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Islam Nazismo Fascismo

Muhammad Amin al-Husayni è un nome certamente a molti non noto, ma ben conosciuto dagli ebrei e dal mondo arabo in generale. Quest’uomo fu a lungo il Gran Mufti di Gerusalemme, cioè la massima autorità giuridica islamica sunnita responsabile della corretta gestione dei luoghi santi islamici in Gerusalemme,


Costui, fra il 1934 e il 1945, intrattenne complessi rapporti con Adolf Hitler e più in generale con il nazismo tedesco e con il fascismo italiano. Riesce difficile comprendere una stretta relazione fra un capo religioso e il dittatore, notoriamente ateo, di una nazione impregnata di antisemitismo, tanto più che se gli ebrei sono semiti, altrettanto lo sono gli arabi.


Questo bel saggio storico di Alberto Rosselli si propone di fare chiarezza su questi rapporti, delineandone i motivi alla base e le finalità, e lo fa in modo convincente, con una scrittura precisa, ma accessibile anche ai non addetti ai lavori.


Due realtà, apparentemente inconciliabili, trovarono punti di contatto nella comune avversione nei confronti dei sistemi democratici e verso quel mondo occidentale (Inghilterra e Francia) che, se da un lato costituiva per Hitler un naturale ostacolo al suo espansionismo, per il Gran Mufti invece era simbolo di colonialismo, lo stesso di cui molte popolazioni arabe scontavano gli effetti, anche se Francia e Inghilterra agivano in Siria, Libano, Iraq, Algeria, Tunisia, Egitto, Palestina non come pieni proprietari, ma come esercenti un mandato volto a consentire con gradualità il passaggio alla piena autonomia delle popolazioni di quei territori.


Meno comprensibile è il rapporto con il fascismo, stato coloniale che aveva represso sanguinosamente la rivolta senussita in Libia, ma qui entrano in gioco ragioni di stato, le stesse per le quali Mussolini varò le leggi razziali, unico effettivo punto di contatto e di condivisione con il Gran Mufti.


Del resto Mussolini mirava ad ampliare l’area d’influenza italiana e questa gli sembrò l’occasione buona. Agì tuttavia con prudenza in una visione politica volta a tenere sotto pressione l’Inghilterra senza giungere a un punto di rottura.


Hitler invece perseguì una politica più strettamente militare, volta da un lato ad alimentare l’irredentismo islamico onde creare complicazioni ai suoi avversari e dall’altro a mettere le mani sulle corpose riserve petrolifere dell’Iraq.


Non è improbabile, invece, che il Gran Mufti fosse animato da una sincera infatuazione per il nazismo che, per quanto ateo, propugnava idee di forza, volontà e coraggio che ben si sposavano con il suo acceso radicalismo religioso, tanto che, nel corso della seconda guerra mondiale, furono costituiti reparti di SS di fede islamica, composti per lo più da elementi europei dei paesi occupati dalla Germania.


La vicenda, complessa, anche se appassionante, si delinea nelle pagine con scorrevolezza, senza pervenire a facili semplificazioni e a conclusioni di comodo.


Il merito di Rosselli non è di scrivere la Storia, ma di mettersi al servizio della stessa, di indagare, di reperire documenti, di esporre, senza un indirizzo politico, ma solo i fatti, mai giudicati, o al più formulando logiche ipotesi.


Questo libro è senz’altro da leggere, perché in questo viaggio nel passato è possibile comprendere il presente, l’instabilità del Medio Oriente e la sanguinosa guerra non dichiarata che da così tanti anni vede combattersi israeliani e palestinesi.


 


 

Di Renzo.Montagnoli

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