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Recensione Floriana Coppola

Floriana Coppola

Donna Creola e gli angeli del cortile - Recensione

edito: Guida editore, Collana Lettere Italiane

Recensione di Giuseppe Merlino, professore di letteratura francese all’ Università Federico II di Napoli

Il testo di Floriana Coppola potrebbe essere un libro per l’infanzia, ma io scarterei subito questa definizione perché la presenza degli adulti è importante quasi come quella del bambino. La voce narrante è la voce di un bambino, ma è una voce postuma. L’io narrante ricorda quando era bambino. E soprattutto questo libro è privo di qualsiasi sentimentalità. Non c’è nessuna sentimentalità.Il libro ha radici in altre zone che non sono la sentimentalità.
Penso che questo libro appartenga in una maniera molto particolare ad un genere che è stato la gloria del romanzo europeo del novecento. Credo che il romanzo europeo del Novecento abbia un genere fondamentale che è il romanzo di formazione, che racconta in maniera indimenticabile come un adolescente entra nel mondo e lo racconta in molti modi, raccontando le varie aspettative, i vari compromessi o lo racconta come Jane Austen, dove tutto finisce con un matrimonio, dove si incontrano perfettamente due classi sociali, due patrimoni, due estetiche. Tutto si combina in un perfetto compromesso estetico, in cui la lezione è: se voi aristocratici avete un po’ meno di orgoglio e voi borghesi avete un po’ meno di pregiudizio, vi sposerete, la relazione sarà pacifica e il vostro matrimonio fantastico. Un modo di dire che quella generazione post-napoleonica non poteva arrivare ad una maturità felice!
Il romanzo di Floriana Coppola appartiene a questo grande genere con alcune particolarità. Infatti è un romanzo molto esile perché non racconta il passaggio dall’adolescenza all’adulto, non affronta l’età dell’adolescenza del protagonista. Noi conosciamo Lino che ha sette, otto anni e poi Lino adulto, che parla alla fine del libro. Anche la maturità a cui questo adulto sembra essere arrivato nelle ultime pagine del libro è una maturità molto singolare, perché non è, come i casi che abbiamo visto prima, un compromesso o il fallimento di un compromesso. E’ semplicemente la maturità, che ha lasciato una grande finestra aperta sull’infanzia e questa è la specialità di questo nuovo adulto che compare alla fine di queste pagine. Un adulto accompagnato da una grande rete di angeli che vanno dal primo angelo, l’angelo custode, fino alla fine, l’angelo della morte.
Questa rete di angeli non solo ha accompagnato Lino per successive rivelazioni, ma ha permesso questa apertura sul fantasioso dell’infanzia. Quindi parliamo di un adulto in cui è rimasta moltissima parte infantile. Voglio dire che nell’adulto è rimasta questa doppia capacità che il bambino Lino mostra all’inizio fortissimamente: la capacità di fantasticare. E uno dei motivi della sua fantasia sono le nuvole. Lino vede nelle nuvole una compagnia eccitante della sua mente, perché può disegnare paesaggi e figure molto diverse. Quindi non c’è solo la capacità di immaginare ma c’è un clima di fantasticheria, quello che in francese si diceva reverì,”sogneria”, termine scomparso che significa un sogno sveglio e poi soprattutto la fantasticheria, che non si riveste di futilità ma anzi va quasi dritta a questioni fondamentali. Una fantasticheria metafisica, potremmo dire, se non suonasse paradossale l’accoppiamento di queste parole.
Le domande che sono nel cuore del bambino Lino sono le domande ultime che qualcuno si dimentica anche di fare: il senso della vita, il senso della morte, il dolore della nascita…
Tutto questo non viene detto in maniera arida, schematicamente, ma viene raccontato attraverso il lavoro di sua madre ostetrica, o attraverso la caduta dal balcone del bambino Cesarino, che viene trasformato, seguendo l’inclinazione del libro, in un angelo domestico che visita le sorelline rimaste a casa con i genitori avviliti.
L’altra parte interessante è l’adulto che mantiene questa parte bambino di sé, una parte non deteriorante ma nutriente. Non l’uomo che bambineggia ma l’uomo straordinario, perché capace di aprirsi agli elementi delicati dell’infanzia. Ricordiamo la scoperta romantica di Rousseau che sottolinea alcuni elementi peculiari dell’infanzia da mantenere vivi poi nell’età adulta.
L’altro elemento importante che perdura in questo adulto finale è la curiosità, una curiosità compassionevole. “Compassione” per molto tempo è stata una parola tabù e invece, grazie alla filosofia politica americana, la parola “compassione” ha ripreso un grande diritto di esistenza nella riflessione politica filosofica. Penso che questo libro è, narrativamente, una specie di elogio e di analisi dell’animo compassionevole e questa curiosità non ha nulla di inquisitivo, ma è una curiosità di vedere, di cercare, di capire, di compatire. Continuamente c’è in questo bambino, e poi nell’adulto-bambino, questa volontà morale di poter lenire alcune situazioni piuttosto cruente. Lo stile della fantasticheria così non occulta mai, anzi, concede spazio allo stile della realtà che non viene mortificato.
Gli elementi di realtà presenti in questo libro sono tenuti insieme da un’unità di luogo che è il cortile e il condominio stesso. Il condominio è un’invenzione narrativa molto recente
Il condominio ha preso molto spazio nella narrativa moderna. Questo condominio è molto piccolo, è composto da diciotto famiglie e molti sono gli elementi di realtà: gli elementi fisici, il palazzo,il cortile,i rumori, le scale, la seduzione, le tentazioni dell’anima, la depressione, il cibo.
Come accade spesso in letteratura, la manipolazione delle materie, tipica della sapienza gastronomica che sperimenta forme e sapori diversi, non è lontana dall’alludere alla manipolazione delle parole che lo scrittore fa, mettendo insieme parole inconsuete, ricavando ritmi, frasi, accoppiamenti di parole da cui cose vecchie prendono significati nuovi. I piaceri che lo scrittore ha di parlare dei miracoli gastronomici è in qualche maniera un rispecchiamento dei piaceri che egli ha di manipolare le parole e creare nuovi insiemi che sono frasi, ritmi e pensieri.
Anche il tema dei ricami di Donna Creola riprende elementi che si corrispondono sul piano stilistico e simbolico. Ho avuto l’impressione che con i ricami Donna Creola tracciasse una cosmogonia, un’etica divina. C’è qualcosa in Donna Creola, portiera e custode del palazzo, che ricorda un’indovina, una sibilla e la sua premonizione della caduta del piccolo Cesare nell’ordito del ricamo lo testimonia. Donna Creola non solo ha protezione e custodia del palazzo, ma media tra i condomini, ha funzioni quasi sacerdotali, oracolari. Non è strano che una volta che mette mano a cotone e ago non faccia banali ricami, ma disegni, veri e propri piani cosmologici di sensi profondi del mondo e dei rapporti.
In questo libro c’è molta simpatia per le donne, ma, soprattutto, sono assenti i padri. Come in tutti i romanzi di formazione i padri sono pessimi, assenti oppure sono morti. Non si rimedia con una possibile sostituzione, ma i ragazzi si rassegnano a questa orfanaggine istituzionale, alludendo al problema di una irrisolta paternità.
Un’ultima parola per Ercole, fratello di Donna Creola, che suscita sconcerto in tutto il condominio.E’ uno scugnizzo napoletano, occhi verdi, sensuale, zingaresco. L’autrice lo definisce mercurio dei quartieri. Non c’è dubbio che tra tutti i personaggi questo suscita in Lino un desiderio di imitazione, non solo perché gli apre la conquista dell’idea di avventura, ma soprattutto perché ha la capacità del contatto. Lo porta in motocicletta, lo porta sui tetti. E’ il giovane adolescente che produce nel bambino l’evento dell’esperienza nuova che da nessuna altra parte gli verrebbe se non dal suo fantasticare o da questo grande amico bello, vivace e pericoloso, senza il quale questo romanzo avrebbe perso una delle sue pagine fascinose.

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