        ti sfuggirà un sospiro.

                        Ma se provi a trattenerlo
                        è tardi,
                        è già lontano.

                        E ti è permesso solo ricordarla
                        quella strana
                        quella dolce
                        Malattia.         
                 
     
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Arte / Re:Elysium
« Ultimo post da dottorstranamore il Gennaio 21, 2019, 16:50:37 »
Il pittore francese William-Adolphe Bouguereau  (1825 – 1905), che ho citato nel precedente post come autore del dipinto titolato “Flora e Zefiro”, realizzò numerose opere, traendo ispirazione dalla mitologia classica, dall’allegoria, dalla storia, dalla religione. E’ conosciuto anche per i suoi ritratti di nudo artistico e le immagini di giovani contadine e pastorelle.

L’ascesa della borghesia nella società francese significò per Bouguereau poter esaudire la richiesta di dipinti a sfondo erotico. La  sua cultura classica gli servì  anche per dipingere quadri a carattere mitologico, ma la divinità  era solo un pretesto per la creazione di bei corpi femminili completamente nudi e in pose seducenti.

Nel dipinto titolato “Ninfe e satiro” (1874)  ci sono quattro ninfe nude  che circondano e cercano di sedurre un satiro, noto per il suo potere fecondante.

William-Adolphe Bouguereau: “Ninfe e satiro”, 1873 Clark Art Institute di Williamstown (Massachusetts)

Il tipo di fisicità che l'artista privilegiava nelle sue opere  era la bellezza corporea, idealizzata nel suo tempo: giovani donne  con seni piccoli ed il corpo proporzionato.

I suoi quadri parlano da soli, non c’è bisogno di illustrarli con disquisizioni estetico-filosofiche o ricercarne l’origine ispiratrice.

Per la società della seconda metà dell'Ottocento questo tipo di rappresentazione sublimata e impersonale era un modo accettabile per mostrare pubblicamente l'immagine e la figura della donna nuda. In quel tempo il moralismo  imperante non permetteva di far menzione di argomenti inerenti la sessualità.


William-Adolphe Bouguereau: “Le due bagnanti” 1884.
le due donne sono su scogli davanti al mare  che fa da sfondo ed evidenzia le forme  dei corpi delle due figure nude.



William-Adolphe Bouguereau: “L’onda”, 1896



W. A. Bouguereau:  “Stato d'animo notturno”, 1882



W. A. Bouguereau: “La Primavera”, 1886  (in francese Le Printemps ), conosciuto anche come “ Il ritorno della primavera”.
Questo dipinto rappresenta una ninfa all’inizio della primavera. E’ appena sveglia.  Le braccia intorno al petto suggeriscono che sia sorpresa  di essere circondata da nove amorini,  ma poi si adegua alla situazione, come si può vedere dall’espressione estasiata del suo volto.
I tre amorini nella parte inferiore sembrano essersi appena svegliati;  gli altri amorini sono attorno alla ninfa: due le raccolgono i capelli, mentre un altro la contempla.



William-Adolphe Bouguereau: “Femme au Coquillage” (“Donna con conchiglia”), 1885
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Arte / Elysium
« Ultimo post da dottorstranamore il Gennaio 21, 2019, 09:18:10 »
Noi non siamo al centro dell’universo e nel cielo non ci sono i Campi Elisi, o elìṡio (dal latino “Elysium”): nelle mitologie greca e romana erano il  luogo di beatitudine destinato al soggiorno delle anime degli eroi e delle persone sagge dopo la morte, ma anche le anime di coloro che erano amati dagli dei.

I Campi Elisi erano considerati  parte dell’Ade, contrapposto al Tartaro, dove confluivano le anime degli empi. 

Il poeta Virgilio nell’Eneide narra di Enea, dopo la sua fuga da Troia arriva in Campania, al lago d'Averno, per consultare la Sibilla; ella lo accompagna fino ai Campi Elisi, dove incontra suo padre Anchise, deceduto da poco.

Omero nell’Odissea annuncia che Menelao è destinato ai Campi Elisi, in quanto marito di Elena, figlia di Zeus, e descrive anche il luogo  (libro IV, 703-716):
“Ma tu, tu, Menelao, di Giove alunno,
Chiuder gli occhi non dei nella nutrice
Di cavalli Argo: chè non vuole il fato.
Te nell’Elisio campo, ed ai confini
Manderan della terra i Numi eterni,
Là ’ve risiede Radamanto, e scorre
Senza cura, o pensiero, all’uom la vita.
Regna colà; ma di Favonio il dolce
Fiato,
che sempre l’Oceáno invia,
Que’ fortunati abitator rinfresca.
Perchè ad Elena sposo, e a Giove stesso
Genero sei, tal sortirai ventura.
Tacque, e saltò nel mare, e il mar l’ascose”.

Il “favonio”  è il cosiddetto  Föhn, un vento caldo e secco. Gli antichi Greci lo chiamavano “Zéphyros”, i Romani “Favonio, da cui il tedesco Föhn.

Zèfiro è un personaggio della mitologia greca, la personificazione del vento da ponente (ovest), mandato da Oceano, in greco antico “Okeanòs”, personaggio della mitologia greca, figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la terra).


William-Adolphe Bouguereau: “Flora e Zefiro”, 1875, Musée des beaux-arts de Mulhouse

Flora è la dea della primavera, dei fiori e della fioritura. Secondo Ovidio, Flora corrisponde alla figura di Clori o Cloride. Un giorno di primavera, mentre la fanciulla passeggiava nei campi, Zefiro la vide e ne rimase attratto. La rapì e si unì con lei in matrimonio. Come dimostrazione d’amore, concesse a Flora di regnare sui fiori dei giardini e dei campi, invece Flora offrì all’umanità  tante varietà di fiori e il miele.
Flora viene ritratta con il capo cinto da una ghirlanda floreale mentre porta in grembo una grande quantità di fiori. Talvolta è ritratta in compagnia di Zefiro, oppure mentre compie passi di danza nel suo giardino. Alla dea è legata l’immagine della floridezza, nonché delle gioie della vita e della dolce attesa delle donne.


Roma, Fontana di Trevi, statua di “Oceano”, nella nicchia centrale.


Fontana di Trevi: autori Nicola Salvi e Giuseppe Pannini, 1732 – 1762.

Nell'Iliade Omero descrive Zefiro come un vento violento o piovoso, in seguito venne considerato leggero, simile alla brezza e messaggero della primavera.

Altre concezioni collocavano  i Campi Elisi ai confini del mondo, dove gli eletti sarebbero stati trasferiti nella loro piena integrità corporea, sottratti per volere degli dei al destino di morte. Oppure,  venivano identificati con le Isole Fortunate o Isole dei Beati, in greco antico “makárōn nêsoi”, in latino: “insulae fortunatae”. Queste isole sono presenti  sia nella letteratura classica  sia in contesti mitici sia in opere storiche e geografiche. Per l’astronomo e geografo egiziano Claudius Ptolemaeus, da noi conosciuto come Claudio Tolomeo, le Isole Fortunate erano le Isole Canarie, nell’Oceano Atlantico.
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Arte / Re:Escher
« Ultimo post da nihil il Gennaio 20, 2019, 14:34:47 »
vista una sua mostra qualche mese fa a Pisa. Eccezionale.
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Arte / Re:Escher
« Ultimo post da dottorstranamore il Gennaio 13, 2019, 19:19:12 »
Anche se le più conosciute opere  di Escher hanno come soggetto geometrie immaginifiche, egli  raffigurava spesso la realtà. Durante i suoi viaggi italiani realizzò numerose incisioni e litografie di luoghi e paesi visitati, specie in Toscana, la costiera amalfitana e in Calabria e in Sicilia. 

La produzione grafica di questo artista  rimanda ad una metafora dell’esistenza, che si potrebbe sintetizzare così: a seconda di dove guardi, puoi diventare un individuo libero, oppure chiuderti in gabbia con le tue stesse mani.

Nel 1948 con l’ausilio di specchi convessi  disegnò una “Goccia di rugiada” sulla foglia di una pianta grassa. Sulla goccia di rugiada è riflessa una finestra. La goccia ha contemporaneamente la funzione di lente che ingrandisce la nervatura della foglia. Delle particelle d’aria increspate sono rinchiuse tra foglia e goccia.


Escher: "Goccia di rugiada", 1948

Escher si servì anche di superfici specchianti piane, come nel caso del disegno titolato “Superficie increspata”, realizzato  nel 1950: il pallido sole e i tronchi nudi di alcuni alberi si riflettono in uno stagno appena velato da leggere increspature ellittiche, che distorcono la visione e consentono la discriminazione tra l'entità riflettente (l'acqua disturbata dalle gocce di pioggia) e la realtà riflessa (il paesaggio circostante)


M. C. Escher, “Superficie increspata”, 1950, disegno su linoleum

Risultati ancora più sofisticati Escher li ottenne con l’opera “Tre mondi” in cui rappresenta tre diverse realtà:
una bidimensionale distesa di foglie sull’acqua;
tronchi d’albero  con i rami spogli nella stagione autunnale  riflessi sulla superficie dell’acqua;
la parte subacquea  nella quale si vede un pesce in primo piano.


Escher: "Tre mondi"

Escher con le sue opere può essere considerato il cantore di un mondo governato da armonie di tipo geometrico e matematico. È il caso di “Giorno e notte”, una delle xilografie più note dell'artista.


Maurits Cornelis Escher, “Giorno e notte”, xilografia, 1938

In questo disegno  raffigura anatre bianche e nere in volo. La chiave di lettura è lo spostamento visuale tra sfondo e figura. In basso, al centro del disegno, si vede la scacchiera di campi romboidali e due centri abitati, uno in basso a sinistra ed un altro in basso a destra. Alzando lo sguardo verso il centro del quadro, queste forme geometriche si trasformano in un mosaico di uccelli bianchi e neri. Gli uccelli bianchi arrivano dalla luce del giorno, traversano l’oscurità  e volano verso il fiume nero;  gli uccelli neri volano nella direzione opposta, dal buio verso la luce. 
the end
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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:La mente è un filo di capello
« Ultimo post da Faber il Gennaio 13, 2019, 13:12:14 »
Profonda riflessione, che non poteva che giungere da lontano: la saggezza di chi ci ha preceduti sulla lunga strada della vita.
Brava, come sempre  :rose:
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Arte / Escher
« Ultimo post da dottorstranamore il Gennaio 13, 2019, 11:17:08 »
Il noto incisore e grafico olandese Maurits Cornelis Escher (1898 – 1972) è conosciuto per le sue creazioni ideate con strane simmetrie che esplorano l’infinito, paradossi matematici e prospettive apparentemente impossibili.


 Maurits Cornelis Escher, “Mano con sfera riflettente”, litografia, 1935

Per conquistare quest'inedita spazialità Escher usava spesso specchi convessi e i loro riflessi. La realtà ambigua ed illusiva del dipinto viene raddoppiata e oggettivata nella mano che regge la sfera e nella superficie riflettente di quest'ultima, dove troviamo raffigurato Escher nel suo studio.

Le opere di  questo artista olandese sono gradite  a matematici e fisici che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, distorsioni geometriche ed interpretazioni originali di concetti appartenenti alla scienza, sovente per ottenere effetti paradossali.


Maurits Cornelis Escher

L’Italia  fu rilevante nella vita di Escher. Egli visse  a Roma dal 1923 al 1935 con sua moglie Jetta Umiker, che sposò a Viareggio nel 1924.

La sua arte nasce dalla capacità di lasciarsi stupire, meravigliare dalla realtà e dalla natura. 
Nelle sue opere egli dà molta importanza allo sguardo che cambia direzione, che si affaccia su prospettive diverse, e si accorge, diventandone consapevole, dell’esistenza di tanti possibili aspetti della vita che in genere non cogliamo. Questi legami si possono constatare solo se il nostro occhio è attento, pronto a stupirsi. Altrimenti una visione cristallizzata fossilizza anche la nostra mente in convinzioni rigide, in modi di pensare  sempre più difficili da cambiare. In realtà  –ci suggerisce Escher-  tutto è cangiante, tutto è plastico, basta accorgersene. E per ribadire questo concetto ci racconta un aneddoto tratto dalla sua vita.

Nell’estate del 1930,  durante il  suo soggiorno a Roma, spesso disegnava di notte fuori casa per percepire aspetti inediti di un ambiente. Disegnava prevalentemente su fogli neri, perciò aveva bisogno di illuminarli con  una piccola torcia che fissava con un nastro sulla fronte.
Una notte mentre stava dipingendo, gli si avvicinò una persona,  che rimase zitta e  ferma ad osservare. E nello stesso posto, ancora  per altre notti  la  stessa persona si metteva al suo fianco e restava lì, in silenzio, tanto che si percepiva il  reciproco piacere di stare così, senza parlare. 
L’ultima volta l’osservatore  gli disse:  “Certo che lei è un grande innovatore, lei è portatore di una grande innovazione”. Escher intese questo commento  come un complimento per il suo lavoro, certamente d’avanguardia. “Ecco, pensò l’artista,  quest’uomo ha colto il valore della mia opera, dei miei quadri, del mio stile. Invece no, l’uomo alludeva alla torcia ! Ed Escher  capì che, notte dopo notte, quell’uomo non veniva ad ammirare i suoi dipinti,  ma la pila sulla sua fronte !
Allora Escher  chiese all’osservatore: “C’è qualcos’altro che l’ha colpita ?” Quello rispose: “il fatto che lei disegni così rapidamente pur essendo mancino”.  E per la seconda volta Escher si rese conto che quell’uomo guardava in una direzione imprevista,  percepiva  la realtà in modo diverso. 
E in quel momento Escher capì che ci sono modalità differenti di porsi di fronte ad un evento, che  è necessario accorgersi  di questa potenzialità.

Possiamo osservare la vita e vederla sempre uguale,  senza  percepire i mutamenti,  come se avessimo un paraocchi, o  senza capire che ci sono anche altri modi di osservare le cose.

Il poeta e scrittore portoghese Fernando António Nogueira Pessoa,  (1888 – 1935) nel suo  libro titolato: “Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares”) ha fra l’altro scritto:  “Tutta la vita dell’anima umana è un movimento  nella penombra. Viviamo  in un’incertezza della coscienza, mai sicuri di ciò che siamo, o di ciò che crediamo di essere”.
Così come una pianta  che in primavera improvvisamente fiorisce,  anche in noi all’improvviso  può affiorare qualcosa di imprevisto, di significativo, di determinante. Non accorgersi della “fioritura” vuol dire ignorare le possibilità che appaiono e inevitabilmente si finisce per vedere la nostra vita sempre uguale. Se ogni fioritura si considera un fastidio e il nostro unico compagno di viaggio è la routine, c’è la morte dell’anima.
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Introspettivo / Re:Storia triste firmata a carne
« Ultimo post da nihil il Gennaio 11, 2019, 15:47:42 »
uuhhh che scritto amaro. Che dire? ho smesso di aspettarmi qualcosa da qualcuno. Cammino da sola. Niente male. Se cascherò mi aggrapperò alla mia stessa mano. :rose: o alla tua se vorrai.
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Anch'io Scrivo narrativa! / Re:Favola sulla luna
« Ultimo post da nihil il Gennaio 11, 2019, 15:44:03 »
ECTOBIUS...perchè non torni? abow
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Letteratura che passione / Re:Se fossi un libro...
« Ultimo post da nihil il Gennaio 11, 2019, 15:43:22 »
forse tutti quelli che mi sono piaciuti. Forse Le mani sporche di Sartre  o  Nessuno muore solo di Fallada.
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