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Comunicazioni sociali

L’info-etica dei media

La pubblicazione nei giorni scorsi del messaggio del Papa, in occasione della celebrazione della XLII giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che avrà luogo il 4 maggio prossimo, ci dà la possibilità di discutere, ancora una volta, di un argomento di grande attualità. Sarebbe banale se ci limitassimo soltanto a dire che la “comunicazione” è un argomento attuale, visto e considerato che il mondo contemporaneo sembra vivere solo ed esclusivamente nel momento presente. L’antico, tradizionale “hic et nunc” è diventato “sociale”, penetrando in tutti i vari settori della nostra vita reale, trasformando tradizioni ed abitudini, determinando decisioni e progetti, costruendo scenari esistenziali del tutto imprevisti ed imprevedibili fino a pochi anni fa. Tutti i rami della quotidianità umana sono continuamente influenzati da questo flusso continuo di messaggi, in chiaro e in codice, che i mezzi di comunicazione diffondono, che vanno ben oltre la nostra capacità di controllo e spesso addirittura contro la nostra stessa volontà.

La politica, la giustizia, l’arte, il gusto, la letteratura, la scuola, i sentimenti, non c’è area della nostra vita che non sia attratta dalla malìa dello spettacolo, una vera e propria smania, che diventa manìa di presenzialismo e di esibizionismo, a scapito della sostanza e dei contenuti. Se analizziamo in profondità le parole di papa Benedetto XVI troveremo la sintesi di un progetto che va ben oltre la celebrazione di una semplice giornata di sensibilizzazione umana, culturale e religiosa. “O si è protagonisti o si è di servizio”, non sembrano esserci alternative per porre un limite alla grande spettacolarizzazione a cui si assiste oggi in ogni settore della vita pubblica e privata a livello globale. In particolare in quella del nostro Paese, in questo preciso momento storico. Sarebbe facile offrire esempi ricavati dalle cronache della presente giustizia, dell’attuale politica, della cronaca quotidiana. Sarebbe, comunque, fuori luogo parlarne qui, visto e considerato che dobbiamo tutti cercare di “volare alto”, anche se siamo nel pantano, e osare guardare le stelle. Facendo attenzione, però, a non cadere nel pozzo profondo dei “rifiuti”, sia morali che sociali e culturali.

Se tutti possono connettersi ad un mondo che offre tante, nuove e diverse opportunità di contatti, partecipazioni e scelte; se tutti sanno come accedere a contenuti, idee e sostanza; se ognuno potrà assumere il controllo di ciò di cui ha bisogno e per cui lotta e partecipa, allora vuol dire che abbiamo fatto un grande, enorme passo verso la democratizzazione dei sistemi di vita sin qui seguiti e gestiti nel mondo da governi e stati. Ma se questo è vero, e lo è nella misura in cui qualche studioso è arrivato ad affermare che il “mondo è piatto” nel senso che ci costringe a correre sempre più veloci per rimanere in gara come protagonisti, è anche vero che abbattendo ostacoli ed eliminando problemi, solo i più forti, o i più fortunati, riescono ad adattarsi a questo nuovo tipo di società.

Ma se fossero solo i forti e fortunati a trovarsi in questa situazione, ci troveremmo di fronte ad un male minore. Il guaio è che chi sembra decisamente avvantaggiarsi di una situazione del genere sono quei forti e fortunati che oltre ad avere i mezzi e la fortuna hanno dalla loro parte anche la volontà di un eccessivo, smodato e straordinario protagonismo. Un atteggiamento che non caratterizza soltanto chi, come si è detto, ha i mezzi e la volontà, ma anche chi non ha né i primi né la seconda. Senza poi nulla dire di un terzo decisivo elemento: la mancanza di qualità. L’idea di servizio cede in tal modo il passo, anzi la scena, al protagonismo, sfruttando la forza del “hic et nunc” tutto a scapito dei contenuti e della mancanza di un progetto, oltre che delle necessarie qualità morali.

Protagonismo, servizio, responsabilità, parole che devono mantenere il loro valore positivo ma che vanno coniugate in contemporanea se vogliamo che il controllo personale dei singoli, ottenuto attraverso le opportunità offerte dalla connessione e dell’accesso, diventi soggettivo e poi sociale a vantaggio dei valori dell’intera comunità. Non è possibile che l’uomo non sia protagonista di ciò che sa fare e di quello che di sua volontà decide di fare, sia nella vita pubblica che in quella privata. L’uomo non potrà mai essere privato della sua carica esistenziale, della sua aspirazione a vivere libero e ad essere creativo nella realizzazione dei suoi ideali tesi a migliorare se stesso e gli altri. E’ questa carica, che è anche la sua misura di essere uomo, che lo spinge verso un fine, un ideale, un obiettivo e ne determina la sua capacità di servizio, nel modo in cui decide di scendere in campo e confrontarsi con gli altri. Il contesto col quale si confronta ne determina anche la sua responsabilità. Ed è qui che possiamo parlare di “info-etica”, allorquando egli incontra, usa e sceglie i “media” e da questi riceve aiuto e supporto, sapendoli impiegare, rendendosi lui stesso sì protagonista, nel mentre svolge il suo servizio, ma cercando anche di responsabilizzarsi, lasciandosi crescere interiormente. Protagonista, quindi, non solo sulla scena della vita, ma anche su quella interiore, una scena che ne misuri il grado di maturazione. E che quest’ultima sia tanto individuale quanto sociale.

Antonio Gallo

Al link il testo integrale della del messaggio del Papa
http://www.legnostorto.com/blog/galloway/?page_id=119



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