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Recensione Alice Sebold

Alice Sebold

Amabili resti

Alice Sebold Amabili resti
Alice Sebold Amabili resti

I resti, adorati, di Susie, stuprata e fatta a pezzi dall'insospettabile vicino, sono i resti di un corpo distrutto, di un corpo sporcato dalla violenza che sperimenta una morte repentina e una morte lenta, una morte di coltello e una morte di umiliazione. Sono i resti di membra giovanili su cui qualcuno ha impresso senza pietà il marchio dell'orrore supremo, dello svilimento, dilaniati e infine gettati via, senza più alcun valore, come nulla fosse mai stato. E sono i frammenti di memoria, di dolore, di separazione sui quali occorre ricostruire gli affetti e i legami così brutalmente lacerati da qualcosa che non si riesce a comprendere, non si può davvero comprendere. Susie, che diviene protagonista morendo, ci racconta dal suo Cielo (questa bella e così calzante immagine di Paradiso) gli strascichi di una morte spaventosa e di una famiglia colpita negli affetti che rischia di restare intrappolata, frantumandosi definitivamente, nell'immobilità e nell’ottundimento del dolore, della non rassegnazione, del perenne desiderio verso ciò che non c'è più e che non può tornare ad aggiustare le cose. E ci racconta di un naturale e straziante desiderio, quello di non restare lei stessa immobile guardando dal Cielo la Terra, mentre il tempo là fuori scorre lasciandola indietro, prigioniera di un mondo perfetto ma pur sempre prigioniera. E mentre passa il tempo e le ferite diventano solo sbiadite cicatrici e sulle lapidi si accumulano mucchi di foglie morte, ci si lascia indietro il dolore, cercando di vivere di nuovo o cercando, semplicemente, di andare avanti. In un modo o nell’altro. Il prezzo di quel che ormai vedevo come un corpo miracoloso era stato la mia vita dice Susie, mentre l’ultimo atto di quel calvario si conclude lasciando le ossa di una famiglia disperata di rinsaldino, lasciando riposare i morti e tornare ad essere vivi. Un percorso di crescita per Susie che, osservando la Terra, crea una propria via di fuga dalla consapevolezza che ormai, ormai non si torna indietro, non ci sarà mai un domani ma solo un eterno ieri, non ci sarà una donna di nome Susie Salmon ma solo un ricordo che si tenta di esorcizzare. La sua è una condanna, in un mondo perfetto (il suo Cielo che nasce e si espande dai suoi stessi intimi desideri) che qualcuno ha scelto per lei una notte di dicembre. Ma è un percorso verso una pace, una crescita, una vita di nuovo anche per il padre che è rimasto ancorato a quello straziate dolore, per la madre ancora legata ad un atavico desiderio di ribellione, per i fratell, che troppo presto hanno sperimentato il dolore e il vuoto dell'assenza, e che alla debolezza naturale di quegli anni delicati devono alternare la freddezza difensiva di un cuore di pietra. Scritto con molta naturalezza, con distacco e delicatezza, Adorabili Resti osa e non osa. Il quadro che ci presenta, della famiglia Salmon, è naturale e ben tracciato, sincero. Si avverte un desiderio di raccontare più che di costruire una struttura narrativa che risponda a certi ormai cementati criteri. Ci si aspetta una conclusione definitiva, che c’è e non c’è, che mette la parola fine ma lascia aperti molti spiragli. Racconta con delicatezza e semplicità, senza eccedere mai. Osa e non osa, si avventura e costeggia, alternandosi. E questo suo modo di raccontare, distaccato perché il cielo non ci si perde in discorsi del cavolo, per bocca di Susie lascia al lettore la possibilità di entrare volontariamente nei segreti di dolore della famiglia Salmon, lasciando il tutto ad una dolce immaturità, l’immaturità di una ragazzina di quattordici anni per cui la crescita equivale alla dimenticanza e al superamento di tutto quel che significa vita, nel bene e nel male. E’ commovente, proprio perché tenue e mai forzato, proprio per le sue sbavature che lo rendono così naturale, così vero anche nella finzione, così vicino e così lontano insieme. Lo stile fluido e fresco della Sebold accompagna, cattura con dolcezza. E trecento e passa pagine di romanzo durano un niente, sono come la sensazione delle lenzuola fresche sulle gambe nude o la sottile sensazione di vuoto che si sperimenta passeggiando con i sensi all’erta fra le tombe sbiadite di un cimitero. Lovely bones, amabili ossa che vengono lasciate indietro, che sono tutto quello che resta. Perché i morti siano lasciati al loro riposo e i vivi alla loro rinascita, perché le cose seguano il loro corso e, nonostante tutto, si creda fermamente che si può andare avanti. A fatica e con un peso caldo sul cuore, prima o poi tutto passa. Tenero, delicato, puro.

Di Hellionor

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