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Tre settimane ai domiciliari [31-03-2020]


Stamattina risveglio all’alba. Senso di soffocamento.

• Che cretino ieri sera a chiudere quasi completamente le tapparelle!

Intravedo solo una riga di luce in alto, lo stesso nella tapparella della porta finestra, la luce biancastra dell’aurora. Appena appena. Il buio quasi pesto della camera da letto mi provoca un senso opprimente di claustrofobia. Mi manca il respiro, ho caldo. Uno spiacevole sudore appiccicoso sulla schiena.
Devo assolutamente andare ad aprire quella maledetta tapparella sprangata.
Mi tolgo la leggera maglietta e la lancio fuori dal letto, a caso sul pavimento. Non vedo quasi nulla, è buio. Ho il naso tappato, forse anche per questo mi sento in affanno. Insieme alla mancanza di luce. Comincio a stare male. Devo fare qualcosa, muovermi, fare luce, dare aria. Mi sento intrappolato.
Non mi alzo per non svegliare il gatto, che so comincerà a miagolare, a chiedere la ciotola, vorrà uscire sul balcone, ma fa ancora fresco a quest’ora. Si ammalerebbe, è un gatto anziano e fragile. Se mi alzo dal letto anche solo per aprire le finestre, diventerebbe insistente. Non dormirei più.
Cosa faccio? A tentoni cerco le gocce di acqua di Sirmione sul comodino. Forse mi stapperanno le narici e uscirei da questa claustrofobia che mi attanaglia. Le mani si muovono sul comodino cercando di riconoscere al tatto gli oggetti. Faccio cadere a terra il burro di cacao e la pila prima di avvertire sotto le dita l’erogatore spray. Lo afferro con ansia e spruzzo per due volte in ogni narice. Quattro spruzzi. Mi ricorico e aspetto, spero che il naso si apra e mi faccia respirare.
Ma che ora sarà? Dalla luce fioca sembra molto presto. Credo sia presto perché casco dal sonno. Ho i muscoli del viso ancora intorpiditi. O forse è perché oggi non c’è sole.
A tentoni trovo anche l’orologio sul comodino, accendo la pila. Sono solo le sei! E con l’ora legale entrata in vigore ieri sarebbero le cinque! Non è possibile, ho spento la luce alle quattro di stamattina. Non riuscivo a dormire. I pensieri andavano di qua e di là, fermarli era difficile. Preoccupazioni per il dopo e per il mentre. In ascolto di eventuali malesseri in agguato. Sudo. Potrei avere la febbre. E se fossi stato contagiato?
Con questi pensieri continui stanotte ho dormito solo due ore.
Steso nel letto , col gatto sui miei piedi, ne sento il peso e il calore. Aspetto di calmarmi isolandomi dal mondo esterno. Aspetto che le gocce nasali facciano effetto. Di solito il naso si apre quasi immediatamente.
Quanto dovrò aspettare per un po’ d’aria? E’ terribile questa sensazione di mancanza di respiro.
Oddio, non sarà l’inizio del corona? Parlano di affanno . Ieri sera, ora che ci penso, avevo 37 e 1. L’ho misurata due volte, per sicurezza. Avevo un po’ di tossetta stizzosa, ma quella era asma, la solita. Poi dicono che il corona dà febbre più elevata. Ma non cosi in tutti i casi. Forse sono portatore asintomatico. Forse sono i primi sintomi. Magari me la passo così. Vediamo… dove sono andato negli ultimi giorni, spesa e farmacia. E stop. In quali supermercati? Ah si…sono andato una volta al vicino discount. E mi ha fatto preoccupare perché è troppo piccolo. Le corsie degli scaffali sono strette. Impossibile mantenere le distanze. C’era quella tizia che mi stava addosso nella corsia e ho dovuto cambiare il mio giro per starle lontano . L’ho guardata male ma lei se n’è fregata e non s’è mossa.
Poi alla cassa, sì ancora lei quella deficiente. Stavo scaricando la mia spesa sul nastro trasportatore alla cassa e arriva lei e non mi si appiccica di nuovo? Ho dovuto allungare un braccio e le ho quasi urlato “Ma stia lì. Stia indietro per favore, rispetti le distanze!” . Gliel’ho detto molto incavolato e lei mi ha risposto : “Non sono mica infetta !” . Non le rispondo, non ne vale la pena.
Spero di non essermi preso niente. Cavolo questo naso! Non ne posso più! Mi manca l’aria, c’è buio. Sto male! Non respiro!
• Stai calmo – mi dico – alzati. Non hai alternative. Prenditi una boccata d’aria fresca.
Sento i cinguettii adesso. Dal buio della mia stanza, steso sul letto, la vista si sta abituando alla quasi oscurità. E’ l’aurora certo, ma è ancora buio. Voglio dormire. Stessero almeno zitti per un po’ con tutto quel cianciare….cosi presto si alzano i passeri? Adesso odo anche i versi dei gabbiani. Si mescolano a loro. Sono versi più lunghi, meno ci-ci-ci-ci. Sono versi decisi, meno pettegoli. Preferisco i gabbiani alla ciarlataneria dei cicicici.
Basta. Non ce la faccio. Il respiro non riparte. Butto giù le gambe dal letto e vado a spalancare vetri e tapparelle. Accendo la lampada sul comodino. Apro tutto, imposte e vetri, mi metto davanti alle finestre a inspirare tutta l’aria che posso.
Immediatamente sento le narici dilatarsi, le mucose all’interno del naso liberarsi come per incanto. Respiro finalmente a pieni polmoni. Un respiro di sollievo. “Se respiro a pieni polmoni, non ho il coronavirus!”.
Il gatto mi gironzola già in mezzo ai piedi. Mi guarda e miagola, poi si avvia verso la cucina, verso la porta finestra per uscire sul balcone.
• E’ ancora presto – gli dico – fa freddo, buio. Ti sei preso il raffreddore, uscirai più tardi col tepore!
Non c’è verso. Insiste va avanti con voce lagnosa. Sa che poi mi irrito e mollo. Infatti finisco per aprire i vetri per non sentirlo più.
Dopo essermi ossigenato vado in cucina a lavargli la ciotola e riempirla. Anzi due ciotole, una di crocchette e una con l’umido. Oggi cosa vorrà? ……provo tonno e salmone. Cambiamo un po’.
Bevo dell’acqua fresca direttamente dalla bottiglia, afferro due biscotti secchi e torno a letto, lascio le finestre spalancate.
L’aria è fresca e pura. Si sente in lontananza l’odore del mare. Sono le 6,30, cioè le 5,30 ora solare. La stanza si sta arieggiando e mi sento decisamente meglio.
Cos’hanno messo a fare l’orario legale che siamo rimasti solo noi in Europa. E con tutte le aziende chiuse per il corona, molte anche definitivamente a cosa serve anticipare l’orario? Non siamo tutti già abbastanza stressati – penso – da questi arresti domiciliari? L’ora legale per il nulla, hanno messo. “
Torno a letto sgranocchiando i biscotti. La sensazione di oppressione è passata. Almeno nel fisico. La mente e l’animo rimangono oppressi. Cerco una via di uscita pur sapendo che si è in balia degli altri e di qualcosa che non puoi gestire da solo. Penso e ripenso alla mia situazione, un po’ egoisticamente, ma se no chi me li risolve i miei problemi. Devo pensarci e come!
Il lavoro non c’è più. Spazzato via in pochi giorni. I risparmi si, per un po’. Ma finiranno. In balia della brutta sensazione di non poter più governare la tua vita.
La governa il virus. La governano i decreti. Noi possiamo solo ubbidire. Come in guerra, dicono i vecchi rimasti , quelli che l’avevano vissuta da piccoli o da ragazzi.
Mi sento una delle tante formichine che escono ogni giorno a loro rischio e pericolo dalla tana per cercare il cibo. La loro vita dipenderà non dalla loro capacità, ma solo dalla fortuna di non trovare il piede che casualmente le calpesterà.

Paola Federici
30 marzo 2020
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