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Recensione Vladimir Luxuria

Vladimir Luxuria

Incontro con Vladimir Luxuria

Giovedì 17 maggio alle 18, presso la libreria Feltrinelli in galleria Alberto Sordi di Roma, si è tenuto l'incontro con Vladimir Luxuria per la presentazione del suo libro "Chi ha paura della Muccassassina? Il mio mondo in discoteca e viceversa (Bompiani)". L'intervista alla deputata e scrittrice Vladimir Luxuria è stata condotta da Concita De Gregorio.

Com'è stata la gestazione del libro. Come è nata l'idea?

Ho impiegato due mesi per scrivere il libro. Volevo riordinare i pensieri nella mia mente sul periodo che avevo trascorso come organizzatrice di eventi per il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Mi ero occupata dell'organizzazione dei Gay Pride, delle giornate mondiali della lotta contro l'AIDS, oltre che all'organizzazione delle serate in discoteca, come per il Muccassassina. E' stata una parte importante della mia vita e il mio modo di fare politica. Ho scritto questo libro non solo per far conoscere il mondo trasgressivo delle discoteche omosessuali ma anche per parlare di altri argomenti.

Come sono stati gli anni precedenti il tuo arrivo a Roma?

A un certo punto, quando ancora abitavo a Foggia, decisi che volevo camminare dentro la notte. Tutti a un certo punto della nostra vita ci troviamo davanti a un bivio. Potevo prendere la decisione di nascondermi, di mentire a tutti, agli amici, alla famiglia, alle persone che conoscevo. Oppure rivelarmi per quella che sono, senza fingere, cercando di essere me stessa. Presi la seconda decisione e inzialmente pagai un prezzo: dovetti cominciare a dividere la mia città in zone, le zone rosse e quelle verdi. Le zone verdi erano i luoghi dove potevo camminare senza preoccuparmi, dove potevo incontrare persone con una mentalità aperta. Le zone rosse erano i luoghi della città dove, come minimo mi arrivava una lattina di birra, oppure mi pestavano direttamente. Ho dovuto imparare a conoscere la mia città.

Cosa cercava una ragazza come te nella metropoli?

Cercavo me stessa in un periodo in cui la parola omosessualità non poteva ancora essere scritta sui giornali o detta nei telegiornali. Mi sentivo un alieno sceso sulla terra in completa solitudine. Quando ancora abitavo a Foggia e frequentavo il piazzale della stazione, il luogo di ritrovo dei gay di Foggia di allora, incontrai una persona che mi disse che a Milano c'era una discoteca gay. Così decisi di partire per Milano, affascinata di poter finalmente vivere liberamente senza dovermi sentire un alieno. E' stata un'esperienza incredibile, non mi pareva vero. In realtà mi aspettavo qualcosa di strano, di peccaminoso, trasgressivo, invece entrai in questo posto dove suonava un'orchestrina di mazurca e le coppie ballavano impettite come piccioni. Ho visto quello che facevano i miei nonni. Ho sentito una vampata di calore: non siamo soli, siamo tanti e possiamo non essere tristi, possiamo ridere e parlare insieme. Allora non siamo condannati a una vita di solitudine e tristezza. Forse un giorno i gusti sessuali verranno considerati come il colore degli occhi e non ci sarà più bisogno di fare i gay pride.

Parliamo di Rutelli.

Durante il periodo della candidatura per la poltrona di sindaco a Roma con i candidati Rutelli e Fini, ricordo che Fini disse che una volta eletto avrebbe valutato la liceità del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Questa affermazione mi turbò parecchio. Rutelli, invece veniva al circolo con il suo motorino scassato, partecipò alla prima festa del Muccassassina, chiamata così, perchè la prima edizione si tenne in un ex mattatoio. Le discoteche allora non ci ospitavano ancora, temevano di sputtanarsi. Lo spazio ce lo diede un centro sociale. In quell'occasione avemmo come ospiti: Rutelli, Franca Valeri e Vanna Marchi. Insomma un happy trash. Vanna Marchi era a quel tempo famosa per una canzone rap che cantava. La Valeri proveniva da una famiglia ebrea e quindi sapeva cosa significasse essere considerati diversi da un giorno all'altro. Rutelli fece un bellissimo discorso. Da allora Rutelli è cambiato ed è proprio questo che vorrei chiedere alla politica: la coerenza e il coraggio. Quando si ha un'idea bisogna perseguirla fino in fondo. Se ci credo non posso dissociare quell'idea dalla mia personalità. La differenza tra il family day e il gay pride è la differenza tra chi sa dare un si o un no e chi invece rimane in bilico sul ni. Si fanno dei giochetti a spese della gente. Molte delle motivazioni non hanno nulla a che fare con i diritti delle persone.

E con Rosy Bindi come ti sei trovata?

Mi sto abituando alla sauna svedese con lei. Doccia fredda, doccia calda. E' una persona molto valida e gode della mia stima. Credo che anche lei abbia delle pressioni. Se consideriamo la vicenda dalla loro ottica, la Bindi e la Pollastrini hanno fatto una proposta di legge rivoluzionaria per questo Paese. Dovrebbero essere più coerenti, più coraggiose, senza badare ai cilici vari. Sono preoccupata di questo ritorno al medioevo. Lo sapete vero quello che facevano a quelle come me nel medioevo?

Ci puoi parlare degli interventi di chirurgia estetica che nel tuo partito vengono ancora visti con un certo snobbismo.

Io rivendico la mia parte femminile e la voglio vedere anche fuori. Voglio vedere la mia anima riflettersi anche nel corpo. Si interviene per stare meglio con se stessi. Non mi sono mai fatta problemi sul fatto che la chirurgia plastica fosse di destra o di sinistra. Non voglio essere diversa da tutte le altre trans e gli interventi che ho fatto li ho sempre pagati di tasca mia. Continuerò a pagare fino a quando saranno costrette a farlo tutte le altre trans.

Il governo fa un anno oggi, raccontaci della tua esperienza.

La più grande soddisfazione è stata il cambio di atteggiamento da parte delle persone con cui collaboro, i membri della commissione cultura. Con il passare del tempo, anche coloro che mi avevano accusata, come Lorenzo Barbieri, ha poi detto: "Luxuria è una persona che stimo". La Lega disse: Luxuria, non solo è un trans ma pure terrona. Per fortuna i rapporti sono cambiati. Nella vita è così: più ci si conosce più i pregiudizi cadono. Conoscerci ci rende tutti più interessanti. Invito rifondazione comunista a diventare come le parrocchie del family day per il prossimo gay pride del 16 giugno. Dobbiamo essere tantissimi e arrivare a riempire piazza San Giovanni.

Gli omossessuali oggi non sono considerati una famiglia

Mi sarebe piaciuto che Antonello Rossi, gay di Foggia di 50 anni fosse venuto al forum delle famiglie a raccontare la sua storia, lui che fa il badante di sua madre. Avrebbe dovuto raccontare cosa significa abbandonare il lavoro. E' offensiva questa idea che noi non abbiamo nulla a che fare con la famiglia. La tendenza vera di oggi è quella di essere single. I nuovi giovani non convivono neanche. Chi vuole ottenere questi diritti e doveri non sono una minaccia per la famiglia, piuttosto la rafforzano. Sarebbe utile chiedersi perchè i giovani oggi rimangono in famiglia, forse non hanno paura dei Dico ma di un contratto di lavoro a tre mesi.

Di Vincenzo Ciccone

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