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L'alfabeto dell'amore

   Il 14 febbraio di quest’anno è uscito “L’alfabeto dell’amore”, volume curato per la Bur Rizzoli da Luigi La Rosa.


   Lo scrittore messinese è un affermato e competente docente di scrittura creativa, che unisce la passione per la letteratura ad una capacità di trovare il fil rouge che unisce testi diversissimi per epoca e stile.


   Lo abbiamo intervistato telefonicamente durante una delle sue trasferte romane.


 


   Questa è la tua quarta pillola Bur, dopo “Pensieri di Natale”, “L’anno che verrà” e i “Pensieri erotici”.


   A quale delle quattro sei più legato?


   Sembrerebbe banale rispondere che i libri, come i figli, sono tutti uguali. Sono legato a tutti i miei lavori, ma l’ultimo nato in assoluto è il libro al quale sono più legato, per via delle scelte, del taglio, dell’estensione dello sguardo con cui è stato concepito. Stavolta, tra l’altro, ho potuto riportare sezioni intere di romanzi e testi che amo.


   Ogni antologia è frutto di una scelta e riflette la personalità del curatore. Cosa rispecchia di te questo “alfabeto”?


   L’idea di fondo che lo sottende è che l’amore e i sentimenti non abbiano un luogo di definizione preciso: l’amore può trovare espressione in una pagina forte come quelle di Lawrence come in quelle raffinate e letterarie di Dante.


   Un’altra direttrice è quella della complessità di linguaggio, che riflette l’ambiguità di fondo del reale, la sua complessità ed eterogeneità: così nel libro possiamo trovare contenuti, stili, autori diversissimi tra loro, lontani nello spazio e nel tempo, differenti per condizione, scelte di scrittura e poetica.


   L’antologia è stata inoltre una preziosa occasione per rileggere classici come Platone e Shakespeare, che assumono sempre una luce nuova e un significato sempre vivo e attuale, come se fossero stati scritti da contemporanei.


   Quali sono i criteri che ti hanno guidato nella scelta dei frammenti?


   Intanto quello della complessità: viviamo in un universo complesso, frutto della contrapposizione e della conciliazione di opposti, come l’amore e la sua negazione. La scelta dei frammenti è quindi una conciliazione degli opposti letterari, per la varietà di linguaggi, stili, epoche storiche.


   Mi è piaciuto accostare Melania Mazzucco a Shakespeare a Petronio in un libro che può essere considerato una piazza ideale, in cui le voci della letteratura possano dialogare facendosi da controcanto a vicenda e intrecciandosi in una polifonia sfuggente come la verità di Pirandello, impossibile da cogliere perché complessa, molteplice, ambivalente.


   Come mai “L’alfabeto dell’amore”?


   Mi ha affascinato l’idea di perlustrare le sfumature del sentimento amoroso tramite una sorta di sillabario. Come un bambino viene iniziato al mondo della lettura tramite l’alfabetiere – pensiamo all’abbecedario di Pinocchio – ho pensato al lettore educato all’amore tramite una selezione di frammenti letterari che ne scomponessero il misterioso complesso linguaggio.


   Il sociologo Umberto Galimberti, che io stimo moltissimo, sostiene che il grande male di oggi è proprio la mancanza di alfabetizzazione ai sentimenti: i giovani di oggi non sanno riconoscerli e decodificarli, reagendo alla mancanza di senso che ne deriva con la violenza, il vuoto, la solitudine autodistruttiva.


   La letteratura può quindi proporsi come una schedatura dei sentimenti, che aiuti a dare un nome a ciò che si prova: delusione, rabbia, nostalgia, ebbrezza...


   “Delitto e castigo” ad esempio dà un nome alla colpa e alla punizione, alla redenzione, alla possibilità di salvezza. In quest’era che oscilla tra un falso sentimentalismo e il limbo del vuoto esistenziale credo che la letteratura sia una possibile risposta.


   Il libro è stato presentato a Siracusa in occasione della festa della donna. Quali sono state le tue impressioni?


   La prima impressione è senz’altro emotiva: si è trattato della prima presentazione in assoluto del libro. La casa editrice è stata prodiga di felicitazioni e c’è stata un’ottima risposta in termini di riposta del pubblico e di vendite.


   Mi è piaciuta soprattutto l’idea della presentazione come performance: Maria Lucia Riccioli e Simona Lo Iacono hanno lavorato in veste di critici, Silvana Scrofani ha dato voce ai frammenti, Alessio Grillo in qualità di grafico ha accompagnato la recitazione e il commento dei brani con delle immagini di quadri e fotografie a tema. Ho gustato l’intreccio di percorsi, il dialogo tra le varie arti: la parola, la musica insieme all’immagine, la recitazione, i versi di Maria Lucia Riccioli che hanno assunto un altro colore intrecciati ai frammenti e al “favellar d’amore”. È come se da tutto questo e dal “ragionar d’amore” fosse scaturito un linguaggio ulteriore, che ha suscitato la commozione del pubblico, numeroso e attento.


   Volevo anche parlare del mio ormai magico legame con Siracusa e con Ortigia in particolare: le sue pietre antiche, il suo rapporto con la storia, i gatti randagi che sbucano da vicoli e palazzi… una continua sorpresa, che non mi stanco mai di rivivere e frequentare.


   Puoi parlarci dei tuoi progetti per l’immediato futuro? Corsi di scrittura come sempre… e che altro?


   Sto lavorando ad un romanzo ambientato a Catania, che dopo Roma è la città che più mi appartiene, con cui ho un legame speciale. Naturalmente continuerò la mia esperienza didattica presso i miei laboratori di Roma, Catania e Siracusa e in varie scuole. La mia collaborazione con Rizzoli dovrebbe continuare con un volume di saggistica.

Di Elizabeth Bennet

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