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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Anima e spirito
« Ultimo post da dottorstranamore il Ottobre 23, 2018, 23:15:51 »
Spirito: nell’Antico Testamento lo Spirito viene indicato con il termine ebraico “ruah”, in greco “pneuma”, che significa “soffio”, perciò non si può afferrare.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 370) c’è scritto che “Dio non è a immagine dell’uomo. Egli non è né uomo né donna. Dio è puro spirito,e in lui, perciò, non c’è spazio per le differenze di sesso".

Per "puro spirito" s'intende incorporeo, immateriale. L'essere "invisibile" è effetto o conseguenza dell'essere una sostanza incorporea. Dio si è rivelato in forma umana solo nella persona di Gesù Cristo. Ci possono essere teofanie, apparizioni in forma umana, anche apparizioni di angeli in forma umana.

Secondo il Vangelo di Giovanni, Gesù soffia sui discepoli e dice loro: “Ricevete lo Spirito Santo” (cap. 20).

Negli “Atti degli Apostoli”  c’è scritto  che Cristo disse ai suoi discepoli: “riceverete la forza dallo Spirito Santo” (cap. 1).

Questo Spirito che Gesù dona per conto di suo Padre (=Dio) permette di “comprendere” i misteri divini e di agire secondo la volontà di Dio.

Paolo di Tarso ne parla con convinzione e consiglia: “se vi lasciate guidare dallo Spirito”, enumerando tutti i benefici che si possono ottenere da tale frequentazione (Lettera ai Galati, cap 5, 22).

Col passar del tempo il lemma “Spirito” fu ampliato di significato  e passò ad indicare anche ogni forza o sostanza invisibile, ciò che è immateriale, ma  esiste indipendente dalla materia.

Dire che l'anima è spirituale, è affermare che l'anima è una sostanza distinta dal corpo (dal sistema nervoso e dal cervello) e indipendente dal corpo nell'esistere, benché ad esso unita. Ciò, però,  è negato da materialisti, fenomenisti e sensisti, mentre lo affermano gli spiritualisti.


Neshamah, così si chiama l’anima in ebraico.

Secondo la religione ebraica sono cinque le anime associate all’essere umano: Nefesh, Ruach, Neshàmah, Chayiah  e Yechidah Di queste cinque anime, solo tre (Nefesh, Neshàmah e Ruach) risiedono nel corpo umano ed hanno effetto sulla mente (sono come campi energetici che vibrano a varie frequenze); mentre le altre due sono in relazione con il corpo umano (attraverso un legame etereo), ma non vi risiedono e non hanno effetti sulla mente.

Quest’ultime possono avere un effetto sul corpo o sulla mente, spesso sotto forma di intuito. Ogni anima, inoltre, è dotata di sottolivelli, che determinano la qualità della stessa.

Il sostantivo “anima” è usato per denotare un’essenza immateriale, un principio vitale che, secondo i credenti cristiani, sopravvive alla morte del corpo, ed è quindi distinta dalla mente, che per la scienza è una funzione dell’encefalo e scompare con la morte.

L’anima, nella tradizione cristiana, è stata sempre concepita come una realtà personale distinta, ma intimamente vincolata alla corporeità con la quale dà origine alla creatura umana. Neanche nella morte si assiste a una totale cancellazione di questo rapporto con la materia corporale, ma a una sua trasformazione, di difficile determinazione e descrizione. Il nesso è, infatti, trasferito su un nuovo piano ove cadono spazio e tempo e ci si inoltra nell’oltrevita, nell’eternità e nell’infinito, ove non c’è più né "prima" né "poi".
La vittoria sulla morte avviene in Cristo con un corpo di natura trasfigurata, come suggerisce Paolo di Tarso, il quale supera l’antitesi psyché-sarx, “anima-carne”, variante di quella greca psyché e sôma, ossia tra anima e corpo, introducendo la categoria pneuma, “spirito”, però da intendere in modo diverso: è lo Spirito di Dio effuso nella creatura umana e, quindi, destinato a trasfigurare la realtà umana.
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Letteratura che passione / Sconti sui libri per il black friday?
« Ultimo post da Nikkki il Ottobre 23, 2018, 18:57:30 »
Ciao a tutti, volevo sapere se vale la pena aspettare ad acquistare dei volumi in attesa delle offerte sui libri del black friday. In particolare vorrei capire se quando iniziano gli sconti i libri a prezzo ribassato sono molti, e quindi è facile trovare un po' di tutto, anche quello che sto cercando, oppure se gli sconti sono solo su pochi libri o editori. L'anno scorso non ho visto come è andato il black friday quindi non so bene come funziona. (Parlo di libri cartacei, naturalmente, non di ebook).
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Concorsi letterari gratuiti / Concorso Urbanità Tentacolare (Scandicci)
« Ultimo post da Nikkki il Ottobre 23, 2018, 15:58:59 »
Vi segnalo la seconda edizione del concorso gratuito per racconti e poesie Urbanità tentacolare. I premi sono in denaro e si possono inviare racconti brevi e poesie. Tutti gli interessati possono partecipare inviando l'elaborato via email entro il 31 gennaio del 2019. Per tutte le informazioni su come partecipare, sulle caratteristiche degli elaborati, la giuria ecc., vi rimando al bando ufficiale del concorso letterario di Scandicci.
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Enogastronomia / "Potavinus"
« Ultimo post da dottorstranamore il Ottobre 23, 2018, 00:28:46 »
La poesia è un modo veloce e sintetico per descrivere le emozioni, i sentimenti, le passioni. umane.

Anche il vino bevuto in eccesso è un modo veloce per indurre l’individuo ad “esternare” emozioni, sentimenti,  a dire cose che non dovrebbe dire, perciò il detto  latino: “in vino veritas”, che significa “nel vino la verità”. Quando una persona è “alticcia” ha i freni inibitori rilassati e tende facilmente  a rivelare fatti e pensieri veritieri che da sobrio non direbbe.

L’antico noto poeta epicureo Orazio (Quinto Orazio Flacco, 65 a. C – 8 a. C.)scrisse: “che cosa non rivela l'ebbrezza? Essa mostra le cose nascoste”.  Ed ancora: “Commissumque teges et vino tortus et ira” (mantieni il segreto anche se il vino o l'ira ti spingono a parlare).”Epistolae, 1, 18, 38.


Giacomo Ceruti, detto “il Pitocchetto”: “Gli spillatori di vino”, collezione privata

Il giovane "spillatore", piegato sulle ginocchia davanti alla botte, sembra essersi voltato di scatto avvertendo la presenza di qualcuno.

La coltivazione della vite per la produzione di uva da tavola e per la vinificazione ha avuto inizio nel neolitico.

Scritture sumeriche risalenti alla prima metà del III millennio a.C. attestano che la vite  veniva coltivata per produrre vino.

Nell’iconografia  dell’antico Egitto il vino è bevanda del faraone defunto. Infatti i testi delle Piramidi affermano che i re defunti si nutrono con "fichi e vino che sono nella vigna del dio".

Per gli antichi Greci il vino era un dono degli dei.

Omero ha chiosato i piaceri enoici degli eroi argivi.

Nella Grecia classica la centralità del simposio,  con i suoi riti collegati alla mescita e al consumo del vino, è evidenziata dal filosofo Platone  nel suo libro titolato “Simposio”.  La “bevuta collettiva” suggella le amicizie, favorisce il dialogo.

Il mito greco narra che fu il dio Dioniso (= Bacco) a donare all’umanità la vite e il vino, che induce al canto, accompagna la follia, e nel sacrificio rituale diventa strumento di mediazione tra l’individuo e le divinità.

Invece nel  libro della Genesi  si dice che fu Noé dopo il diluvio universale ad impiantare la prima vigna alle falde del monte Ararat, in Armenia.

Il mito della piantagione della vigna, della produzione del vino e dell’ebbrezza di Noé dopo il diluvio, dà al vino una posizione centrale nella storia della civiltà cristiana.

Per la tradizione esegetica medievale la seconda età del mondo inizia con la fine del “diluvio universale”. Noé uscito dall’arca,  pianta la vite, produce il vino e si inebria.

Non dunque, come affermavano  i pagani che fu Bacco  l’auctor vini, ma Noé, l’uomo giusto che ha salvato con l’arca (costruita secondo le prescrizioni di Javhé) tutte le specie viventi e, con la sua famiglia, l’umanità.

Nel IV secolo  il teologo Ambrogio, vescovo di Milano, in un testo si chiede perché da “homo iustus” Noé ha piantato la vite e non il frumento o l’orzo pur necessari alla vita umana. Alla sua domanda si risponde dicendo che Noé proprio perché è giusto si è preoccupato delle cose voluttuarie, sapendo che Dio provvede alle necessarie.

Dal mito del diluvio universale scaturì il libro titolato “Encomio del vino”, scritto nell’XI secolo dal filosofo e storico bizantino Michele Psello: questo cognome nella lingua greca significa balbuziente, forse un soprannome derivante da un suo difetto di pronuncia. Questo autore sostiene che Noé è come Adamo, al quale disputa il primato per il bene che ha fatto all’umanità.

Nell’encomio del vino, Psello segue la tradizione encomiastica greca ed alterna testimonianze di autori pagani, ebraici e cristiani, tutti concordi nel celebrare le lodi al vino e la sua origine divina.

Nella religione cristiana il vino assume la centralità durante l’ultima cena di Gesù con gli apostoli. Il vino diviene simbolo del sangue di Cristo, della sua morte sulla croce.

L’enoico piacere si lega spesso al piacere sessuale, perciò la locandiera Mirandolina afferma: “Faccio un brindisi, e me ne vado subito. Un brindisi che mi ha insegnato mia nonna. Viva Bacco, e viva Amore: L'uno e l'altro ci consola; Uno passa per la gola, L'altro va dagli occhi al cuore. Bevo il vin, cogli occhi poi... Faccio quel che fate voi”.

“La locandiera” è il titolo della commedia in tre atti scritta da Carlo Goldoni nel 1753. La trama è incentrata sulle vicende Mirandolina, un’attraente ed astuta giovane donna che possiede una locanda che gestisce con l’aiuto del cameriere Fabrizio. 

In epoca rinascimentale il religioso e letterato fra’ Sabba da Castiglione (1480 – 1554), appartenente all’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri,  nei suoi “Ricordi” attribuì  a un non meglio identificato “gran filosofo tedesco” di Basilea, questa proposizione: “Qui bene bibit et bene comedit, bene dormit, qui bene dormit, non peccat, qui non peccat vadit in paradisum. Ergo si volumus ire in paradisum, bibamus et comedamus egregie” (= “Chi beve e mangia bene, dorme bene, chi dorme bene, non pecca, chi non pecca va in paradiso. Perciò se vogliamo andare in paradiso, beviamo e mangiamo in modo eccellente”.

Fra’ Sabba aggiunge che quel filosofo tedesco  “erat maximus doctor potavinus”: questa frase è uno scherzoso paralogismo, perché  “potavinus” allude ad un “gran bevitore” oppure al gran dottore laureato a Padova ? in questo secondo caso, però,  avrebbe dovuto scrivere “patavinus” e non “potavinus”.
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Pensieri, riflessioni, saggi / Anima e spirito
« Ultimo post da Platino il Ottobre 20, 2018, 21:13:37 »
Questa è una riflessione legata a questo piacere, quello dello scrivere. Molto spesso tiriamo in causa l'anima e lo spirito del singolo o di tutti. Ma in realtà qual'è la differenza tra queste due peculiarità che appartengano a ognuno di noi? Una sorta di mente l'anima e di un braccio per lo spirito? L'anima pensa e lo spirito ci fa muovere? O entrambi sono talmente complessi ed altrettanto intersecati tra loro, fino a formare un' insieme unico in ognuno di noi? La discussione, se tale si può definire, è aperta.
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Arte / Re:"Amore e Psiche"
« Ultimo post da dottorstranamore il Ottobre 20, 2018, 08:17:08 »
Concludo con la foto del dipinto realizzato nel 1817 dal pittore francese  François-Edouard Picot ((1786 – 1868), allievo di Jacques-Louis David, autore del quadro  nel precedente post.


François-Edouard Picot:  “Amore  e Psiche”, 1817, olio su tela, Paris, Musée du Louvre)

L’autore in questo dipinto ha ideato Eros, irruento dio invisibile e fuggitivo, nell’atto di andare via dopo il coitus. Lo ha immaginato nella postura di avvicinamento alla poltroncina  per prendere la sua faretra con le frecce,  poggiate sull’abito di Psiche, che è supina e dormiente nel letto.

Lo psicologo e psicoanalista Erich Neumann, nel suo saggio titolato “Amore e Psiche. Un'interpretazione nella psicologia del profondo”, considera questa favola di Apuleio  come un viaggio verso l’individualità. La ragazza dopo aver scoperto  il vero aspetto di Eros infrangendo  il tabù della sua invisibilità,  non è più l’ingenua  adolescente,  irretita dal desiderio e dal piacere sessuale,  ma diventa  una persona  che fa esperienza di se stessa  con un partner che è altro da lei. Dalla dissoluzione della loro originaria unione inconscia nasce l’amore che  ricongiunge  due individualità.
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Arte / Re:"Amore e Psiche"
« Ultimo post da dottorstranamore il Ottobre 19, 2018, 08:07:47 »

 Jacques-Louis David: “Amore e Psiche” , 1817, Cleveland, Museum of Art

In questo dipinto il pittore francese Jacques-Louis David raffigura i due amanti dopo l’amplesso.

Psiche è addormentata e sdraiata nuda. Accanto  a lei c’è Amore, che guarda compiacente verso l’osservatore mentre sposta il braccio della donna dalla sua gamba  per potersi alzare dal letto.

Secondo la favola,  Eros si univa a Psiche senza farsi riconoscere, poi se ne andava.

I colori che il pittore utilizzò per questo quadro rimandano a quelli usati nell'arte fiamminga: infatti David  lo terminò  a Bruxelles nel 1817, città del suo esilio da Parigi dopo la caduta di Napoleone I Bonaparte. L'artista, sul bracciolo del divano stile impero raffigurato in questo dipinto, scrisse in oro il suo nome, la data e il nome della capitale belga. 
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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Silentium
« Ultimo post da dottorstranamore il Ottobre 18, 2018, 08:56:34 »


Nel 2005 fu proiettato in numerose sale cinematografiche il film  documentario “Il grande silenzio”, diretto dal regista Philip Gröning. Per realizzarlo  egli ha vissuto alcuni mesi, tra l'estate del 2002 e l'inverno del 2003, nella Grande Chartreuse, ubicata  a circa  1200 metri di altitudine sulle prealpi francesi, condividendo la vita quotidiana dei certosini.

Il nome di questo complesso monastico deriva dal massiccio montano della Certosa  (Massif de la Chartreuse) ed è a 30 chilometri da Grenoble.
Lì, protetti da antiche mura e dal luogo silenzioso, vivono uomini che hanno scelto di amare Dio e di ascoltarne la Parola nel rumore del vento e della pioggia,  di vederne la sua immagine creativa nel passare delle stagioni, misurando lo scorrere del tempo con i rintocchi della campana.


Grande Chartreuse

Questo documentario di 160 minuti comincia con la pioggia che batte sul vetro, il suono della campana che richiama alla preghiera, il silenzio nei cortili innevati. Nessuna spiegazione, nessuna conversazione, nessuna musica.

La colonna sonora è costruita dai suoni e dai rumori prodotti dalla laboriosità dei religiosi: le forbici che tagliano il tessuto, il badile che affonda nella neve, i passi che risuonano nel chiostro, i canti corali  gregoriani.

Nel film è il silenzio a dare valore alle cose: oggetti, spoglie pareti, volti segnati dagli anni e dalla solitudine, i rintocchi delle campane e i momenti di meditazione. Il ritmo della preghiera scandisce il passare delle ore, segna il tempo, dilata gli orizzonti.

"Solo in silenzio si comincia ad ascoltare. Solo quando il linguaggio tace , si comincia a vedere". Sono queste le parole che aprono la visione del film e che indicano l'atteggiamento da tenere per comprendere il significato dell'esperienza religiosa.

Lode al silenzio e ai ritmi lenti della contemplazione. I salmi e le preghiere, costantemente ripetute, sono il solo linguaggio, il solo mezzo espressivo per richiamare alla mente il divino, per comunicare con l'Assoluto.


Ingresso principale al monastero

Il regista Philip Groning riflette spesso sul significato della vita, perciò  un altro suo film  lo ha  dedicato alla filosofia (“Philosophie”, del 1998).
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Arte / Re:"Amore e Psiche"
« Ultimo post da dottorstranamore il Ottobre 18, 2018, 07:51:58 »

Antoine-Denis Chaudet: “Cupido gioca con una farfalla” (1802-1817)Parigi, Museo del Louvre

Lo scultore francese Antoine-Denis Chaudet  (1763 –1810) ha raffigurato l’alato Eros, senza faretra e frecce, con gli arti inferiori piegati in posizione asimmetrica, mentre avvicina una rosa (simbolo dell’amore) alla farfalla (simbolo dell’anima), che  trattiene delicatamente con le ali chiuse tra pollice ed indice della mano destra. 


particolare della rosa e della farfalla

La scena evoca la favola di “Amore e Psiche” ed il gioco, apparentemente innocuo, ma non per la farfalla, è l'allegoria dell’anima che subisce i patimenti dell’amore da parte di Cupido. 


dettaglio del viso efebico

Di questa statua Chaudet  fece un primo modello in gesso nel 1802. Saltuariamente  sbozzava il blocco di marmo, ma la scultura fu realizzata nel 1817, sette  anni dopo la morte di questo artista. L’opera fu conclusa dallo scultore Pierre Cartelier,  che era stato amico di Antoine-Denis Chaudet, il quale  subì l'influenza di Antonio Canova  che incontrò a Roma durante la sua permanenza nell’Urbe, ospite dell’Accademia di Francia dal 1784 al 1789, poi tornò a Parigi.
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Fotografia / Re:giustificazione fotografica per quasi un anno di latitanza
« Ultimo post da Vault il Ottobre 17, 2018, 20:04:07 »
Ciao Ezio,

oggi casualmente ho notato la tua presenza tra gli utenti, così colgo l’occasione per questo saluto e qualche parola.

Sempre oggi ho letto qualcosa, molto poco, di quanto hai postato sul forum (per aver un po' di materiale per la presente) che mi ha confermato la buona impressione che ebbi di te, al tempo in cui ti scrissi.
 
In particolare mi son molto piaciuti i primi racconti: “Velata” e “Resta soltanto il cervello”.

Riguardo al primo, coincidenza, proprio oggi dottorstranamore  ha postato Amore e psiche allegando le splendide immagini della scultura del Canova (e del dipinto di F. Gérard). 
Quel gioco di mani di pietra a regger l’un l’altra e quest’ultima sostener l’esile farfalla che la terza mano vi depone, stringendole delicatamente l’ali, non ha eguali per la leggerezza  con cui vien resa la posa delle dita…

Non ha eguali ma richiama quell’altra leggerezza di cui ben scrivi nel racconto… sculture presenti… e vive… e il suon di lei.


Il secondo “Resta soltanto il cervello”  mi ha richiamato alla memoria un film che vidi  all’epoca nella quale tu t’impegnavi nello studio della fotografia: “E Johnny prese il fucile” che t’invito a visionare se non lo conosci.

https://it.wikipedia.org/wiki/E_Johnny_prese_il_fucile_(film))


Che la tua farfalla voli leggiadra

Vault
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