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Recensione Bedri Baykam

Bedri Baykam

Sex

Nel 2000 quando è uscito in Turchia, il libro “The Bone”1 di Bedri Baykam fece scandalo, e ne fu immediatamente bloccata la circolazione, in quanto giudicato “osceno”. Solo successivamente fu riabilitato, anche se dopo una lunga diatriba legale, e si avviò a divenire un caso2. Innanzitutto pittore e performer, Bedri Baykam, natp ad Ankara nel 1957, è celebre in Turchia per il suo anticonformismo e la sua arte di frontiera. Quando nel 2000 decise di dare alle stampe (peraltro in privato) questo libro, l’idea era chiara: mettere alla prova la laicità e la tolleranza di uno stato, quello Turco, attanagliato da mille contraddizioni.

“Sex” è un romanzo porno-fantascientifico, in cui si alternano scene di sesso gratuite e volgari, a scenari di fantapolitica sia domestica che internazionale. Il mondo in cui si muove Selim, personaggio centrale del libro, è un mondo in cui la Turchia ha un posto centrale nell’economia, un posto dove Bill Gates è diventate presidente degli Stati Uniti (ma ce l’ha ancora con Saddam Hussein), un posto dove, purtroppo, i paesi poveri si fanno la guerra a suon di testate nucleari, dove a Cuba governa Ernesto Che Guevara e dove un Boeing 797 si schianta sulle Torri Gemelle di New York a seguito del suicidio del pilota, deluso in amore.

La copertina riporta la seguente frase:

Un fotografo che cerca di ridurre la propria vita a un puro sguardo e che non può fare a meno di espugnare ogni orifizio delle sue amanti. Un miliardario che, in attesa di conquistare il mondo, sborsa cifre vertiginose per portarsi a letto qualunque donna incontri. Una ricercatrice che domina ogni campo di una scienza in evoluzione spasmodica. Il tutto in una dimensione parallela, dove una Turchia di inizio Millennio è il primo paese al mondo per civiltà e sviluppo. Personaggi in stallo per scelta e supereroi; nausee esistenzialiste e necessità di marcare il territorio; estetiche da comics di fantascienza anni ‘50 e anime anni ‘70, trash, fetish, cyber-punk e paesaggi ossianici; la paura della morte, i limiti della scienza, l’amore per una lolita come unica chance di fermare la vita sul fotogramma più intenso e l’esigenza di andare avanti, di scoprire, di sapere. Baykam condensa in “Sex” tutti i cliché e le contraddizioni di un secolo, il Ventesimo, troppo grande per essere contenuto in cento anni.

Gli scenari trascendentali e onirici ci sono tutti, un po’ cyber-punk, un po’ trash, un po’ legati ad un’ossessione sessuale esasperata. Sebbene non riesca certo a considerarlo un capolavoro della letteratura, credo che il libro vada contestualizzato nella cultura della sua provenienza. I richiami continui alla politica locale turca sono evidenti, e l’intero romanzo sembra assumere i contorni di un graffiante j’accuse contro il rischio, sempre più concreto, di una Turchia meno europea e più islamica. E allora nella mente dell’artista (si nota la sua provenienza dalla arti visive in molti tratti del libro) si dispiega il disegno di rappresentare il riscatto attraverso l’eccesso, sotto tutti io punti di vista: disegnando un mondo in cui tutto (o quasi) gira attorno al sesso, in cui uno dei divertimenti praticati nei casinò è la “Roulette Russa”4, ma anche un mondo che sembrerebbe aver fatto meglio i conti col proprio passato (lo Stadio di Istanbul risulta, nel libro, intitolato al poeta Nazim Hikmet). L’intento catartico è evidente, ma forse non pienamente comprensibile ad un lettore, quello italiano, che non comprende più della metà dei personaggi turchi citati (di certo non a sproposito) nel testo.

La storia, alla fine, è inconsistente, sfilacciata, fatta di lampi e sprazzi ma con l’assenza di un filo rosso. Anzi, questa assenza motiva ancora di più a cercare la forza di questo libro nella sua testimonianza profonda dell’esistenza di una Turchia laica, democratica, moderna.

In definitiva, un libro dalle tinte forti che forse non piacerà a tutti (a meno che non si cerchi la dimensione pornografica), con un contenuto leggibile a più livelli, in ogni caso dirompente.

Recensione disponibile anche sul mio blog

Di scaredda

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