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Recensione Gianrico Carofiglio

Gianrico Carofiglio

Ragionevoli dubbi

"Mi dissi che ero un imbecille e un incosciente, che avevo quaranta anni passati - ampiamente passati - e che mi stavo comportando da irresponsabile e anche da stronzo."
Bari. Gennaio-maggio 2005. Il quarantaduenne avvocato penalista Guido Guerrieri vivacchia solo. Continua a dar pugni nel sacco, gira in bici, non fuma, predilige il rum. Da settembre Margherita, la sua compagna, è partita per lavorare in un’agenzia pubblicitaria americana. Quando la sua vita sembra trascorrere nella più piena monotonia arriva il telegramma di un detenuto, Fabio Paolicelli. Lo aveva conosciuto, a sue spese, negli anni settanta come Rayban, picchiatore fascista. Ora è in carcere per 40 chili di cocaina purissima trovata dai finanzieri del porto nell’auto dopo una vacanza con la famiglia in Montenegro. Si trova in carcere da un anno e mezzo, lo hanno difeso male, assicura d’essere innocente. Le circostanze sono schiaccianti e lui stesso, in un primo momento, per evitare guai alla moglie, ha confessato. Si presenta in ufficio una donna bellissima, Natsu Kawabata, è la moglie, papà giapponese, mamma napoletana, carnagione scura, capelli neri, occhi nocciola, profumo leggero (essenza d’ambra), un tempo modella ora cuoca di classe. Anche lei dubita del marito. Guerrieri è restio ad accettare l’incarico e non solo perché tutte le apparenze sono contro. Si moltiplicano in lui numerosi “ragionevoli dubbi”, ma alla fine accetta. In pochi mesi deve preparare il processo in corte d’appello su un fatto confuso avvenuto all’estero molto tempo prima. Ci prova. Conosce Anna Midori, la figlia. Ha una relazione con Natsu. Verifica l’ipotesi di traffico di stupefacenti. Si fa aiutare dal solito basso amico poliziotto e ottimo ispettore Carmelo Tancredi. Intuisce che deve chiamare a deporre il primo avvocato difensore. Si fa aiutare dai soliti amici magistrati: a Roma il compagno d’università Andrea Colaianni, a Palermo la gentile graziosa Alessandra Mantovani. Corre qualche rischio, ma non ci sono morti. Scopre e dichiara più volte nel romanzo di voler fare lo scrittore. Insomma appare chiaro che Guerrieri (e mi sento di dire soprattutto l’autore) è letteralmente stufo di fare l’avvocato. “Ogni lavoro ha i suoi punti, i suoi indizi di rottura. Delle crepe sul muro della coscienza da cui capisci – dovresti capire – che bisognerebbe smettere, cambiare, fare altro. Se fosse possibile. Naturalmente quasi mai lo è. E comunque quasi mai si ha il coraggio anche solo di pensarci.”
Al quarto romanzo (terzo con Guerrieri, ancora in prima persona) il quarantacinquenne magistrato barese Gianrico Carofiglio conferma acume giudiziario, capacità introspettiva, grande qualità di scrittura, equilibrio fra canoni e originalità, insomma talento. I dialoghi e gli interrogatori sono commentati con ragionamenti e pensieri. Il protagonista è sempre più per bene, bravo, di sinistra, ordina troppe pizze e birre, invecchia come altri grandi: quattro anni fa aveva solo un anno di meno.
Le incursioni in corsivo sono letterarie. Il cibo è sia slow che fast, la sintesi appare come “fumo negli occhi” a pag. 153 ("Gli spaghetti alla “fumo negli occhi”. Una sobria allusione al fatto che è una ricetta in cui il cuoco - io, nel caso di specie - cerca di apparire più abile di quanto non sia in realtà."). Musica didattica, citazione di De Gregori, jazz e poi Cohen, Day, Jones, Knopfler (quando conta), Dylan. È senza dubbio il personaggio di Guerrieri la ragione di un fascino speciale: eroe riluttante e senza moralismo, malinconico e dotato di un naturale, soffice umorismo autoironico. Ma nello stesso tempo il personaggio appare un po’ stanco (del suo lavoro senza dubbio), ma anche la sua autoironia è meno efficace e tagliente rispetto alle precedenti prove narrative. Non sarebbe meglio forse far “riposare” Guido Guerrieri per un po’ (o per sempre) e tentare altre strade narrative. Ad un talento narrativo come Carofiglio ciò non può apparire come un azzardo (“Il passato è una terra straniera” lo conferma).

Gianpaolo Mazza (gianpaolo.mazza@virgilio.it)


Di gianpaolo.mazza

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