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Recensione Mario Tobino

Mario Tobino

Biondo era bello

Mario Tobino Biondo era bello
Mario Tobino Biondo era bello

Non sapevo nulla di Dante Alighieri e ho apprezzato molto la biografia scritta da Tobino, direttore di un ospedale psichiatrico, dalla penna sensibile e arguta. Lo stile è adeguato al periodo storico descritto, il Trecento, lontano nel tempo e teatro di guerriglie tra i nobili e il Pontefice, uomo di potere più che religioso. In particolare, a Firenze, i partiti dei Guelfi e dei Ghibellini, dei Bianchi e dei Neri rivaleggiano senza sosta fino alla vittoria di questi ultimi, capeggiati da Forese Donati, compagno di bisboccia in età giovanile e poi nemico politico di Dante.
Dante si distingue subito per le sue capacità di poeta; quando va in esilio, fuori dalla sua amatissima città che non rivedrà mai più, assume il delicato ruolo di ambasciatore e diplomatico.

Ecco alcuni brani tratti dal libro:

“Sembrò in quei giorni che la vita di Dante fosse una limpida gemma, iridata dal bel futuro; e la sua vita segreta era ancora più intensa. Continuava ad ascoltare dalle comuni lingue fiorentine le sanguinose storie di Guelfi e Ghibellini, e poi si immaginava le scene, si ripeteva i dialoghi, e ogni volta una verità lo folgorava, lo travolgeva la struggente verità: il volgare, la lingua del popolo, con il volgare si poteva esprimere tutto, più musica del latino, fresco come il paesaggio di Toscana, robusto come i quadri di Giotto, di feroce tenerezza come le membra del Cristo di Cimabue.”

“Già si era cibato di ciò che era vitale nel suo tempo, filosofia, teologia, astrologia, aritmetica, geometria. Si era dilettato della storia, affascinato della musica di Virgilio, fiume terso e impetuoso; aveva ascoltato con cuore di fedele i francescani che predicavano nelle chiese.”

“A lungo (Dante) parla con la Gherardesca, figlia del conte (Ugolino), e spia nei suoi lineamenti l’ombra del padre, indovina nella sua luce l’ingenuità di Uguccione e il Brigata, i suoi fratelli.”

“Beatrice fu il primo amore, l’avvertimento di quanto per lui era possente la bellezza. Accadde che la fanciulla morisse in così fresca età, nello splendore, e il suo ricordo si trasfigurò, la sua immagine si intrise di ogni conquista dello spirito, diventò il segno della virtù, della teologia, della filosofia. Beatrice fu insieme terrena e divina, lei ad accompagnarlo nella via del bene, verso l’ultima pace, quella che a Dio congiunge.”

Di MCF

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