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Recensione Alan Bennett Intervista a Alan Bennett
di Federica Velona’
Federica Velona': Provate a immaginare questa situazione: tornate a casa una sera e la casa la trovate vuota. Il vostro appartamento e' stato svaligiato, i ladri hanno preso tutto quello che c'era dentro, dai mobili ai vestiti, dalle tende alla moquette.
Alan Bennett: No, per fortuna e' stata solo una mia idea, un incidente che ho immaginato. All'inizio era un'idea per una commedia, non per un romanzo, mi e' sempre piaciuto il palcoscenico vuoto, o molto sgombro, e ho pensato che l'idea del furto mi avrebbe consentito di avere un appartamento privo di ogni mobilio, questa e' stata l'idea di partenza.
F.V. E perche' e' diventato un romanzo e non una commedia?
A.B. ho trovato nel libro per il furto non avrebbe funzionato sulla scena, forse in un film potrebbe funzionare.
F.V. L'effetto principale del furto e' la caduta delle barriere tra marito e moglie, la perdita delle loro cose li fa sentire nudi. Lei crede davvero che due persone possano vivere trentaquattro anni insieme, senza entrare in contatto l'una con l'altra?
A.B. Forse cio' puo' accadere in Inghilterra, in Italia non so. Credo che gli uomini siano… non so come dirlo, credo che gli uomini abbiano piu' difficolta' delle donne ad aprirsi, tendo sempre a descrivere gli uomini in modo meno simpatetico di quanto non faccia con le donne. La moglie e' dei due quella che coglie l'occasione per cambiare dentro.
F.V. Parliamo della figura maschile, di Mr Ransome. Il suo ritratto e' tutto contenuto nella prima pagina del libro: e' un uomo schiavo delle sue abitudini, tutto risolto nell'attenzione al linguaggio e nella passione per Mozart. E' un personaggio molto inglese, non le pare?
A.B. Spero di no, anche se credo che esistano persone come lui. Io probabilmente sono un po' come Mr. Ransome, anche io sono un po' chiuso in me. Una cosa che ci accomuna e' la mancanza di un cellulare, se lui avesse avuto un cellulare molto di cio' che e' accaduto non sarebbe successo, e il libro non sarebbe stato scritto in questo modo. Anche io non ho un cellulare, non navigo in Internet, sono un po' vecchio stampo.
F.V. E l'ossessione per il linguaggio e' qualcosa che Alan Bennett condivide con il suo personaggio?
A.B. Be, spero di si', penso che sia una buona cosa. Essere molto precisi nella scelta del linguaggio fa parte del lavoro dello scrittore. E tenere in ordine i propri strumenti e' importante. Non credo che Ransome in questo sia da biasimare.
F.V. Mrs Ransome, al contrario del marito, e' una persona curiosa, ha vissuto come in letargo, lei dice "tra parentesi" per tutto il tempo del suo lungo matrimonio, ma il furto fa piazza pulita delle sue certezze e le offre l'occasione di scoprire molte cose. Tra queste scoperte c'e' quella della televisione, quando ricompra l'apparecchio rubato. Alan Bennett, tra i tanti paradossi del suo libro sembra esserci la difesa del linguaggio dei talk show: lei suggerisce che e' meglio parlarsi attraverso la lingua stereotipata dei talk show che non parlarsi affatto. E' cosi'?
A.B. Si' penso che sia cosi', penso che se per comunicare bisogna ricorrere a quella lingua sia meglio farlo che non parlare. Ho immaginato lo stupore di Mrs Ransome di fronte alla facilita' con cui la gente in televisione parla di se', dei fatti propri. Trovo stupefacente che la gente sia pronta a mettere a nudo la propria anima di fronte al pubblico, e' una moda piu' americana che inglese, ma ha attecchito anche qui, e forse anche in Italia.
F.V. Quindi in qualche modo l'attrazione rapita con cui Mrs Ransome guarda la televisione e' l'attrazione che lei Alan Bennet prova per questo mezzo?
A.B. Si', in un certo senso. Non guardo spesso i talk show, ma quando lo faccio, non riesco a immaginare come ci si possa mettere a nudo in quel modo.
F.V. C'e' un lato molto carino di Mrs Ransome; quando conosce Martin, il magazziniere e Mr Hansone, il vicino di casa, due persone distantissime dal suo mondo, familiarizza subito con loro. E' un altro effetto della televisione o questi giovani risvegliano il suo istinto materno represso?
A.B. Come viene rivelato piu' avanti nel libro, i Ransome hanno perso un bambino e forse e' vero che lei ha un istinto materno. Ma di nuovo credo che le donne siano meno conservatrici degli uomini, lei trova un atteggiamento piu' conciliante, credo che le donne siano piu' adattabili e piu' aperte degli uomini.
F.V. Un'ultima domanda riguardo ai gusti letterari di Mrs Ransome e ai gusti di Alan Bennett. Lei descrive la signora mentre prova a leggere Jane Austen e Barbara Pym. Non mentre legge queste autrici, ma mentre prova a leggerle. Perche'?
A.B. Mrs Ransone e' un po' come me. A una giornalista italiana posso confessarlo, ho letto un po' di Jane Austen, ma non tutti i suoi libri e lo stesso vale per Barbara Pym. Probabilmente non sono innamorata delle carinerie sociali di Jane Austen, come lo sono molti inglesi.
F.V. E' inutile dirle che io amo molto Jane Austen e Barbara Pym…
A.B. La personalita' di Barbara Pym mi piace molto, ho letto la sua biografia e parte delle sue lettere e l'ho sentita molto vicina, ma forse cio' che descrive e' troppo vicino a me e i suoi romanzi non mi convincono troppo.
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