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Recensione Josè Saramago

Josè Saramago

Memoriale del convento

LA COSTRUZIONE DEL CONVENTO

Romanzo storico nelle intenzioni e nell’impianto documentario, “Memoriale del convento” pubblicato nel 1982 racconta la costruzione del convento o meglio, del reale edificio di Mafra, comprensivo di palazzo, convento e basilica, ad opera del re Giovanni V di Portogallo fra il 1713 e il 1730, anno in cui avvenne, con un grandioso e sontuoso cerimoniale, la consacrazione della basilica. Fabbrica colossale e sfarzosa, intrapresa con l’intento di costituire il contrappunto portoghese del “San Pietro di Roma”, il convento di Giovanni V avrebbe occupato per anni migliaia di portoghesi e assorbito quantità di denaro che fecero di Mafra un condensato di “meraviglie”. E basti ricordare che, per la consacrazione, voluta dal re per il giorno del suo compleanno, il 22 ottobre, si videro riunire nel campanile della basilica ben 114 campane, di tutte le dimensioni.

LA STORIA E LA sTORIA

Il romanzo è opera di un narratore moderno, convinto dall’assioma che lo storico deve modificare la storia, pur rivelando in ogni tessera del proprio mosaico una sua rigorosa documentazione. Deve modificarla, poeticamente, così come il poeta modifica con la sua parola il flusso potenziale della lingua, riempiendo di significato attuale i nomi-personaggi che la storia ci ha tramandato. La sua sarà così una storia che è insieme Storia e storia, con S maiuscola e s minuscola: raccontata cioè non solo dal punto di vista dei grandi che ordinarono e pagarono l’impresa, ma anche da quello dei piccoli. Gente che la Storia l’ha fatta con le sue mani, portando a spalla i grandi massi necessari alla fabbrica da cui spesso vedeva trasformata a forza la sua stessa vita.

LA “PASSAROLA”, L'UCCELLACCIO DEL PADRE BARTOLOMEU LOURENCO

Alla narrazione di base se ne intreccia un’altra, anch’essa rigorosamente storica, cioè l’ideazione e la costruzione, da parte di un ingegnoso gesuita, della Passarola, l’uccellaccio, il nome popolare dato all’aerostato di Bartolomeu Lourenco de Gusmao (n. Santos in Brasile nel 1685 e morto a Toledo in Spagna nel 1724). Tutto storico nel romanzo il personaggio del prete che i contemporanei chiamarono il “Voador”, il volatore; professore di matematica all’università di Coimbra, dottore in canoni e grande linguista, fu l’inventore della macchina aerostatica “per andare per l’aere nella stessa maniera che per terra o per mare con molto maggior brevità. Racconta la Storia che il primo esperimento dell’aerostato venne compiuto l’8 agosto 1709, precedendo quindi, nella Storia dell’aviazione, di ben 75 anni quello compiuto dai fratelli Montgolfier in Francia nel 1783. Il volo, a cui assistette con i sovrani e gli infanti tutta la Corte, ebbe luogo a Lisbona e si snodò dalle alture del Castelo de S.Jorge, sede della Casa da India, al Terriero do Paco. Raccontano ancora le storie che il brillante sacerdote, inviato in missione dal papa e raggiunto da un’accusa di giudaismo, fuggì in Spagna dove morì a Toledo il 18 novembre 1724, completamente pazzo. Il romanzo ricalca qui fedelmente le orme della Storia, pur correggendole qua e là, dal di dentro.

L’INQUISIZIONE

Il terzo nucleo narrativo è rappresentato dagli atti del Santo Uffizio, presenza costante in tutto il romanzo, nella cui rete finiscono per impigliarsi ad uno ad uno tutti i personaggi: dal debole Giovanni V, completamente succube del potere ecclesiastico pur nel proprio individuale delirio di grandezza, al gesuita “Volatore” e ai personaggi di minor livello sociale. Stabilito con bolla papale del 23 maggio 1536, il tribunale portoghese del Santo Uffizio, con le sue Inquisizioni regionali di Evora, Coimbra e Lisbona, non sarebbe stato abolito che nel 1821 in seguito alla rivoluzione liberale.

L’INVENZIONE ROMANZESCA E IL SENSO DI RICERCA NON DEFINITO

Ci si innamora di questo libro non immediatamente, non dalle prime righe. Ma, man mano che le parole e le pagine scorrono, ci si immerge gradatamente e inconsapevolmente in un mondo mescolato di fantasia e storia. Ci si immedesima ben presto con l'inquietudine dei personaggi perennemente in viaggio avanti e indietro sulle vecchie strade che da Mafra conducono a Lisbona fino a sfiorare l'oceano. Tutto ciò conduce il lettore verso una vera e propria infatuazione letteraria. Infatti protagonista di "Memoriale del convento" è proprio questo senso di ricerca non definito. Immaginate una saga che canti le trasferte degli operai pendolari o i nervosi spostamenti quotidiani degli impiegati o, meglio ancora, le miserie degli immigrati alternate con i viaggi di ricchi impresari, tutto questo spostato un po' di secoli addietro. Siamo nel 1700 , l'Inquisizione detta le norme di una vita già abbastanza misera per mancanza di benessere e di risposte: mentre i personaggi sono spinti da un capo all'altro del Portogallo affamati di pane e di potere, Saramago li sfrutta come ambiente ideale da cui far sorgere digressioni sul significato della parola, sul ruolo di Dio, sul senso del destino, sull'ambizione e sull'amore umano. L'occhio del narratore vola qua e là proprio come la macchina per volare di Padre Bartolomeu , spazia, si sofferma per aprire elenchi e sguardi su un futuro a noi noto. Da grande scrittore più sudamericano che europeo qual è, Saramago impasta terra e cielo, sangue e fuoco, crea un equilibrio che incanta il lettore e mantiene i personaggi in bilico tra spirito e corpo, tra riso e tragedia. Blimunda, amante del monco Baltasar, e capace di vedere attraverso la materia, rappresenta l'ardita alternativa alla sottomessa società portoghese: lei vede ciò che nessuno vede, ma solo quando è digiuna, ovvero quando è libera da ciò che il mondo offre. Colori, odori, salamelecchi, sfarzi reali, musiche e sogni pindarici sono un continuo richiamo per gli occhi del lettore: alcuni abbagliano, altri nascondono chiavi di lettura. E di punti di vista è ricco ogni nucleo del romanzo: quello reale, concentrato sul tentativo di rendere imperituro il potere attraverso la propria discendenza e la costruzione del convento; quello conservatore della Chiesa che trova luce sui roghi; quello mistico di Padre Bartolomeu, sempre teso verso il cielo; quello semplice dei due amanti, che vedono la realtà come una proiezione del loro essere insieme e, soprattutto, quello umile della gente del popolo che non ha paura a presentarsi in prima persona tra le pagine del libro.

LA SOTTILE IRONIA DI SARAMAGO

L’autore, con il suo modo coinvolgente di narrare, permea tutto di una sottile ma onnipresente ironia. Egli racconta le brutture e le contraddizioni della sua terra, il Portogallo, al tempo dell’autodafé e del tribunale dell’Inquisizione; racconta della povertà e miseria dei tanti e del lusso sfrenato di pochi, dell’ ipocrisia della folla e del lavoro senza fine di tutti gli operai addetti alla costruzione del monastero. E’ la costruzione del monastero ad offrire il pretesto di un romanzo che non si risolve in questa sola descrizione, stretto com’è dalle numerosissime vicende che continuamente arricchiscono, e frastagliano, l'asse narrativo.

Gianpaolo Mazza (gianpaolo.mazza@virgilio.it)

Di gianpaolo.mazza

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