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QUESTO MARE INFINITO

Col suo nuovo libro “Questo mare infinito”, prefazione di Stefano Beccastrini, edito da Aska, Umberto Guidi ci conduce per mano sui set dei 63 film girati in Versilia dal 1913 ad oggi. Il libro si legge d'un fiato, complice una scrittura vivace, tutta fatti persone cose, che scorre leggera e curiosa, rovistando negli angoli riposti della fitta e fascinosa vicenda di questa fortunata striscia di costa toscana. S'inizia col primo film, “L'isola dei beati” che Max Reinhardt girò nella pineta di Viareggio e sulla spiaggia di Massa nel 1913. La scelta del regista, scrive Guidi, fu influenzata dalla visione diffusa nella cultura europea del tempo che vedeva la Versilia come un paradiso naturale avvolto nel mito. Nel 1916 la divina Eleonora Duse fece a Viareggio alcune prove tecniche per l'interpretazione del film “Cenere”, dall'omonimo romanzo di Grazia Deledda, diretto da Febo Mari, contenente sequenze delle montagne versiliesi. La pineta di levante fu teatro di parecchie riprese esterne di “Maciste all'inferno”, interpretato dal forzuto Bartolomeo Pagano. A proposito di questo film Guidi riporta una pagina delle suggestive memorie di Krimer che da bambino andava a curiosare nei luoghi delle riprese incontrando di persona i grotteschi personaggi di quella storia fantastica. Nel 1936 Mario Monicelli gira a Viareggio il suo primo film in 35 mm, “Pioggia d’estate”, storia di un fugace amore estivo, insieme con i suoi carissimi amici Beppe, Luciano ed Ernes Zacconi, figli del grande Ermete. Lo stesso Ermete, con la moglie ed altri della sua Compagnia, viene coinvolto a coprire vari ruoli. Come interprete femminile è scelta la bella e brillante Ernes. Il partner maschile è l’amico Raniero Barsanti, noto sulle spiagge per la sua avvenenza (diventerà supermiliardario facendo il costruttore in Venezuela). L’operatore è Manfredo Bertini, poi Medaglia d’Oro della Resistenza. Luciano Zacconi è il costumista e lo scenografo. Beppe Zacconi e Giannetto Guardone gli organizzatori. Monicelli è eletto sceneggiatore e regista per la gloria acquisita come vincitore, sia pure per un film a passo ridotto, alla Mostra di Venezia e per l’esperienza acquisita come “terzo o quarto assistente” di registi professionisti. I soldi li tira fuori Ermete; ben pochi, quasi il costo della pellicola e del suo sviluppo e stampa. Il film ha scarsissima distribuzione, ma serve moltissimo a Monicelli per fare esperienza. Dopo “La stella del mare” (1938) di Corrado D'Errico, costruito intorno al tenore livornese Galliano Masini; “Finalmente soli” (1941) di Giacomo Gentilomo, per il quale fu girata una scena nel vecchio palazzo del municipio con scalinata e colonnato dorico (la scena si concludeva lungo via Regia con un passeggio di carrozze); “La famiglia Brambilla in vacanza” (1941) di Carl Boese, commedia ambientata in una famiglia della piccola borghesia urbana che viene sulla spiaggia di lusso di Viareggio alla ricerca di un marito facoltoso per la figlia, nasce a Viareggio nel 1946 un'iniziativa di un certa consistenza: un gruppo di cinefili, raccolti intorno alla famiglia Zacconi, fonda una casa cinematografica, Fiaba Film, per la produzione di favole per bambini; sua prima e unica produzione fu il film “Le avventure di Pinocchio” di Giovanni Battista Guardone, con Mariella Lotti, Vittorio Gassman, Luigi Pavese, Dante Maggio. Il film venne girato al cinema Eden, in pineta, sulla spiaggia, lungo la Farabola. Particolare curioso: Giuseppe Zacconi, figlio di Ermete, si espose per sette milioni di lire e dovette vendere la casa che la famiglia possedeva in via Garibaldi. Recentemente Roberto Benigni ha dichiarato che il film di Guardone è una delle più interessanti versioni cinematografiche della favola di Collodi. Nel 1947 è la volta di “Tombolo, paradiso nero” di Giorgio Ferroni, ascrivibile alla stagione del neorealismo; rappresenta il dramma delle 'segnorine' che si concedono alle truppe di occupazione nella zona tra Viareggio e Livorno; l'idea venne da un articolo di denuncia di Indro Montanelli, che poi fu coinvolto nella stesura della sceneggiatura. Un film di grande successo di pubblico fu “Puccini” (1952) di Carmine Gallone, interpretato da Gabriele Ferzetti. Alcuni esterni furono girati jn riva al Lago Massaciuccoli. Una delle sequenze, tra le più suggestive del film, “è il funerale sull'acqua della servetta Delia, suicida per amore del maestro, il quale aveva respinto i suoi timidi tentativi di stargli vicina, a causa delle chiacchiere del paese”. Gli stessi ambienti saranno filmati per lo sceneggiato televisivo “Puccini” del 1972. Una delle prime prove di Sophia Loren fu la parte sostenuta in “Pellegrini d'amore” (1953), di Andrea Forzano, nelle vesti di una ballerina che si finge una nobildonna. Gli esterni furono ripresi al Principe di Piemonte, in Darsena e in Passeggiata. “Guendalina” (1956) di Alberto Lattuada fu interamente girato tra Viareggio e Forte dei Marmi, compresi gli interni. Guidi ci parla dl talento della giovanissima Jacqueline Sassard, del nitore stilistico della regia, dei pregi della fotografia, del ruolo del paesaggio, quasi un co-protagonista della pellicola, lontano dagli stereotipi da effetto cartolina di altre opere. Nel film si vedono la pineta, il lungomare, la spiaggia, le cabine dei bagni, le darsene, via Coppino, il porto, le barche.
Nella seconda parte del libro, che va dal 1960 al 1983, spiccano film importanti come “Una vita difficile” (1961) di Dino Risi, “La bella di Lodi” (1962) di Mario Missiroli, “Frenesia dell'estate” (1963) di Luigi Zampa, “La congiuntura” (1964) di Ettore Scola, “Comizi d'amore” (1964) di Pier Paolo Pasolini, “Mondo cane n.2” (1962) di Gualtiero Jacopetti. L'episodio girato a Viareggio di “Una vita difficile” è all'altezza del miglior Risi. Umberto Guidi ce lo fa quasi vedere il film, segue passo passo i protagonisti, Alberto Sordi e Lea Massari, coglie ogni sfumatura della loro interpretazione, ci mostra i luoghi e gli ambienti che sono parte viva dei loro stati d'animo. Negli anni Settanta si registra un certo appannamento d'immagine per la Versilia; la contestazione, il caso Lavorini, il clima politico, le tensioni sociali non risparmiano Viareggio. La città, come luogo ameno di vacanza e divertimento, perde smalto. I film girati portano i segni del cambiamento; vengono in auge il genere erotico e quello comico. Si apre la serie di pellicole come “Peccato veniale” (1973) di Salvatore Samperi, “Arrivano Joe e Margherito” (1974), “Oh, mia bella matrigna” (1976), “”Lo chiamavano Bulldozer” (1978), “Bomber” (1982), “Il petomane” (1983), “Senza vergogna” (1985”. Film di caratura opposta furono“Mordi e fuggi” (1972) di Dino Risi, che anticipava il clima fosco degli anni di piombo, “Un Amleto di meno” (1973) di Carmelo Bene, “La circostanza” (1973) di Ermanno Olmi. Nel 1982 enorme successo di pubblico ebbe “Sapore” di mare” di Carlo Vanzina, centrato sulla Versilia 1964. Ritroviamo numerosi set cinematografici versiliesi negli anni Novanta quando l'emergere del cinema comico toscano ebbe la Versilia come luogo di riferimento per le implicazioni autobiografiche di registi e attori.
Il libro si chiude con le pagine dedicate agli ultimi set versiliesi tra cui quelli dei film “Sulla spiaggia e di là dal molo” di Giovanni Fago, “Contronatura” di Alessandro Tofanelli.
Il volume di Umberto Guidi, graficamente accattivante, arricchito dalle foto scattate sui set, è un'opera unica nel panorama delle pubblicazioni sul cinema; trasuda il fascino della Versilia mitica, coinvolge con il racconto dettagliato delle vicende di ciascun set; ci fa conoscere da vicino personaggi leggendari del mondo cinematografico; illustra, con gli strumenti del critico più raffinato, pregi e difetti di ciascun film partendo dai giudizi della critica dell'epoca e dalla fortuna presso il pubblico.
Antonio Carollo





Di antoniocarollo36

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