Post recenti

Pagine: [1] 2 3 ... 10
1
Anch'io Scrivo poesia! / Re:sul poetare
« Ultimo post da dottorstranamore il Agosto 14, 2018, 18:30:28 »
Il traduttore ed ex  insegnante Carlo Carena in un articolo titolato “L’arte di spiegare i poeti” , pubblicato il 12 agosto di quest’anno, si chiede cosa sapremmo di Virgilio senza il grammatico e commentatore Servio Mario Onorato (Servius Marius Honoratus, vissuto nel IV - V secolo) che ci informò della sua vita e spiegò i suoi poemi:  “Commentarii in Vergilii Aeneidos libros”, “Commentarii in Vergilii Bucolica”, “Commentarii in Vergilii Georgica” ?

Nell’antica Roma Servio fu maestro di grammatica e  famoso interprete di Virgilio, di cui scrisse “Vita di Virgilio”  ed il commento all'Eneide, alle Bucoliche e alle Georgiche, condotto con metodo scolastico, con molte osservazioni grammaticali e retoriche e interessanti cronografie: dominante nel commento è la presentazione di Virgilio come il "savio".

Servius era consapevole che il commento ad un genere letterario è anch’esso un genere letterario, con le sue norme.

Il commentatore di poeti e testi poetici svolge la funzione di interprete per il volgo, come nell’antica Grecia la Pizia per gli oracoli di Apollo. E un interessante manuale  per commentatori è stato pubblicato da Sveva Frigerio: “Commentare un testo poetico. Strumenti, metodi, forme”.

La Frigerio è docente all’Università di Ginevra. Questo suo libro fa seguito ad un altro precedente, titolato: “Linguistica della nota”, dedicato alle annotazioni fornite sulle loro opere dagli autori stessi. Ma la nota altrui, l’allografia, si caratterizza rispetto all’autoriale per la prevalenza della funzione esplicativa e informativa rispetto alle correzioni, al prolungamento del testo e alle giustificazioni e sfumature che costituiscono la sostanza delle note d’autore.

Le principali caratteristiche degli elementi costitutivi dell’edizione annotata (introduzione e commento) sono più o meno i medesimi indicati da Servius quindici secoli fa: nel commentare gli scrittori bisogna considerare questi punti: “poetae vita”, titulus operis”, “qualitas carminis”, “scribentis intentio”, “esplanatio”.

Le componenti necessarie ad un commento poetico: l’introduzione (la premessa o avvertenza), l’annotazione esplicativa dei punti non chiari come approfondimento.

Nel XX secolo la pratica del commento testuale alla poesia varia caso per caso ed è condizionato dai destinatari dell’edizione libraria.
2
Anch'io Scrivo poesia! / sul poetare
« Ultimo post da dottorstranamore il Agosto 14, 2018, 18:00:09 »
Lo scrittore Franco Loi si domanda Cos’è la poesia. Egli dice che nel passato  circolava l'opinione, anche tra i letterati, che l'andare a capo, fare una riga corta, fosse fare una poesia. Altra opinione era quella della rima: parole che, in qualche modo, finiscono con un'assonanza fanno una poesia, oppure si pensava bastasse contare le sillabe, o altri fattori tecnici. Se la poesia fosse questo, sarebbe sufficiente fare una cattedra di poesia: si sfornerebbero poeti allo stesso modo in cui si sfornano ingegneri. Non è così. Anzi, la maggior parte dei poeti non ha frequentato le università e, soprattutto, le facoltà di Lettere: Montale era ragioniere Quasimodo, geometra.
Non è possibile “insegnare” la poesia.

Per Loi la poesia  “È un movimento che attraversa l'uomo: scrivo movimento perché ‘emozione’ nasce da ‘moto”. Non sempre i moti attraversano la coscienza, a volte qualcosa avviene dentro noi e lo riceviamo attraverso i sensi, la percezione. La poesia è quel moto che nasce dal nostro essere ed usa la parola”.

I grandi poeti, che hanno anche scritto e riflettuto sulla poesia, dicono tutti una cosa: fondamentale è lo stupore che il poeta prova di fronte alla propria espressione. Il poeta non sa quello che scrive. Non bisogna credere di dover imparare a scrivere ciò che si pensa, o quello che la propria coscienza pensa. Ci si deve solo esprimere in relazione al proprio essere e non al proprio abituale io cosciente.
La poesia non ha le funzioni che le si attribuiscono, ideologiche, pratiche, ecc., la poesia ha  l’importante funzione  di rivelare l'essere e rivelare il rapporto che l'essere ha con il mondo, con gli altri. Non solo si disvela il nostro essere, ma approfondisce il rapporto fra la nostra coscienza e il nostro essere. La poesia porta alla coscienza l’intuizione nel rapporto con l’esperienza.

Il poeta deve sapere sempre mettere in relazione la propria emozione, il proprio moto, con la parola che usa. E siccome il moto nasce dalla profondità dì noi, deve saper mettere in relazione la propria interiorità con la parola. È questo rapporto stretto che fa il valore dell'espressione, il valore del dire.
3
Erotico / Re:Piccola Strega e Tenero Orso
« Ultimo post da Platino il Agosto 12, 2018, 20:59:13 »
137 visite, tante letture diverse spero....
4
Anch'io Scrivo poesia! / Quest’attimo …
« Ultimo post da Platino il Agosto 12, 2018, 20:54:03 »
Quest’attimo …

Ti ritrovi come perso,
non a caso nel vuoto.

Ti vedi scivolare dolce
nell’appello del silenzio,

Ti metti in mano una penna,
prima priva di vita.

Ti lasci andare a libere
parole su questa carta.

Ti sorprendi comunque,
sempre capace di trasportare
quest’attimo passato al futuro.

5
Anch'io Scrivo poesia! / Lascia il segno
« Ultimo post da Platino il Agosto 12, 2018, 20:51:04 »
Lascia il segno

Scorri, affonda gl’occhi
in queste righe, presto
già antiche di te, fatte
pensieri astratti, ora
affidati al futuro, dove
in produzioni lontane
troverai incentivo che
sempre appaga.
6
Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Luxus
« Ultimo post da dottorstranamore il Agosto 06, 2018, 18:58:23 »
Il lusso è realtà e rappresentazione simbolica, per mostrare l’appartenenza di un individuo ad un determinato gruppo socioeconomico.

Il lusso è qualitativo e non quantitativo. Soddisfa l'edonismo più che la funzionalità dell'oggetto,la vanità più che la necessità.

Il lusso ha proporzionalità tra qualità eccellente del prodotto e prezzo. L’elevato costo evidenzia non soltanto l’esclusività del bene ma anche la sua rarità: un bene di lusso posseduto da pochi.

Acquistare un bene di lusso deve significare per il cliente sentirsi parte di una community esclusiva.

Il comportamento del consumatore è motivato da fattori culturali, dalla stratificazione socioeconomica di appartenenza, dallo status e dai ruoli sociali, dallo stile di vita e dall’età.

Per fattore culturale deve intendersi i valori guida all’azione, le aspirazioni che determinano le scelte di beni di lusso, considerati gratificanti.

Il lusso ostentativo è motivato dalla necessità di esibire attraverso il bene il proprio status privilegiato e conseguentemente la propria ricchezza.

L’acquisto di un bene di lusso è influenzato dalle sensazioni che riesce a suscitare e che lo rendono unico e particolare per il compratore.

The end
7
Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Luxus
« Ultimo post da dottorstranamore il Agosto 06, 2018, 18:00:00 »
Fin dal periodo repubblicano (che finì con la morte Giulio Cesare; con Cesare Ottaviano Augusto si passò al principato, meglio conosciuto come impero) furono promulgate dal Senato di Roma le leggi suntuarie per limitare il lusso nella moda maschile e femminile, per esempio la “Lex Oppia” del 215 a.C.. In seguito,  lo stesso Giulio Cesare e poi altri imperatori intervennero sul lusso esibizionistico.

Cesare Ottaviano Augusto promulgò la “Lex Iulia de vestitu et habitu”, che limitava il lusso delle matrone e l’uso della seta. Tale legge invitava alla parsimonia, fissava il massimo della spesa per i banchetti.

Lo storico e senatore romano Tacito scrisse che con l’imperatore Vespasiano si ebbe un’inversione di tendenza del concetto di “sumptus”. Questo imperatore fu esempio di parsimonia nelle vesti e nel cibo. Il rispetto verso l’imperatore e il desiderio di imitarlo furono più efficaci del timore e le sanzioni delle leggi.

Le leggi che limitavano il lusso miravano a colpire le spese eccessive per i vestiti e gli ornamenti, quelle fatte in occasione dei funerali, lo sperpero di danaro per le scommesse e i giochi d’azzardo, lo scialo per doni, pranzi e l’uso di cocchi.

Nei primi secoli del cristianesimo non furono emanate  leggi suntuarie, bastavano le prediche di monaci ed ecclesiastici ad ammonire sull’abbigliamento, sui gioielli, sull’intervento del diavolo e sulla giustizia divina dopo la morte.

Torno al tema per dire che il lusso  è virtualmente suddiviso in tre segmenti:

Il “lusso accessibile”, è composto da quei beni di tendenza che danno soddisfazione in chi li compra ma ad un prezzo contenuto. Possono essere definiti “new luxury goods” , e rappresentano prodotti ad un livello più alto di quelli definiti di massa, non sono però di lusso in quanto vengono realizzati in serie. Gli acquirenti di tali beni non hanno grandi disponibilità economiche ma sono disposti occasionalmente a spendere una cifra più elevata pur di accedere ad un bene da loro ritenuto di prestigio. L’acquisto per questo tipo di consumatori, che possiamo definire “escursionisti”, rappresenta l’appartenenza ad una classe sociale agiata e ad uno stile di vita esclusivo come quello collegato al brand scelto.

Il  “lusso intermedio” anche definito “rassicurante” o “aspirazionale” (parola che ho già usato nel primo post); di questo segmento fanno parte  quei beni che hanno il prezzo elevato, un esempio Un esempio è il prét-à-porter. Il consumatore appartiene ad allo strato socioeconomico agiato, è molto sensibile alla marca che rappresenta per lui uno status symbol di una buona posizione economica ormai consolidata.

Il “lusso inaccessibile” definito anche “lusso aristocratico” o “extralusso”: sono oggetti unici o esclusivi, prodotti in quantità limitata, addirittura alcuni realizzati su misura con caratteristiche distintive che identificano il compratore. Il prezzo di un prodotto così perfetto e inimitabile è molto elevato e appannaggio di una ristretta cerchia di “eletti”. Si tratta di un lusso sfarzoso ma molto discreto, che si distingue per grandi tradizioni e rarità del prodotto non facilmente reperibile sul mercato.

Nel mercato del lusso è importante il concetto di brand, con il quale il valore del bene di lusso è collegato.  Fanno parte del brand la griffe, la marca di lusso: il “luxury brand”.

I beni di lusso devono dimostrare che chi li possiede appartiene ad una élite, ad un gruppo privilegiato rispetto agli altri. Quindi i beni di lusso possono essere definiti prodotti lifestyle attraverso i quali l’individuo afferma la propria identità.

La maggior parte degli economisti ritengono che un bene venga definito di lusso in quanto opzionale e non necessario , inoltre il suo acquisto è influenzato in maniera direttamente proporzionale al reddito disponibile. Maggiore è il reddito più grande sarà la quantità di beni di lusso posseduti.

La percezione del lusso è soggettiva.
8
Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Luxus
« Ultimo post da dottorstranamore il Agosto 01, 2018, 15:06:28 »
Lusso esteriorizzato e lusso interiorizzato.

La mappa cognitiva del lusso.


Le mappe cognitive sono processi mentali con i quali un individuo acquisisce, codifica, memorizza informazioni, oppure, al contrario, decodifica situazioni e attributi di fenomeni.

Le mappe cognitive orientano l’individuo nella percezione della realtà,  danno significato alle conoscenze. Nella mente abbiamo una mappa cognitiva generale (per esempio la nostra identità: maschio o femmina, giovane o vecchio, bianco o nero, ecc.) e mappe particolari costituite dalle conoscenze che abbiamo acquisito su un argomento, come quello dei  “luxury goods”, beni di lusso, e le dicotomie del lusso: lusso esteriorizzato (ostentazione, emulazione etc.) e interiorizzato (stile di vita, cultura, etc.).

Attualmente, si parla spesso di “Country of origin effect” (effetto Paese d’origine): la scelta e l’acquisto di alcuni beni da parte dei consumatori è influenzato dalla nazione in cui vengono prodotti. Il Paese di origine funge da “proxi” nella valutazione della qualità del prodotto che, a sua volta, dipende dalle associazioni mentali degli acquirenti.
Molti studi sul ‘Country of origin effect’, hanno dimostrato che la maggior parte dei consumatori utilizza stereotipi relativi al Paese di origine per apprezzarne i prodotti.

Italia e Francia, per la loro tradizione, storia e cultura artistica sono quelli legati al design, alla moda e al cibo. Inoltre, l’importanza del Paese di origine come fattore che influenza le scelte di acquisto dei consumatori, aumenta all’aumentare della complessità del prodotto di interesse:  lo stile, il design, l’innovazione. 

Il concetto di lusso è polisemico, varia nel tempo, dipende dal periodo storico e dalla società in cui è giudicato. Permane l’opinione che il lusso sia qualcosa di non-necessario, superfluo e costoso, un modo per avere emozioni positive e gratificazioni, un mezzo per manifestare la propria personalità tramite vari comportamenti, tra cui l’ostentazione.

Ogni individuo ha un’opinione diversa di ciò che è il lusso, perché condizionato da motivazioni psicologiche, sociali ed economiche. 

Nel passato gli oggetti lussuosi erano destinati agli individui benestanti: nobili, alto clero, ricca borghesia per manifestare  lo sfarzo e l’opulenza; oggi si parla di democratizzazione del lusso: più persone hanno la possibilità di permettersi “una tantum” l’oggetto lussuoso.
 
Numerose ed eterogenee discipline hanno cercato di dare la propria definizione di “lusso”, anche se raramente sono  in armonia tra loro. Gli economisti, ad esempio, considerano il lusso come una domanda che aumenta in modo direttamente proporzionale al reddito, incentrando l’attenzione sulla componente economico-finanziaria e lasciando in secondo piano, tutti gli elementi motivazionale ed emozionali.

A questi aspetti si devono aggiungere le osservazioni degli esperti di marketing, che intendono il lusso come un ambito privilegiato di industrie che applicano strategie di marca finalizzate a creare grandi aspirazioni intorno a determinati prodotti. Questi articoli diventano  tramite per testimoniare e dichiarare il grado di “lusso” relativo ad una persona, ad un gruppo o ad uno stile di vita.

Dal punto di vista sociologico il lusso è associato al concetto di status symbol, che delinea la posizione sociale o economica di una persona e la colloca in un determinato “ambiente”.

La funzione  del lusso non è soltanto quella di marcatore sociale, ci sono alcuni elementi che sono riconosciuti dalla maggioranza e che permettono di identificare i luxury goods: eccellente qualità delle materie prime - prezzo elevato rispetto ad altri prodotti simili, rarità. 
9
Pensieri, riflessioni, saggi / Luxus
« Ultimo post da dottorstranamore il Agosto 01, 2018, 14:43:59 »
Il lusso è una necessità che inizia quando la necessità finisce”, disse la famosa stilista francese Coco Chanel (1883 – 1971).

E “Luxus. Lo stupore della bellezza” è il titolo della mostra in corso a Palazzo Reale di Milano fino al 30 settembre. Curatore della mostra è il filosofo Stefano Zecchi, ex docente di estetica alla statale di Milano, il quale evidenzia che per apprezzare il lusso ci vuole sensibilità estetica, esperienza personale, educazione al bello, che spesso non sono costruibili né con le letture, né con le mostre, né con le frequentazioni, né con il denaro. E’ fondamentale la personalità, la qualità esistenziale su cui si basa la scelta della relazione tra l’individuo e le cose, per cogliere nella giusta dimensione i significati del lusso.

Molti si circondano di cose non belle credendo che lo siano perché non sanno cosa sia la bellezza. S’illudono di vivere nel lusso solo perché hanno acquistato oggetti costosi, come conseguenza di questa errata convinzione è dare una ridicola immagine di sé.

Il kitsch viene spesso percepito nelle cosiddette abitazioni dei “nuovi ricchi”.

Nel mondo antico la condanna del lusso ricorreva con frequenza. Il lusso veniva considerato fattore determinante della corruzione nello Stato.

In epoca paleocristiana e medievale il lusso veniva associato alla lussuria, annoverata tra i vizi capitali, sottolineandone così la valenza negativa.

Lusso e lussuria hanno la stessa radice semantica. Lusso deriva dal latino "luxus", da cui "luxuria". Lusso significa "esuberanza di vegetazione"; lussuria, invece, fa riferimento all'esuberanza di desiderio sessuale.

Il lusso è una cultura che evolve nel tempo, mantenendo la distinzione tra il necessario e l’utile.
10
Pensieri, riflessioni, saggi / "Aspirazionali"
« Ultimo post da dottorstranamore il Luglio 18, 2018, 08:43:21 »
Nel 1899 il sociologo Thorstein Veblen pubblicò un suo elaborato, titolato “La teoria della classe agiata”, in cui spiegava che con l’ostentazione dei consumi vistosi, persone e famiglie benestanti “guadagnavano” prestigio sociale (compravano non merci ma il loro prezzo, per dimostrare che potevano permetterselo).

Fra i parvenu giunti rapidamente ad una condizione economica e sociale superiore senza aver appreso la “civiltà delle buone maniere”, lo stile e la cultura adatti al nuovo status, sono molti quelli che vogliono dimostrare la loro disponibilità economica, per emulare la ricchezza altrui: case, vestiti, vacanze, ecc., per essere ammirati, invidiati. In tal modo non riescono a scrollarsi di dosso i loro tratti plebei: grossolanità, maleducazione.

Invece le persone colte, ricche da lunga data, non amano l’ostentazione ma la discrezione, vogliono la riservatezza, la privacy. Sono individui la cui sobrietà è pari all’eccezionale capacità di spesa.

Discontinuità di stili e di tipi umani: da una parte il parvenu di umili origini che ha la mentalità e le abitudini del ceto di provenienza, dall’altra il rappresentante quasi idealtipico della borghesia dei buoni studi, dei solidi matrimoni, delle vacanze signorili e poco appariscenti, delle professioni liberali, della cultura come habitus.

Nel XX secolo, però, tecnologia e grande produzione, hanno ampiamente eroso questa fonte di vanagloria: tolte le poche persone che hanno veramente tanti soldi e si fanno concorrenza a chi ha il più bel castello o lo yacht più lungo, come possono gli appartenenti della classe media distinguersi gli uni dagli altri quando un’automobile, un cellulare o un televisore a schermo piatto sono accessibili (anche a rate) a folle di consumatori ?

Entrano in campo allora i consumi non ostentati, anzi virtuosi.

Nel mondo occidentale si sta assistendo da qualche anno ad un inedito fenomeno sociale: la classe agiata sta per essere soppiantata da una nuova élite. In possesso di un alto livello di istruzione e di capitale culturale prima ancora che di capitale economico, i rappresentanti di questa nuova élite, principalmente urbana, si dedicano a un consumo discreto, non ostentativo, orientando i loro acquisti verso prodotti eco-compatibili e cibi biologici. Attenti alla qualità del tempo libero, essi usano il loro potere d'acquisto per pagare tate e collaboratrici domestiche.

Elizabeth Currid-Halkett
nel suo libro pubblicato recentemente col titolo: “Una somma di piccole cose: la teoria della classe aspirazionale”, evidenzia che la perdita della capacità di differenziazione nei beni, causata dall'elevata accessibilità che li caratterizza nell'epoca dei consumi di massa, induce anche i benestanti che non riescono più distinguersi attraverso l'ostentazione di beni materiali costosi, a differenziarsi con scelte di tipo etico e culturale.

Se l'accesso dei beni materiali è diventato di massa, le nuove élite hanno spostato i propri consumi verso beni più discreti, spesso immateriali e meno visibili. Non sono più i prodotti a fare status sociale, ma le idee.

Stando così le cose, l’autrice del libro teorizza l'avvento di una nuova categoria sociale unita più da una sensibilità etica ed estetica che da parametri economici: la cosiddetta “classe aspirazionale”, che comprende persone con redditi variabili ma concordano nel prediligere altri segni di status: dieta, esercizio fisico, figli iscritti a scuole esclusive, attenzione all’acquisto dei prodotti. Questi non testimoniano notevole disponibilità economica ma danno prova di una più elevata condizione morale.
Pagine: [1] 2 3 ... 10