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Le quattro stagioni di un viaggiatore solitario

Il titolo è abbastanza eloquente e la nota introduttiva dell’autore fuga ogni eventuale dubbio: le quattro stagioni sono quelle dell’esistenza, sempre uguali, ma giustamente sempre diverse fra loro.


Largo spazio e prevalenza di poesie è per quelle d’amore, così che non è difficile arguire che le stagioni del cuore appaiono all’autore quelle determinanti e che rendono il percorso terreno unico, irripetibile e fantastico.


E’ un tripudio così di omaggi alla compagna di una vita, osservata solo con gli occhi estasiati che può avere un poeta innamorato (Io, te e una terrazza sulla fine rena sabbiosa: / mille, e poi altre mille, onde spumose / in lontananza si increspano /…) oppure (Nei tuoi occhi smeraldo rinasco ogni mattino / e del tuo virgineo sorriso mi compiaccio. /…).


Appare così indubbia l’essenza emotiva che ispira e anima i versi e del resto che l’amore faccia andare il mondo non è solamente una frase fatta, ma è riscontrabile realtà, anche se purtroppo ai tempi attuali ci sono altri stimoli, ben diversi e spesso infimi, che sembrano presiedere alle vite degli individui.


Se nell’amore non c’è spazio per le metafore, nella tarda stagione, l’ultima, il ricorso a questo tropo trova il risultato migliore in La locomotiva in pensione (Sbuffa la vecchia locomotiva a vapore, / è un puntino lontano e avanza veloce in una / nuvola grigia: / e le ruote stridono, puzzo di ferro sulla strada / ferrata; / undici vagoni fedeli la seguono, in lenta processione. /…).


C’è anche spazio per lo sdegno causato dalla guerra, ma soprattutto per quello provocato dall’indifferenza, che senz’altro costituisce uno degli aspetti più negativi dell’attuale società.


E’ una visione sconsolata della vita che ha questo viaggiatore solitario, inteso in tal senso in quanto sconosciuto agli altri compagni di percorso; nondimeno sembra dirci che tutto può ricominciare con l’amore, salvezza e anche inizio di un nuovo mondo.


Non manca anche la poesia religiosa, semplice, non tronfia o retorica, ma che sembra il frutto di un dialogo intimo fra il poeta e Dio.


Concludono questo libro alcuni aforismi, o perle di saggezza come preferisco chiamarli io, e uno in particolare mi ha colpito per la sua logica stringente e perché rientra giustamente nel concetto di vita come quattro stagioni.


 


L’uomo


L’uomo giovane sperimenta la vita, il dolore, la


gioia, l’ira, l’amore, il sesso, la colpa, l’espiazione,


l’uomo vecchio la contempla con distacco e


saggezza.


 


E non poteva mancare quello sull’amore, che tuttavia non riporto, per quanto riuscitissimo, invitandovi quindi a prendere per le mani questo libro e a leggerlo con calma, perché vi assicuro che ne vale la pena.


 

Di Renzo.Montagnoli

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