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Visi



Opuscolo, catalogo, libro? Non trova una collocazione esatta questo piccolo volume dove sono presenti opere pittoriche di Giovanni Buzi e una specie di dialogo poetico intessuto fra Marcella Testa e Buzi stesso.


Se le prime pagine sono rivolte alla riproduzione  di volti enigmatici, frutto di un lavoro completato nel corrente anno dall’artista viterbese, opere su cartoncino in originale esposte con altre di analoga tematica nella mostra “Visi 1979-2009”  ospitata nel Centre de documentation de l’Etui a Bruxelles ( dal 7 dicembre all’8 gennaio, tranne la chiusura per le festività di fine anno dal 18 dicembre al 3 gennaio), le altre sono occupate da versi in cui entrambi i poeti avviano una schermaglia di genere poetico.


 


Buzi:


….


La mia unica tortura è


L’attendere invischiato nella tela,


l’arrivo del ragno.


So che è in agguato,


fra le fronde fresche della sera.


E, a questo pensiero


Come colore che si spegne,


tremo.


 


Testa:



Il ragno può salvarti


Cucendo tutti i pezzi


Come Iside


Oppure può disfare


E tessere l’inganno


Di Penelope.


Moglie, madre o amante:


che sia la tua bocca


a battezzarmi.



Tuttavia, a un esame più approfondito, non si tratta di un’ispirazione venuta dalla lettura dell’Aminta di Torquato Tasso, e del resto il dialogo poetico, se pur non frequente, in passato era una forma abbastanza ricorrente.


No, in questa sorta di poemetto, più che una conversazione ricca di sottintesi, di allusioni, di parole dette e non dette, sembra che emerga invece una sorta di riflessione stimolata dai reciproci spunti, esposta con molto garbo e peraltro con una vena di lirismo che più la fa assomigliare al duetto di un’opera settecentesca.


Poiché non ho capacità artistiche tali da poter esprimere un’opinione compiuta sui quadretti, opere tuttavia moderne, benché non astratte, il soffermarmi sui versi mi è quasi d’obbligo.


Verrebbe voglia di leggerli con l’accompagnamento in sottofondo di un clavicembalo, in un salotto patrizio in cui un gentiluomo imparruccato e una damina ingioiellata duellano, senza mai toccarsi, davanti a una piccola platea in rigoroso perfetto silenzio.


Un esercizio di stile, un remaque di un tempo passato accompagna così la modernità di quei visi dipinti, una cornice dorata in cui racchiuderli e rinchiudere quei versi.


 

Di Renzo.Montagnoli

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