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Recensione Joe R. Lansdale

Joe R. Lansdale

Atto d'amore

Houston alla fine degli anni ‘70 è una strana metropoli: ha tutti i problemi tipici delle grandi città senza tuttavia venire degnata dell’attenzione che gli scrittori da sempre riservano ai luoghi intrinsecamente carichi di potenziale narrativo. Poi arriva Lansdale, che ancora non è la celebrità che adesso tutti conosciamo, autore di racconti fenomenali che spaziano dall’horror al grottesco, dal noir alla fantascienza e vi ambienta questo suo “Atto d’amore”. Pearl Harbor qui non è solo quella bombardata dai giapponesi ma anche il soprannome del quartiere più violento della città dove morte, tragedia e povertà sono di casa. E’ questo lo scenario che fa da sfondo agli efferati delitti del “Macellaio di Houston”. Bella Louise, una prostituta del quartiere, viene trovata da un vagabondo di nome Smookey, morta e fatta a pezzi.
Marvin Hanson, poliziotto dall’incredibile caratura morale, e Joe Clark, suo assistente, vengono incaricati dell’indagine. Presto l’assassino comincia a comunicare con la polizia attraverso dei messaggi lasciati alla sede del giornale locale Bugle, dove Barlowe, giornalista arrivista malvisto dal detective Hanson, cura una rubrica dal titolo “Houston, scena del crimine”.
Comincia così una lunga sfida, scandita dai delitti del Macellaio, in cui Marvin Hanson dovrà scendere nei meandri della ragione umana, del dolore e dell’ambiguità.
”Ho imparato una cosa. Doc. Aveva ragione lei. C’è un assassino in tutti noi, in ciascuno di noi, nessuno escluso”. Come racconta lo stesso Lansdale nella postfazione, Atto d’amore (titolo originale Act of Love), pubblicato nel 1981, è da considerarsi come il primo vero romanzo dello scrittore texano. Fino a quel momento, l’autore aveva scritto appunto solo qualche racconto, alcuni articoli e parecchi romanzi di genere che, però, non lo avevano soddisfatto a pieno.
Uno di questi, imperniato su un detective privato, era uscito per la Mike Shayne Mistery Magazine.
Niente di tutto ciò, però, corrispondeva realmente a ciò che Lansdale si sentiva in animo di scrivere. Erano ancora opere molto legate alla routine ed alla lettura di autori amati come Ed McBain, Dean Koontz ,Richard Matheson. Ma pubblicare non era più l’unico scopo. C’era, per Lansdale, la necessità di una voce propria. E fu questo a spingerlo, a poco a poco, a fare del Texas il centro e la matrice di quasi tutte le sue storie. Houston fu la prima location di questo nuovo genere. La scelta era pericolosa; c’era il rischio di passare per autore regionalista, etichetta che veniva immediatamente affidata ad ogni scrittore che ambientasse le sue storie in una città che non fosse New York o Los Angeles. Ma già allora Lansdale dimostro di saper azzardare.
La scelta di Houston tradisce un po’ di queste paure. Houston è la New York del Texas. Più tardi lo scrittore, inalando la sua giovinezza di ragazzo di campagna, avrebbe optato definitivamente per Austin (vedi la serie di Hap e Leonard). L’altra scintilla che portò ad Atto d’Amore fu la rabbia. La rabbia per la violenza, per l’attenzione che ad essa veniva rivolta, per il distacco voyeuristico con cui si rincorreva la notizia di un omicidio o di un massacro, per l’ombra che, in queste vicende, sembrava sempre circondare le vittime. Lansdale voleva andare, dunque, nella direzione contraria a quella percorsa tanti anni prima da Truman Capote in “A sangue freddo”. L’obiettivo era vedere la violenza da un punto di vista sociale; secondo la lente d’ingrandimento della società, dell’ambiente, della famiglia, della paura trasmessa nelle vittime. Senza rendersene conto, Lansdale affrontò di petto, con Atto d’amore, quello che poi sarebbe stato il leit-motiv di tutta la sua letteratura.
Per questi motivi il romanzo è una sorta di fucina in cui l’autore affila le sue tecniche. Lo stile non è ancora quello lineare delle opere successive. Viene sperimentato con continuità il cambio di punto di vista ad ogni capitolo. Si prova ad entrare nella mente del criminale facendolo parlare sia in modo diretto, sia attraverso le lettere. Il tutto, a volte, risulta un po’ farraginoso ma, comunque, già di grandissimo effetto. La figura del detective Marvin Hanson anticipa tratti dei personaggi della serie Hap & Leonard (di cui lo stesso Marvin, saltuariamente, fa parte). La suspence è già calibrata al massimo livello. Già si vede quell’ottima miscela di giallo, horror, film di serie b, indagine sociale e poliziesco. Ma soprattutto l’autore lascia subito un segno nella storia del genere. Il libro anticipa infatti tutta una serie di romanzi che verranno pubblicati negli anni ottanta e novanta con una figura di serial killer in primo piano ( su tutti “Hannibal” di Thomas Harris).
Lansdale scrive Atto d’amore fra il 1979 e il 1981. Si vedrà rifiutare il libro da vari editori, soprattutto a causa della sua materia scabrosa e dell’ambientazione anomala, ma, infine, riuscirà a pubblicarlo per la Zebra Books. Il romanzo avrà un discreto successo e verrà, più tardi, ristampato. Ma soprattutto permetterà al suo autore di ricevere un primo compenso di una certa importanza e di mettersi a scrivere con più fiducia nei propri mezzi, per poter avviare definitivamente, qualche anno più tardi, la carriera di uno degli scrittori attualmente più prolifici e geniali degli Stati Uniti.
Inoltre il romanzo, nell’edizione Fanucci, è anticipato da una splendida introduzione di Andrew Vachss amico di Lansdale ma, soprattutto, romanziere che ha grande affinità con lo scrittore texano.
Un romanzo potente, d’impatto direbbe qualcuno.

Gianpaolo Mazza (gianpaolo.mazza@virgilio.it)



Di gianpaolo.mazza

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