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Dylan Thomas Essere un poeta

Ricordare un poeta per le sue opere, o ricordarlo per la sua vita? Il dilemma, nel caso di Dylan Thomas, sta proprio in questo, perché appare difficile nel mito separare l’attività letteraria da un’esistenza del tutto fuori dai canoni, caratterizzata da intemperanze, da eccessi, quasi da una rabbiosa volontà di autodistruzione.


Il corposo volume di Paul Ferris (450 pagine) forse non intende rispondere alla domanda di cui sopra, però cerca di mostrarci quel che Dylan Thomas veramente era, e lo realizza con una pazienza certosina di ricerche e di interviste, tanto che il risultato è una biografia attendibile e completa del poeta gallese.


Pagina dopo pagina, fatto dopo fatto, emerge una personalità straordinariamente complessa, con un ribaltamento dei ruoli, tanto che per Thomas l’unica vita reale, da vivere fino in fondo, sembrerebbe quella del proprio io interiore e che si esprime nei versi che l’hanno giustamente reso famoso. Al contrario, l’esistenza di tutti i giorni, i rapporti interpersonali finiscono con il rientrare in una sorta di gioco fantastico e quindi costituiscono per lui il campo dell’irrealtà.


Non sono né uno psichiatra, né uno psicologo, ma è evidente che Thomas aveva qualche problema congenito che l’abuso del bere ha poi cronicizzato portandolo di fatto a una prematura morte.


In questo gioco perverso, in cui di volta in volta era Mr. Hyde o il Dr. Jeckill, si delinea l’immagine di un essere insicuro, tanto da risultare anche da adulto fortemente “mammone”, incapace di condurre una qualsiasi attività lavorativa, ma talmente furbo da riuscire a vivere, abbastanza bene, sulle spalle degli altri, principalmente quelle dei suoi ammiratori. In effetti, il sottotitolo di questa biografia, è “Essere un poeta e vivere di astuzia e di birra” e non è improbabile che, oltre all’indubbio talento letterario, non poco abbia contribuito alla creazione del mito questa vita dissennata.


Gian Paolo Serino, nella sua prefazione, scrive a un certo punto che Thomas era un uomo eternamente in fuga, al fine di essere libero dalle convenzioni borghesi, e indubbiamente è così, però stride alquanto il pensare che in questo mondo il poeta gallese si sia comportato da parassita, sfruttando la sua astuzia per avere denaro proprio da chi aveva un sacro rispetto delle sue opere. Devo ammettere, però, che è questa l’immagine che emerge dal lavoro di Ferris, che, senza nulla togliere al valore artistico del poeta gallese riesce a delinearne chiaramente la personalità notevolmente complessa.


In ogni caso è indispensabile distinguere il giudizio del Thomas uomo da quello del Thomas poeta, perché il primo sarebbe talmente negativo da sovrapporsi alla pur più  che ampia positività dell’altro.


Preferisco pensare a lui solo come artista, avvertire il suo senso emozionale attraverso il fluire delle sue parole, immagini, sensazioni che già riusciva a trasmettere da piccolo, come in una delle due poesie inedite riportate alla fine di questo bel libro e di cui, per brevità, riporterò solo pochi versi, ma significativi, intensi e che restano sicuramente dentro.


La Danseuese” (La Ballerina)


 


She moved like silence swathed in light,


Like mist in moonshine clear;


A music that enamoured sight


Yet did elude the ear.


 


…….


Lei si muoveva come il silenzio in un bagno di luce,


Come la nebbia nei limpidi raggi di luna;


Una musica che faceva innamorare la vista


Eppure eludeva l’orecchio.  


…….


 


Fu un uomo felice? Lui fece solo quello di cui era immensamente capace e  un poeta  è sempre solo, tanto che nessuno potrà mai capire cosa si nasconda dietro il suo sguardo a volte allegro, altre malinconico; se ne va nel buio con questo mistero, ma lascia dietro a sé la luminosità dei suoi versi.


Ne consiglio vivamente la lettura, perché questa biografia ha il sapore e anche la struttura di un romanzo sicuramente avvincente.

Di Renzo.Montagnoli

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