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Recensione Tommaso Romano

Tommaso Romano

La Diaspora Necessaria

Vorrei avere molto più tempo per il prof. Tommaso Romano, uomo tanto impegnato quanto il suo ingegno libero. Infatti, vorrei fare il giornalista a tempo pieno per avere una tessera pass – partout che mi lasci curiosare e capire liberamente fra le cose degli uomini e della storia senza dover dispiacere nessuno… Beh!, a dir la verità, ogni giornalista vero spera sempre di poter rompere, almeno quanto ogni artista serio crea, per convincere! Eppoi, se qui a Palermo c’è spazio per la vendetta della sottocultura o armata o a salve, è una questione che non c’entra col giornalismo, semmai con lo Stato che ci costringe a vivere insieme ai mafiosi fino a trovarceli di torno, mimetizzati fra e insieme ai buoni cittadini. Vabbé, bando alle recriminazioni. E’ giugno ed è tempo di elezioni europee. Come altre volte, ho telefonato al professore Tommaso Romano che mi invitava a comprare un quotidiano di Catania. Allora andai, comprai e tornai a chiamarlo al telefono. Ora, gli faccio un sacco di domande e non potendo continuare ad libitum, lo raggiungerò allo studio. Incontrarlo, per me è una cosa sempre piacevole. Quando mi apre la porta, lo trovo in gran forma come se qualcuno lo avesse applaudito per ore. E’ elegante come sempre, solo che questa volta è più energico e soddisfatto del solito. Ma nello studio non c’è nessun altro e oltre ai miei saluti non c’è eco di applausi. Io non lo temo; ma sono riverente perché lo stimo e lo ammiro sinceramente e dunque, mi invita a sedermi. Anzi, quand’è così, meno austero del solito, dice di mettersi comodo. E nel mio stesso posto s’era già accomodato un giornalista vero, il prof. Gianandrea de Antonellis, l’autore dell’intervista che darà il titolo al pamphlet la Diaspora Necessaria – Nuova Ipsa editore, Palermo.
Allora cominciamo a parlare, e così facendo, mi convince dello stato di grazia in cui l’ho trovato, sempre attento ad essere tutto d’un pezzo, ma altrettanto capace di intenerirsi per un amico, per un alunno e per la verità, tutte eccezioni per le quali spende la sua vita e nelle quali si riconosce. E’ così che mi ritiene: un suo amico.
Il nostro dialogare è sempre il succedaneo di una intervista in itinere, alla maniera dianoetica che bisogna avere orecchie per sentire, perché il discorso è serio (il prof. Tommaso Romano la definisce una questione) di spessore e di qualità, in cui non si può prescindere dalla coerenza di argomentazioni sempre afferenti al costrutto che, a mano a mano che si parla, si fa sempre più chiaro e intilligibile: dianoetico appunto. Forse è questo il motivo per cui mi ritiene un amico. Comunque, è facile per il Prof. Tommaso Romano star sempre sulla cattedra. Frattanto parliamo di dare una collocazione precisa al fenomeno dell’assenteismo e delle schede nulle che epàttano il 70% di affluenza reale alle urne italiane. Una “defezione” né assenteista, né qualunquista affatto accidentale, ma una diaspora dell’elettorato attivo che non vota o vota di guisa che il suo voto sarà annullato, perché il voto –prima di essere un dovere - è una cosa seria! Infatti, anche se non ci occupiamo di politica, la politica si occupa di noi; e se nessun mandato parlamentare è capace di farmi italiano come vorrei, allora il mio dovere è quello di dire che non sono rappresentabile: la Diaspora Necessaria, appunto! Bhé!, dico al mio caro professore che non ho raggiunto ancora l’olimpo, e che so per chi voterò. <> Fortuna volle che il telefonino del Professore squillò, perché, e lo dico sinceramente, avevo bisogno di ragionare un attimo, di prendere aria e di soffiare sulle foglie. Frattanto, una ora è già trascorsa, forse di più…
la Diaspora Necessaria è il titolo del libello polemico di appena 40 pagine, un panplhet sulla condizione della res publica e sulla gestione di questa cosa, che scarica pugni allo stomaco ad ogni rigo contro l’opportunismo politico e la più vergognosa tendenza a ribadire la proprietà del potere, anche di quella intellettuale. Bhé, dico io, si tratta di un discorso vecchio… Ma il prof Tommaso Romano vuole farmi ascoltare cosa disse Tucidide, e raccatta alcuni fogli dalla sua scrivania. Sono le stesse parole che un paio di millenni fa Tucidide lesse al popolo della Antica Grecia della quale siculi e sicani fecero parte territoriale. Allorché, dopo le testuali parole del greco, sono sempre più certo della autenticità della democrazia. Insomma, quella vera è agli antipodi del dogma e del sofismo. Quindi, la Diaspora Necessaria è quella analisi politica che paradossalmente spiega come è facile essere oggi democratici e negare contemporaneamente la libertà. E Tommaso Romano insiste: ha fatto stampare a sue spese la Diaspora Necessaria per dare huppercut alla temperie che propone modelli e percorre soluzioni speculari a quelle iniziative che obbediscono più alle leggi del marketing che alla dinamica della politica e quindi, autoreferenti. Io annuisco. Gli chiedo il tempo di lasciarmi leggere la plaquette. Cosa che farò la sera stessa, sperando nel mio intervento che vorrei fare in pubblico, promettendogli di non annoiare nessuno dei numerosi presenti che gli prédico affolleranno la sala congressi del Grand Hotel delle Palme di Palermo alle 17,30 del 9 giugno 2004. Infatti, quel giorno mi districavo in giacca e cravatta nel formicaio di astanti che faceva ressa anche in piedi, posti a sedere esauriti. Qui, il pamplhet la Diaspora Necessaria è scaturigine di ogni malcontento e i dati obbiettivi messi pubblicamente a confronto dimostrano che la democrazia della seconda repubblica italiana dovrebbe esorcizzare molti correttivi: il sistema elettorale e la sua esasperata tendenza all’oligarchia; lo strapotere dei mass media e l’isolamento delle minoranze; la pericolosa tendenza al nichilismo; la perdita delle tradizioni; che la ricchezza non è tutto. Devo dire che ho sofferto i tempi dell’interminabile concione che ha preceduto l’intervento di Tommaso Romano, l’ultimo e benvenuto. Perciò, sfumate le mie speranze di parlare, costretto al silenzio da un Esodo Necessario, vero è che Tommaso Romano riscatta tutta la Palermo culturale e intellettuale entrata a far parte aritmetica della percentuale di vacanzieri apolidi. Almeno sappiamo perché. Ed io, di nuovo aiutato a sperare dalla saggezza di Tucidide riletto in conferenza, o cittadini di Palermo, vi dico sin d’ora che ne riparleremo. Mi raccomando, non mancate! Ho altre cose da dirvi.

Marcello Scurria

Di marcello scurria

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