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ISRAELE E LA GUERRA AL TERRORISMO

E' arduo negare che la genesi del terrorismo antisraeliano sia iniziata con la guerra egiziana nel 1954 di fronte alla quale lo stato maggiore israeliano attuo' da un lato- attraverso Dayan- una strategia di incursioni nei centri di provenienza del terrorismo al fine di raffredare il sostegno della societa' civile e dall 'altro lato attraverso la realizzazione della Unita' 101-la prima unita' speciale per contrastare il terrorismo- Israele sara' in grado di mettere in atto un dispositivo di controterrorismo rapido ed efficace.L'escalation offensiva antisraeliana subira' un incremento rilevante con l'ascesa politica di Arafat nel 1960 ,con lo nascita dell'Intifada a partire dal 1983 e infine con l'affermazione politica di Hamas a partire dal 2006.Di fronte ad una modalita' offensiva cosi' variamente articolata,la reazione israeliana si dispieghera' attraverso l'uso della guerra limitata e della guerra a bassa intensita' prendendo spunto dalle innovazione strategiche e tecnologiche portate in essere durante la guerra di Algeria e la guerra del Vietnam(si pensi a tale proposito all'uso degli elicotteri per sorvegliare il territorio,all'uso del search &destroy,all'uso degli inseguimenti notturni e soprattutto all'utilizzo-iniziato con Rabin-delle eliminazioni mirate,alla chiusira dei campi profughi e ai raids mirati).Sotto il profilo politico-giuridico,l'autore sottolinea come le modalita' di contrasto del terrorismo non possano seguire le linee direttrici delle convenzioni internazionali pensate per la guerra convenzionale.Contrastare il terrorismo equivale a ridimensionare e/o rinunciare in parte alle garanzie fondamentali del diritto internazionale auspicando nel contempo la realizzazione di un diritto specifico che tenga conto della pluridimensionalita' strategica del terrorismo.A tale proposito,l'assenza -da parte dello stato maggiore israeliano-di una definizione specifica del concetto di terrorismo non costituisce un limite operativo.Ad ogni modo, facendo proprie le riflessioni di Ben-Eliezer e' possibile fornire da un lato una caratterizzazione sufficientemente flessibile e non controproducente sotto il profilo strategico-tattico:”l'uso e la minaccia dell'uso della violenza diretta intenzionalmente contro civili per raggiungere determinati obiettivi politici attraverso attacchi simbolici e adatti ad aumentare l'eco mediatica con lo scopo di piegare la volonta' di una societa' o del suo governo”e dall'altro lato indicarne le principali componenti nel modo seguente:1)il terrorismo colpisce il punto debole dello stato;2)non tiene conto del diritto internazionale;3)colpisce in modo indiscriminato senza operare alcuna distinzione tra civili e militari e infine 4)si serve di qualsiasi arma secondo la modalita' del dual use.Tuttavia la complessita' camaleontica del terrorismo, richiede una riflessione piu' ampia e articolata che l'autore compie alla luce di una comparazione tra la guerra tradizionale e quella a bassa intensita' giungendo a indicarne con estrema precisione le pricipali caratteristiche.La guerra a bassa intensita' presenta una sintassi specifica che prende forma secondo le modalita' seguenti:possiede un ritmo lento poiche' intende logoarare l'avversario,si attua attraverso piccoli attacchi continui nel tempo,sfrutta a proprio vantaggio l'asimmetria che la caratterizza intrinsecamente anche a livello tecnologico,si costruisce su un consenso ampio da parte della societa' civile servendosi di una interpretazione della realta' fortemente connotota in termini ideologici e/o religiosi,fa un uso sistematico e pianificato delle tecniche di guerra psicologica,si serve del sostegno logistico,finanziario e militare di paesi esteri e amplifica I vantaggi che la mobilita' puo' offrire.Ebbene, la risposta che lo stato maggiore israeliano ha dato si puo' in buona sostanza riassumere nel modo seguente partendo -sia chiaro-dall'assunto che un singolo evento e' in grado di influenzare la sfera decisionale strategica:l'utilizzo di aerei spia, di armi di precisione e non letali in prima istanza,l'aumento della velocita' di reazione all'offemsiva terroristica attraverso unita' speciali,la necessita' di affiancare all'attivita' militare quella politico-diplomatica,l'occupazione fisica del territorio nemico anche con l'intento di raccogliere informazioni,l'indispensabilita' di realizzare un coordinamento tra gli apparati di intelligence e quelli politico-militari e infine l'opportunita' di controllare in modo capillare I confini e le vie di accesso anche attraverso l'uso di recinsioni. GAGLIANO GIUSEPPE .

Di prupitto

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