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Recensione Andrea Camilleri

Andrea Camilleri

La pensione Eva

Andrea Camilleri La pensione Eva
Andrea Camilleri La pensione Eva

Dopo la lettura, gradevole, ma sinceramente nulla di più, del Il colore del sole, non mi sarei aspettato, prendendo in mano questo “La pensione Eva”, di imbattermi in un  gran bel romanzo, uno dei migliori in assoluto fra i numerosi scritti da Camilleri.


In verità lo scrittore siciliano tende a puntualizzare in una nota finale: “Quanto scritto intende essere semplicemente una vacanza narrativa che mi sono voluto pigliare nell’imminenza degli ottanta anni.


Se questa è una vacanza narrativa, consiglio vivamente a Camilleri di prendersene altre.


La nota prosegue:Oltretutto, alla lettura credo che presenti difficoltà minori di altri miei romanzi. E persino il titolo è diverso dai miei soliti.


Effettivamente, nonostante lo strano linguaggio che caratterizza tutta la produzione di Camilleri, risulta assai più comprensibile del solito.


Sempre leggendo la nota: “Desidero avvertire che il racconto non è autobiografico, anche se ho prestato al mio protagonista il diminutivo col quale mi chiamavano i miei famigliari e i miei amici. E’ autentico il contesto. E la pensione Eva è veramente esistita…”.


La precisazione è doverosa, in quanto si ha l’impressione che il racconto sia autobiografico e forse, in parte, lo è, perché certi turbamenti adolescenziali sono propri di tutti gli esseri umani.


Se la trama principale è la nascita, il successo e poi la fine, drammatica, di una casa di tolleranza che ha la sede a Vigata, si allacciano altre vicende, non sempre secondarie, che hanno il pregio di fornirci una visione viva e realistica di un’epoca.


Tutto ruota, in effetti, intorno alla figura di Nenè che si presenta fin dall’inizio con i suoi dodici anni e che poi chiude la narrazione al raggiungimento della maggiore età.


I turbamenti sessuali di questo fanciullo, i giochi con la cuginetta, le paure di non essere abbastanza uomo sono raccontate con mano leggera, senza mai indulgere al laido, anzi non è infrequente un sorriso di comprensione alla luce della naturale innocenza del protagonista.


Non deve comunque stupire che Camilleri, a ottanta anni, si sia messo a scrivere dell’amore carnale, perché vi sono degli illustri precedenti e tanto per citarne uno mi permetto di fare il nome di Garcia Marquez con “Memoria delle mie puttane tristi”. In effetti, sono dell’opinione che, giunti a una certa età, riesca più facile scrivere proprio dei turbamenti giovanili, vivi mentalmente nel ricordo, ma privi ormai della pulsione fisica del ricordo stesso.


Questo Nenè, che si scopre, o meglio si illude di essere Casanova, ci condurrà dentro la famosa pensione, ci renderà partecipi di avventure varie, mentre la voce narrante ci porterà gradualmente a conoscere la tragedia, nell’isola, della seconda guerra mondiale, in pratica fino allo sbarco anglo americano.


La descrizione degli eventi bellici è quanto di meglio ci si possa attendere: poche, sapienti incisive immagini e il lettore percepisce chiaramente lo stato di tensione derivante dai bombardamenti, lo sfascio di un regime e la psicosi della gente ormai in balia degli eventi.


Non stupisce, poi,  la simpatia dell’autore per le ospiti della pensione, persone deboli, con storie familiari spesso tragiche, e come è ben noto Camilleri ha sempre un occhio di riguardo per gli umili e i diseredati.


L’ambientazione è resa in modo mirabile, la mano è felice e lieve nel trattare argomenti un po’ scabrosi, la trama è avvincente, i vari personaggi sono azzeccati, la lettura è agevole.


Insomma, non è possibile pretendere di più da un libro.

Di Renzo.Montagnoli

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