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Orrori tropicali

Gordiano Lupi scrive per raccontare Storie. Lo si capisce subito. La sua non è una scrittura narcisistica, che si autocompiace, che ruzzola su se stessa in spericolate piroette narrative volte a dimostrare unicità dello stile e ricercatezza del linguaggio. E dunque autocelebrativa. La scrittura di Lupi è al servizio delle Storie e, di conseguenza, rivolta a quel lettore che non è alla ricerca di sperimentazioni di sorta e che ama leggere senza doversi barcamenare tra pleonastici orpelli letterari. Queste considerazioni introduttive trovano conferma anche nell'ottima raccolta di racconti " Orrori tropicali" (edizioni Il Foglio, 2006, euro 12). Una raccolta molto particolare poiché consta di un vero e proprio romanzo breve, "Il mistero di Encrucijada " e di sei racconti.

Non solo. A fine volume è possibile gustare la versione a fumetti (una vera chicca) del romanzo "Sangue tropicale", realizzata con il supporto della pregevole matita di Oscar Celestini.
"Orrori tropicali" è una raccolta horror ambientata, come si evince dal titolo, nelle particolarissime atmosfere dei tropici: storie di vudù, santerìa e palo mayombe, leggiamo come sottotitolo. Come sottolinea Gianfranco Nerozzi nella prefazione al libro: « Gordiano è uno che ai tropici c'è stato veramente e quindi sa di cosa sta parlando, anzi di cosa sta scrivendo: e riesce a trasmettere tutto nel modo giusto, gli odori e i sapori. Il sapore che batte forte mentre il sangue cola lento. Si respira aria che sa di mare e di credenze antiche, crudelmente affascinanti. Lui ci parla di voodoo e di santerìa. Miti ancestrali e maledizioni legate a religioni che hanno basato la loro ragione di esistere su un camuffamento. (…) Quindi non potete mancare. Non potete sottrarvi. Vi tocca andare avanti, sfogliare le pagine fino alla fine. »
Confermo pienamente ciò che ha evidenziato Nerozzi. E aggiungo che la lettura di questi racconti fornisce davvero l'occasione per respirare la vita delle periferie tropicali, dove culto dell'antico e mistero della tradizione si mischiano con la durezza della realtà quotidiana.
Riporto un paio di brani giusto per rendere l'idea.
« "Qui il comunismo non è mai riuscito a impedire che il popolo praticasse i suoi culti, anche se non li ha mai agevolati. I contadini non possono vivere senza le loro credenze e spesso fanno anche un po' di confusione, mescolando santerìa al cristianesimo. I riti magici vanno a braccetto con la pratica religiosa e le superstizioni più improbabili. Conosco delle persone che praticano riti dopo il calar del sole (…). Sostengono di saper fare macumbe terribili e di poter evocare i morti e al tempo stesso vanno a messa e si dichiarano credenti in un Cristo che è un miscuglio di soprannaturale e divinità terrena. Credono nei santi della Chiesa e li trasformano a loro uso e consumo. (…) Nell'unica chiesa del paese, situata vicino alla caffetteria, vanno a braccetto santéros e cattolici, che tengono in casa indifferentemente immagini di Gesù Cristo o fantocci neri di Elegguà."
Dal brano che segue si evince che (forse) il titolo della raccolta non si riferisce soltanto alla natura horror delle storie narrate: sono molti gli orrori con cui bisogna fare i conti nella vita di tutti i giorni.
"È strana la nostra economia e ancora non è che abbia le idee molto chiare sul suo funzionamento. Soprattutto non comprendo a chi servano certe scelte finanziarie. Ci pagano in pesos e ci costringono a comprare quasi tutto in dollari, perché al mercato nazionale non si trova quasi niente. (…) Un lavoratore della Centrale guadagna cento pesos al mese, praticamente l'equivalente di cinque birre con l'etichetta di Stato. Ecco perché è impossibile non ricorrere al mercato nero, se si vuol sopravvivere. Ecco perché è impossibile non cercare di arrangiarsi, facendo lavori proibiti o rubacchiando allo Stato qualcosa da rivendere o da utilizzare." »
"Il mistero di Encrucijada" racconta le vicende di una vecchia leggenda che ritorna pregna di realismo e morte: Isabel, una strega terribile e – appunto – leggendaria riesce a disseminare il terrore e a impossessarsi del corpo di una quindicenne. Una storia bellissima e tremenda. Una storia che si sviluppa in un crescendo vorticoso e che Lupi ci propone con la sua penna lineare e raffinata rinunciando ai mezzucci e alla effettistica narrativa di certa letteratura di genere.
Lo stesso autore, nella sua nota introduttiva, ci presenta in maniera sobria, ma intrigante, gli altri racconti: « "Fratelli di Satana " e "Il gatto nero" sono due storie cubane e il secondo si caratterizza come remake caraibico del racconto del grande Edgard Allan Poe. "Il vampiro delle Ande" è una storia sudamericana legata a una leggenda e anche a una situazione sociale vissuta da certi popoli amazzonici. " La pella bruciata" è ispirato alla leggenda haitiana del loupe–garou, una sorta di vampiro–licantropo. "Un terribile rimpianto" e "Baron Samedì" ci portano ancora ad Haiti e alle storie leggendarie sugli zombie – uomini schiavi che vagano senza una meta. »
Come scrive Antonella Lattanti su "Books and other sorrows" di Francesca Mazzucato: «Troveremo tutto questo in Orrori Tropicali , eppure non lo troveremo in superficie, demagogicamente appiccicato alla pagine, alle storie, alle persone che incontreremo. Troveremo tutto questo come impastato, con mani sapienti, con vivida, fervente intelligenza, con critica memoria, fin dentro le mani dell'autore, ad agitare il soffio vitale stesso che dà sostanza ai personaggi.»

Massimo Maugeri
www.letteratitudine.blog.kataweb.it

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