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Recensione Alberto Moravia

Alberto Moravia

Il cinico mondo piccolo borghese de “Gli Indifferenti"

Un giovanissimo Moravia, nato a Roma cento anni addietro (28 Novembre 1907), pubblicava nel 1929 a sue spese il tristissimo e spietato romanzo “Gli indifferenti”, che raccontava un ambiente piccolo borghese agli albori del fascismo, pieno di cinismo e indifferenza morale, con un linguaggio incisivo e crudo e con grande realismo e precoce maturità. Il romanzo suscitò la reazione disgustata della conformista cultura fascista che ne impedì la diffusione.
Abietti sentimenti coinvolgono tutti i protagonisti; ci sono gli adulti: Mariagrazia, la madre stolida e cieca, «perduta nell’oscurità» e risoluta a non voltarsi verso la verità, minacciata dalla rovina economica e dalla paura di diventare povera; Leo, l’amante di sempre non più fedele, uomo sensuale e corrotto, causa coi suoi loschi maneggi dell’impoverimento della famiglia; e Lisa, l’amica stagionata, ex amante di Leo; e ci sono i giovani protagonisti: Michele e Carla, i figli di Mariagrazia, ragazzi deboli, indifferenti e sfiduciati.
Regna l’incomprensione: gli uni e gli altri sono estranei tra loro e vivono in una soffocante vita abitudinaria, attanagliati dalla noia e da una rete di gesti, parole e sentimenti assolutamente finti, quasi da commedia mancata. Soltanto Michele, incompreso dalla madre, è pienamente consapevole della stupidità e superficialità della sua famiglia piccolo-borghese ma anche spaventato dalla sua inguaribile inerzia; egli vorrebbe appassionarsi alla vita ma sente di annaspare «in quella mortale indifferenza che gli impediva di agire e di vivere come tutti gli uomini», una indifferenza che tenta di affrontare con superiorità e disprezzo.
In questo romanzo, tutte le relazioni sono senza amore né affetto, assolutamente prive di sincerità (simulano soltanto i sentimenti puri) e guidate dal desiderio di cambiare in qualche modo la propria vita miserabile.
Leo, il personaggio più negativo, è spinto solo da un cieco desiderio sensuale e dall’interesse economico (non ama nessuno, e non ha rispetto per nessuno).
Carla, che pur sogna un uomo buono e comprensivo, è spinta da un desiderio di autodistruzione più forte del disgusto e si lascia cadere al fondo a testa bassa, diventando l’amante di Leo e tradendo così la madre ancora innamorata. Sa bene di non essere amata d’amore vero e di andare verso un destino simile a quello della madre, dandosi a un uomo indegno; sente che tutto è impuro, sudicio e basso ma, con un cupo presentimento di rovina, accetta la situazione (anche se la sente scandalosa), nel vano tentativo di mutare la sua noiosa esistenza.
Lisa, donna matura dai molti amanti, s’innamora di Michele e aspira a un amore puro e straordinario (ma, in effetti, sembra spinta piuttosto da un eccitamento lussurioso).
Michele sente i suoi parenti falsi e lontani (quasi stranieri); vorrebbe aver fede e vorrebbe poter amare sinceramente una donna pura e non falsa («la mia compagna») ma avverte che tutto è illusione; vorrebbe amare Lisa, pensando di avere comprensione da lei, ma non può; potrebbe simulare l’amore che non c’è ma capisce che è impossibile («quella terra promessa gli era proibita») e respinge Lisa con durezza.
Una fatalità crudele attraversa tutto il romanzo: Michele, appresa da Lisa la tresca tra Leo e Carla, tenta di uccidere Leo senza successo per la sua completa inettitudine; cerca allora di convincere Carla a lasciare l’uomo per iniziare una nuova e più seria vita con lui, in una casa modesta, lontano da Leo, dall’opaco ambiente familiare e da tutte le cose che sono loro venute a noia. Leo, che vede sfumare l’affare economico rappresentato dal conveniente acquisto della villa di famiglia, chiede a Carla di sposarlo e la ragazza, che vede in ciò l’unica soluzione possibile, accetta pur intuendo tutta l’infelicità che deriverà da questo indegno matrimonio.
Tutto si riorganizza esattamente come prima, con Leo che spadroneggia in casa, amante sia di Mariagrazia sia di sua figlia, alla presenza di un Michele sempre più inutilmente «speculativo e indifferente». Nulla è mutato se non nello spirito sconfitto di Michele!

Di Silvia Iannello

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