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Avere cinquecento anni e non dimostrarli! [23-07-2013]


Mandragola, metafora di inganni, ma anche di speranza e di amore

“Un salto all'indietro nel tempo di ben cinque secoli ed eccoci nel pieno Rinascimento Italiano, epoca in cui c'era d'esser fieri del nostro tormentato paese! Eppure, benché autorevoli figure artistiche da Raffaello al Brunelleschi, da Michelangelo a Leonardo... abbiano lasciato tangibili segni nella storia dell'umanità, per quanto riguarda il teatro, non si finisce di stupirci di fronte alla straordinaria partitura, al geniale meccanismo comico, allegorico, satirico di Mandragola, commedia scritta da Nicolò Machiavelli nel 1514.

Una stupefacente metafora che scambia i vizi e la corruzione della vita pubblica dell'epoca con quelli della vita privata e dove già si possono osservare i tipici difetti degli italiani...moderni.” Il geniale meccanismo allegorico, così definito dall'attore-regista Jurij Ferrini è, a parte la meno conosciuta commedia Klizia, pressoché l'unico lavoro teatrale dell'autore di Il Principe e del quale conserva la disincantata filosofia riassunta nel famoso assioma: il fine giustifica i mezzi. Ma non solo. La trama di Mandragola, ispirata a un motivo erotico-cortese d'ascendenza medievale e di sapore boccaccesco, racconta i raggiri ai danni dei mariti sciocchi e creduloni. E' la beffa di Callimaco nei confronti del vecchio Messer Nicia, che, per accedere al letto della sua giovane, bella e onestissima moglie, Madonna Lucrezia, mette in atto una serie di inganni, di corruzioni e piccinerie.

Quelle che ritroviamo pari, pari nelle cronache dei giornali... Compresa la venalità e la cupidigia di un certo Clero, rappresentato dal corrotto Frà Timoteo. La commedia è comunque piena di emozioni e sorprese farsesche. Ed è proprio una esilarante(e pensosa) versione della stessa, fedele al testo e resa modernamente disinvolta dalla regia dell'eclettico Jurij Ferrini (pure vi recita nel ruolo di Callimaco), quella che ha inaugurato il noto Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Edizione estate 2013(6/7-11/8), la 47.a dedicata a Mariangela Melato, vera “Signora della scena”, recentemente scomparsa. Cara al Festival che aveva avuto l'onore di ospitarla nel 1995 in occasione del ritiro del Premio Veretium '95, appunto.

Pubblico delle grandi occasioni ed applausi a scena aperta per l'affiatata compagnia del Progetto URT(Unità di Ricerca Teatrale) di Ovada, diretta da Jurij (ci tiene ad essere chiamato con il solo nome) che, sotto una sorniona nonchalance, nasconde grande sensibilità e preparazione ferrea. Non è casuale che con un attore poliedrico e dalla impareggiabile mimica come Paolo Bonacelli, perfetto e perfezionista esegeta di uno stupito, surreale Messer Nicia, si sia creata una talismanica alchimia.

Senza tradire più di tanto l'originale ”machiavellico” vengono introdotte alcune gustose invenzioni come la scelta dei costumi richiamati agli anni Cinquanta(moda atemporale?) o quando alla richiesta di ducati per piegare la morale del prete, il concusso Nicia preleva la somma da un anacronistico “Ducatomat”, mentre lo sfondo musicale è sulle note hip-hop di Soulcé&Teddy Nuvolari.

La scenografia infine ricorda la Piazza del Monte dei Paschi di Siena e gli edifici portano stampigliati le effigi e le sigle che compaiono sulle moderne banconote in Euro, naturalmente...
Efficaci e convincenti anche le interpretazioni dei tre “cattivi”, rispettivamente Matteo Alì nella parte di Siro, il servo adulatore, Michele Schiano di Cola, ovvero Ligurio, astuto e intrigante faccendiere e Angelo Maria Tronca che impersona il terribile(ma molto divertente)Frà Timoteo, prete pronto a qualsiasi inganno sotto compenso. Ecco che il trio escogita la pozione magica alla “mandragola”che renderà feconda Lucrezia e che sul palco ha le scultoree sembianze di Cecilia Zingaro. Poco o nulla importa a Messer Nicia se il medicamento, una volta ingerito, ucciderà il primo uomo che giacerà con la bella sposa(ci risiamo con il fine perseguito con ogni mezzo !?). Sfruttando il desiderio dei coniugi di avere un figlio, Callimaco si spaccia per dottore e propone a Nicia di costringere un giovane di unirsi con l'inconsapevole e, all'inizio, riluttante mogliettina. Con l'aiuto dell'impenitente religioso Timoteo e della madre Sostrata (impersonata con temperamento da Alessandra Frabetti) anche lei ignara dell'inganno, ma forse anche un po' per turpe compiacenza, Lucrezia viene convinta a giacere con il garzonaccio catturato dal trio...il quale è nientemeno che Callimaco, ancora una volta sotto mentite spoglie. Compiuta la beffa il focoso innamorato rivela la sua identità e il suo amore alla non più ingenua Lucrezia. Mentre Nicia, marito cornuto e gabbato, palesa ai due tutta la sua gratitudine: il bimbo è già in arrivo...
Alquanto controversa la figura della sposa virtuosa, manipolata, certo, ma alla fine lei stessa manipolatrice, prerogativa rivelata soprattutto nella fatidica frase 'quello che 'l mio marito ha voluto per una sera, voglio ch'egli l'abbia per sempre'. Data la capacità di adeguarsi alle circostanze, la giovane donna non avrebbe in sé qualcosa de Il Principe, cioè di Cesare Borgia? La scelta del nome Lucrezia, guarda caso sorella di Cesare, fu davvero casuale?
“Sono convinta -asserisce la bella Cecilia Zingaro- che ad ispirare Machiavelli non sia stata la famosa Borgia, bensì Barbara Raffacani Salutati, un'attrice del tempo e grande fiamma dello scrittore-filosofo. Amore sofferto in quanto Nicolò era spesso condannato all'esilio per le sue graffianti opere in materia politica...”
“A mio avviso -precisa Jurij- Madonna Lucrezia va vista come la personificazione della nostra bellissima Italia, della bellezza delle nostre donne e non solo quella esteriore. Non per niente questa edizione del Festival è dedicata a Mariangela che era una persona incantevole in tutti i sensi.”
Preciso e mirato anche il parere del grande interprete Paolo Bonacelli: “Mettere in scena oggi Mandragola, vuol dire porre più che mai l'accento su temi e problemi sociali e di costume che rimangono più che mai attuali, A parte la storia di 'corna' che suscita fulminante comicità, è meraviglioso che la lingua cinquecentesca arrivi al pubblico dei nostri tempi in tutte le sue sfumature...”
“Beh, anche se sono passati secoli, - Jurij conclude la nostra conversazione post-teatro- il perfetto ingranaggio burlesco ad un certo punto inizia a trascendere gli eventi dei sordidi protagonisti e a parlare direttamente a noi... di noi. Alla fine è l'amore il motore della vicenda, in quanto istinto vitale verso l'immortalità (dal latino a-mors, cioè non morte). Più che mai oggigiorno sono i beni materiali, i soldi e il potere a darci l'illusione di essere vivi in eterno. Tuttavia la speranza di un futuro, in questa commedia disillusa e amara, è rappresentata dalla nascita di un bimbo. La pro-creazione è la vera continuità della vita. Nicia è cornuto... ma felice, non è così?”
Marisa Gorza

Alcune opere teatrali vengono ora trasmesse anche in televisione. su Rai 5, tutti i sabato alle 21:15
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