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Segni

Ogni volta che prendo in mano un libro di poesie, prima di sfogliarlo penso che sto per accedere all’universo segreto dell’autore, dove sentimenti, sensazioni ed emozioni, a lungo celati, si mostrano per la prima volta agli occhi di estranei.


E’ come entrare nella casa d’altri, una casa più segreta, più intima, tanto che mi prende un attimo di titubanza, come se il mio, più che un ingresso, fosse un’intrusione.


Segni è l’opera prima di Maria Cristina Baldini, più conosciuta su Internet come Tinti Baldini, un’autrice di cui ho già letto alcune poesie presenti in un paio di siti.


Poetessa delicata, quasi pudica nell’esprimere la luce del suo Io, affronta in questo libro diverse tematiche, una sorta di “summa” della sua coscienza poetica.


Sono versi a volte soffusi, come in Luna (Muta assapora / di nuvole il passaggio / e di stelle / la lontananza / in silenzioso tocco / d’infinito), oppure disperatamente concreti nell’esprimere un’amarezza per quello a cui l’uomo può ridursi, come in Auschwitz ( Dietro vetri appannati / da fiato dolente / montagna immensa / di carrozzine / scarpe e scarponi / e piccole pantofole / stivali e borse / alla rinfusa / e trecce bionde / a migliaia / in mucchio / e sguardi di spettro / in angoli remoti. /…).


Verrebbe da pensare a una poesia semplice, quasi essenziale, un fluire di ricordi che da immagine si trasformano direttamente in parole, ma è solo l’apparenza, perché dietro c’è un’elaborazione, magari inconscia, che fa amalgamare pensieri, concetti, le lettere, i significati, fondendoli, equilibrandoli fino ad addivenire a un risultato di personale armonia.


In queste liriche c’è tutta la vita di una persona, il suo passato, memorie belle e altre tristi; c’è chi si racconta in una biografia, ma c’è anche chi, come Tinti, preferisce farlo in poesia.


Possono essere quasi dei lampi di fotografo, come in Ragazza ( Scintillante / di chioma bruna / aroma di muschio / lasci / al tuo passare.), oppure emozioni che ancora al solo pensiero trascinano, come in La prima volta (Esile e gracilina / come fuscello a Maggio / mi sentii / palpitare tutto / corpo, testa e cuore / in fremito inarrestabile / scintille e tuoni / e mare a naufragare / e pioggia torrenziale /…), o sono rassegnate constatazioni, come in Indifferenza ( Veder passare / ombre / e non scoprirle.).


Tinti ha saputo far riemergere il suo passato alla luce della consapevolezza del suo presente e ce l’ha offerto, ci ha presentato l’immagine di un’esistenza filtrata dalla riflessione, impreziosita dalle parole e ancor vibrante, pur nel suo pudore.

Di Renzo.Montagnoli

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