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Lewis Carroll nel Paese delle Meraviglie

Prima di parlare di questo libro ritengo opportuno ricordare chi era Lewis Carroll.


Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, è stato uno scrittore e matematico inglese nato nel 1832 e morto nel 1898.


La sua fama va ascritta a due romanzi, assai noti, Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, opere che ebbero e hanno ancor oggi molti estimatori, dai ragazzi agli adulti, e che furono fonte di ispirazione per altri celebri scrittori, quali James Joyce e Jorge Luis Borges.


Forse la sua mente di adulto per certi versi era rimasta infantile, ma sta di fatto che  Carroll si trovava meglio a vivere con i bambini che con gli adulti, e dalla sua passione per la fotografia, soprattutto per quella del nudo artistico di ragazze e bambine, sono sorti non pochi dubbi su una sua presunta pedofilia, che con ogni probabilità può ascriversi più nella sfera dell’amore platonico che nella sessualità fisica vera e propria. Questa caratteristica serve anche a spiegare l’amicizia fra lo scrittore e l’autrice di questo libro, ragazzina interprete di Alice nel paese delle meraviglie nella versione teatrale.


D’altra parte, questa sua preferenza nella frequentazione di minori può anche servire a spiegare meglio il perché dei ricordi di Isa Bowman, proprio per quella presenza nel corpo adulto di Carroll di residui comportamenti fanciulleschi che non potevano che mettere a suo agio l’attrice, anziché intimorirla in presenza di un uomo ormai maturo e importante, che secondo la rigida educazione vittoriana avrebbe invece dovuto esigere il massimo ossequioso rispetto.


A dar credito a Isa  il grande amore di Lewis non fu Alice Liddell, ma lei stessa, tanto che la volle proprio come protagonista di Alice nella versione teatrale. Mi permetto ancora di far notare che il termine amore può essere meglio inteso come una fortissima simpatia, che potrebbe anche essere scambiata per un sentimento profondo, ma non mi sento personalmente di considerare lo scrittore inglese un pedofilo, bensì un adulto che nella vita reale trovava il meglio di se stesso entrando nel mondo dei bimbi come un personaggio della sua fantasia.


Isa, chiamata da lui la sua “fanciullina”, era indubbiamente la sua prediletta, quella con cui il rapporto amichevole appariva più stretto e proprio per questo lei fu in grado di raccogliere meglio di altri le impressioni che poi, insieme a una certa frequentazione, costituiscono il testo di questo volume, che non può essere considerato una biografia, ma che mescola favola e realtà in modo tale che ne esce un’opera in grado di attrarre sia bambini che adulti.


E’ un diario di un rapporto amichevole fra una bimba e un maturo professore di Oxford, corredato di note gustose, di quel senso che hanno proprio gli adolescenti nel mitizzare chi è più grande di loro quando dimostra piacere per la loro presenza. Così emergono tratti caratteristici di Lewis, piccole e grandi manie, insomma un ritratto eseguito in un’atmosfera “Old England” con gli occhi innocenti e incantati di una ragazzina, che spesso esagera, confonde o anche inventa.


Per fortuna, a ristabilire una certa aderenza alla realtà dei fatti, visti da Isa spesso con infatuazione, ci pensa la bella postfazione di Edwuard Wakeling, uno dei maggiori studiosi di Lewis Carroll.


E’ un libro, comunque, che, pur con i limiti derivanti dalla memoria non imparziale e anche ingenua di una bambina, ha il sapore di una fiaba, quasi un sogno raccontato da Isa  che aveva attraversato lo specchio, come Alice. Il personaggio le calzava talmente bene che il suo rapporto con Lewis finì con il diventare la prosecuzione della finzione teatrale.


Da leggere, perché ne vale la pena.

Di Renzo.Montagnoli

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