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Recensione Marguerite Yourcenar

Marguerite Yourcenar

Il colpo di grazia

Marguerite Yourcenar Il colpo di grazia
Marguerite Yourcenar Il colpo di grazia

Leggendo Marguerite Yourcenar ho raggiunto una nuova consapevolezza. Me l’ha strappata lei, l’autrice, raccontandomi le sue storie e Il colpo di grazia in particolare.
Le donne che amano le donne sono le sole e attendibili ritrattiste della femminilità. Come posso affermare ciò? Gli uomini che amano le donne le colgono fino ad un certo punto, il loro freno è quell’organo naturalmente pulsante di bestiale piacere che irrora le loro membra di mascolinità (com’è naturale), quella mascolinità naturale, quella differenza che a volte è impercettibile e tuttavia esiste e che li separa senza riserve dalle donne. Le donne che amano gli uomini, di contro, non possono osservarsi, perché vestono i propri stessi panni con la naturalezza di chi non sa di indossare una maschera, la indossa da ormai troppo tempo, e non la scorge sugli altri visi, intente come sono ad osservare non se stesse né le proprie simili, ma gli uomini, queste creature diverse e indispensabili.
Gli uomini che amano gli uomini riconoscono nell’uomo ogni forma di cedimento, di virilità, riconoscono ogni impulso perché è loro proprio, osservano i loro simili come oggetti di desiderio di compenetrazione, di comprensione reciproca e assoluta. L’occhio che ama è occhio che osserva più acutamente di qualsiasi altro. Così Marguerite Yourcenar che ama le donne è delle donne l’unica vera ritrattista, perché osserva e condivide i loro tratti, le loro movenze, riconosce delle donne l’essenza, che le appartiene, con amore e devozione e con una buona dose di genio che non guasta. Perché esistono buoni osservatori e superbi osservatori.
Ecco, leggendo il ritratto di Sophie, che tuttavia a rigor di logica non è che un orpello al racconto autobiografico di Eric, che racconta e si racconta, sullo sfondo della guerra civile russa, ho avuto la netta impressione di non poter trovare altrove un ritratto così preciso, naturale, calzante e vivo, così vicino a me e nello stesso tempo inusuale perché mai mi ero sentita così spogliata, da capo a piedi e osservata. E non parlo di una somiglianza caratteriale o di esperienze di vita vissuta, parlo di una somiglianza sottile, impercettibile, serpeggiante, che nasce fra le mie gambe di donna e si propaga con il sangue fino al più minuto muscolo di questo mio corpo, fino all’essenza stessa della mia femminilità. Con quanta dolcezza e nello stesso tempo con quanta forza lei strappa a Sophie la sua essenza, la sua natura profonda! Con quanta bellezza ne ritrae la metamorfosi! Il corpo e il cuore di Sophie, la loro aberrazione e l’umiliazione, il dolore e la sofferenza e questa irriducibile forza interiore che non si logora, ma rinasce dalle proprie ceneri nella sofferenza e nell’esasperazione. La mia lettura di Colpo di grazia non ha avuto occhi che per Sophie. Ho apprezzato lo stile, la leggerezza e l’analisi psicologica dei suoi personaggi, tutti, interamente, così complessa e mai definitiva, così vera anche nella finzione, completa e nello stesso tempo indefinita, come se non ci fosse mai abbastanza spazio per dire tutto e dire tutto fosse impossibile. Ma Sophie…o meglio, la donna che è Sophie ha bucato le pagine e mi è rimasta nel cuore. Mi è rimasta lei che porta sulle spalle le fascine e mi è rimasta addosso la sensazione che dà costeggiare e mai toccare l’obiettivo, mi è rimasta negli occhi lei che si allontana nella neve e ho desiderato poter seguire le sue orme lontano dai brutti ricordi. Ho vissuto nel suo corpo, anche mentre la osservavo da fuori e ho baciato la sua bocca desiderosa di baci, come estrema consolazione che si può elargire solo fra donne della stessa pasta.
In poche pagine, la Yourcenar mi ha regalato immagini e sensazioni che non dimenticherò mai, nella loro impalpabile essenza. Io amo questa donna.

Di Hellionor

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