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Recensione Vasco Pratolini

Vasco Pratolini

Un eroe del nostro tempo

In questa storia violenta ma non amara, in cui la solitudine e la stessa colpa acquistano valore di riscatto, è colto sul nascere, nella sua gratuita fatalità, il torbido irrazionalismo di una generazione rimasta allo scoperto: i residui morali del fascismo si proiettano come un’ombra sulle rovine della guerra. Scritto nel 1947, il romanzo rappresenta nel cammino di Pratolini un’operazione (la scelta dichiaratamente realista figura perfino nel titolo tratto dalla grande letteratura romantica) che fino ad allora egli non aveva tentato e molti anni dopo avrebbe dato il frutto più maturo nella “Costanza della ragione”: l’intervento diretto su una situazione morale nel momento stesso in cui viene delineandosi. Libro storico, anche nella forma narrativa, nell’essenzialità e rapidità del disegno, nella qualità di una sintassi particolarmente mossa e concitata, il romanzo contiene quella forza immediata che portò l’autore a scriverlo quando esperienze analoghe a quelle del suo protagonista bruciavano ancora.Luogo centrale dell’azione è l’appartamento dove convivono “tre famiglie”: Lucia con suo figlio Sandrino, la coppia Bruna-Faliero e Virginia, la giovane vedova, la “repubblichina”. Già si vede che il ragazzo prestante, prepotente e con quell’aria di innocenza, di perdonabile naturalezza, che prestanza e prepotenza spesso assumono, si trova con tre donne addosso: ne riceve e ne provoca il calore, cova ed è covato. Nei riguardi della madre, si atteggia a paladino; rispetto a Bruna, agisce da avversario, che però conosce un segreto molto femminile di lei, del quale potrà fare una pedina nel suo gioco; e infine attrae a sé Virginia come alleata indispensabile o vittima designata. Pratolini insiste sullo charme fisico di Sandrino e sulla solitudine di Virginia. Per conquistarla Sandrino non esita a rinnegare la propria santificata madre, parlandone come di una povera sciocca. Sandrino ha imparato d’istinto l’antichissima tecnica del dividere per comandare. Con ogni persona (e con ogni donna, in particolare) recita una parte diversa, tende anzi a staccare dal resto del mondo, in modo che resti isolata dal contesto sociale e legata per un filo tenace solamente a lui. Ciò evidentemente non gli riesce appieno con Bruna, che è congiunta a Faliero da un amore concreto, profondo, cementato dalla solidarietà politica e dalle prove sopportate insieme; ma quell’unica volta che è riuscito ad avere tra le mani una Bruna appunto “staccata” per un momento da Faliero, ha sentito, e le ha fatto sentire, la propria possibilità di esercitare una forza, un imperio e di condurre gli altri ad abiezione o perdizione. Già qui s’insinua un piccolo mistero, un fatto di apparente inverosomiglianza, le cui spiegazioni possibili aprono uno spiraglio sul mondo segreto di Bruna, sulla sua ferita interiore. Perché, temendo Sandrino e in certo modo odiandolo, Bruna ha indotto Faliero – o si è lasciata indurre da lui – a ritornare ad abitare, dopo la lunga parentesi della Resistenza, proprio nel vecchio appartamento? Qui, dove vive il ragazzo, che le ricorderà sempre, con la sua semplice presenza o on espliciti ricatti, quel punto “nero” della sua vita che Faliero ignora e lei vuole che continui a ignorare? Evidentemente quel punto è diventato un solco, materia di sogni e di incubi da cui Bruna non riesce a liberarsi, materia vischiosa e paurosa ma oscuramente affascinante. Non può stare lontana da Sandrino, ha bisogno di sapere che cosa egli stia facendo, come se da ciò dipendesse una sua sicurezza interiore, la possibilità di saldare un enigmatico conto rimasto aperto, forse la possibilità di salvare altri da Sandrino, di salvare da ogni Sandrino il mondo. Il viluppo attrazione-repulsione si complica, in Bruna, con elementi morali, connessi alla sua ideologia: e in questo la sua posizione è vicinissima a quella di Faliero riguardo al ragazzo, con una differenza, che Faliero vuole riscattare Sandrino, quasi simbolo di una generazione in pericolo, li invece, vuole essere pronta a difendere contro la “volontà di potenza” di Sandrino una possibile vittima, che poi è un doppio di se stessa. E la vittima arriva, nella persona di Virginia: ma qui Bruna tarderà a sapere ed a capire e quando interverrà sarà tardi perché Virginia nei confronti di Sandrino è cieca e suicida. Quando Bruna mette Virginia sull’avviso, l’altra risponde in cuor suo con un doppio moto di gelosia, che le impedisce di accettare i buoni consigli. Bruna è sempre stata inconsciamente gelosa della donna che sarebbe venuta, della “vittima”; di colei che era destinata a consumare un atto rimasto incompiuto fra lei Bruna e Sandrino, a partecipare nell’abiezione che per un istante le si era aperta dinanzi. Un’abiezione divenuta confusamente desiderabile, in quanto Bruna si è riempita di un complesso di colpa ed ambisce all’espiazione. L’ultima passeggiata di Sandrino e Virginia è il viaggio infernale di due persone che trascinano se stesse e la propria memoria ad un punto insostenibile. Qui ognuno obbedirà alla sua natura: lui la violenza, lei il martirio. “Là, nell’ombra, Virginia si faceva un piedistallo del proprio sangue, con gli occhi inutilmente sbarrati a scoprire le stelle”.

Gianpaolo Mazza (gianpaolo.mazza@virgilio.it)



Di gianpaolo.mazza

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