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Elizabeth Gaskell e il "mito dei Brontë" [27-09-2010]


Il 29 del mese di settembre cade il bicentenario dalla nascita di Elizabeth Cloghorn Gaskell, nata a Londra nel 1810, originale scrittrice vittoriana e autorevole storica, nota soprattutto per la biografia su Charlotte Brontë (sua contemporanea e amica). Figlia del pastore unitariano scozzese William Stevenson, rimase orfana piccolissima (aveva soltanto un anno quando morì la madre Elizabeth Holland, imparentata con influenti famiglie, tra le quali quella dei Darwin). Adottata da una zia materna, trascorse la sua infanzia nel verde della cittadina di Knutsford nel Cheshire e, quando nel 1827 l'unico fratello John finì disperso durante una spedizione in India, si allontanò definitivamente dal padre che si era risposato nel 1814 e che aveva avuto altri due bambini (l'assenza di stretti rapporti familiari hanno permeato in modo nostalgico tutta la sua narrativa). Ragazza forte e determinata, fu educata in modo liberale dal punto di vista politico e tollerante dal punto di vista religioso (secondo i dettami dell'Unitarianismo) e si costruì una solida cultura con letture ampie e approfondite; anche se molto razionale, scrisse: «Non ascolto la ragione, spesso significa che qualcun altro ha qualcosa da dire... Un po' di credulità aiuta a percorrere il cammino della vita molto agevolmente»).
Aveva 22 anni quando sposò il reverendo William Gaskell, un pastore unitariano aperto al sociale e inserito in un centro di ecclesiastici dissidenti e di scienziati progressisti vicini al Socialismo utopistico. Con lui si trasferì a Manchester, dinamica città in via d'industrializzazione (che chiamava «la cara vecchia fosca triste fumosa grigia città»), e gli fu vicina negli interessi culturali e nelle lezioni serali agli operai e in quelle domenicali ai loro bambini. Tutto ciò le consentì un'ulteriore crescita esistenziale, anche se il clima malsano e l'inquinamento della città influenzarono sfavorevolmente la sua salute sia fisica che mentale. Scrisse di sé: «Una delle mie nature, io credo, è quella del vero Cristiano (che soltanto qualcuno chiama socialista e comunista), l'altra mia natura è quella di moglie e madre... Ho inoltre un altro aspetto dell'io con un buon gusto per la bellezza e la comodità... Come posso conciliare questi elementi in lotta?». Nel 1844 perse il piccolo William di nove mesi, l'unico maschio, e riuscì a superare la depressione provocata dall'enorme dolore buttandosi in una scrittura frenetica che portò alla pubblicazione anonima (com'era solito per le donne in quel periodo) nello stesso anno dell'originale "Mary Barton", alto esempio di romanzo sociale, che rappresentava con senso di verità e senza fronzoli il duro ambiente operaio di Manchester (il romanzo suscitò la riprovazione dei concittadini che esclusero il libro dalle librerie, ma fece sensazione imponendo il talento narrativo della scrittrice). L'accuratezza delle sue osservazioni sociali è stata paragonata a quella dei lavori di Engels da critici come John Lucas. Seguirono la serie di racconti "La nostra società a Cranford (Our Society at Cranford)", uscita nel 1851 presso la Household Words, rivista che aveva come editore Charles Dickens, il quale (entusiasta di lei) pubblicò anche "Cranford" (1853), il seguito della storia in forma di romanzo, forse il più noto della scrittrice inglese, ricco di humor e pathos ma senza sentimentalismo, imperniato sulle storie intrecciate di un gruppo di donne nubili e sui loro tentativi di vivere la quotidianità con dignità nonostante il poco denaro (con quella che la scrittrice chiamava «elegante economia»). Dickens diede alle stampe molte delle opere seguenti (che furono firmate «Mrs. Gaskell», usando il cognome del marito), tra le quali sono da ricordare: "Ruth" (1853) - storia forte di una donna disonorata, una ragazza-madre costretta all'ostracismo e alla prostituzione che per sopravvivere deve spacciarsi da vedova - e "Gli amanti di Sylvia (Sylvia's Lovers)" (1863), una "tragica storia" che dedicò a William («Al mio caro Marito, da colei che meglio conosce il Suo Valore»). Le caratteristiche più originali dei suoi scritti dipendevano dagli intensi ritratti femminili e - con un Verismo ante-litteram - dall'uso di parole dialettali che contribuivano alla naturalezza del dialogo (scrisse: «non posso trovare parole migliori per esprimere i sentimenti veri dello sconforto desolato della povera gente»). Molte sue opere sono state tradotte in italiano e pubblicate in Italia, e per la fine del 2010 è prevista la traduzione e la pubblicazione di "North and South" (1855), storia molto complicata, quasi autobiografica, della diciottenne Margaret Hale (considerata una delle più interessanti eroine della letteratura vittoriana), figlia di un parroco di campagna ottuso e incapace, che si sposta con dispiacere dal sud rurale dello Hampshire al nord industriale dell'Inghilterra e che - presa coscienza delle tristi condizioni di vita degli operai - sviluppa un vivo sentimento di giustizia sociale insieme al desiderio di opporsi al disagio della classe operaria. E' di questo periodo l'amicizia con Charlotte Brontë e, dopo la sua morte, per richiesta del padre e del marito, pubblicò nel 1857 una biografia ufficiale che - scritta come un romanzo - ebbe un successo planetario.
Ormai ricca e famosa, la Gaskell decise di ritirarsi con le sue quattro figlie in un cottage in Holybourne nello Hampshire, ove morì il 12 novembre del 1865 per un collasso improvviso lasciando incompiuto "Mogli e figlie (Wives and daughters)" (1865), il suo ultimo lungo romanzo che insieme alla novella "La cugina Phillis (Cousin Phillis)" (1864) costituisce il lavoro della maturità (per arguzia e senso morale, le sue provinciali "anti-eroine" furono paragonate a quelle di Jane Austen). James Donald Barry scrisse nel 1978: «Mrs. Gaskell si trova tra le migliori scrittrici vittoriane del secondo livello e forse si è riunita alle maggiori del primo livello».
Alla Gaskell si deve il merito di aver dato il via al "mito dei Brontë" con "La vita di Charlotte Brontë (Life of Charlotte Brontë)", biografia in due volumi che le costò vivaci proteste, minacce di vertenze legali, e precisazioni sui giornali. Lei, che era amica personale di Charlotte e che conosceva la storia della famiglia da vicino, ebbe accesso a tutte le sue carte più segrete (comprese quelle giovanili) e agli episodi di vita raccolti dalla viva voce dei contemporanei. Fece conoscere al mondo la storia (più affascinante dei loro romanzi) delle tre sorelle Brontë: Charlotte (la più libera e appassionata), Emily (la più bella ed eccentrica), e Anne (la più equilibrata ma meno dotata e fragile). Le giovani donne erano vissute nell'isolamento di Haworth nello Yorkshire, circondate da una fredda e nebbiosa brughiera, e avevano pubblicato contemporaneamente nel 1847 i loro capolavori usando degli pseudonimi, sia per aumentare le probabilità di veder stampate le proprie opere sia per essere più libere nella manifestazione sincera dei sentimenti, al di fuori delle chiuse convenienze sociali del tempo. Insieme al fratello Branwell (bello e vivace), si abbandonarono alle fantasie più sfrenate, ai giochi più fantastici, e alla scrittura precoce e frenetica. E Branwell certamente non fu inferiore alle sorelle, ma a causa di una delusione d’amore si diede al bere e all’oppio divenendo pazzo e vivendo nel delirio (morì giovanissimo): ebbe però il tempo di scrivere il bel poemetto Legends of Angria. Certamente la comune storia familiare di questi giovani tormentati ma toccati dal genio - che avevano condiviso esperienze, speranze, ambizioni, educazione, malattie (la tubercolosi), lutti e tragedie - riempie di lampanti note autobiografiche tutte le loro opere. La biografia della Gaskell così si conclude: «Mi appello a quel pubblico che... sa come ammirare generosamente uno straordinario ingegno, come riverire un cuore caldo e pieno di ogni virtù. A questo pubblico affido la memoria di Charlotte Brontë.».

Di Silvia Iannello

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