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Recensione Aldo Busi

Aldo Busi

Un cuore di troppo

le prime pagine
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La lezione, gli insegnamenti che incidono indelebili nel tuo carattere... che, data l'età avanzata e le poche novità nel sentimento dell'esistenza, credi ormai inalterabile come una roccia in una teca... e che danno una vera svolta al tuo modo di pensare, di sentirti, e di concepire le tue esperienze e tanto più tue quanto più sai di averle prese in affitto dagli altri... per esempio dal Monte di Pietà dell'amore che usuri... ti cadono in testa senza che te l'aspetti.
La lezione autentica non ti eleva, ti atterra, e pialla la fantasia del tuo sentire; è un'illuminazione che ti fa sprofondare nella tenebra, una guarigione che ti prostra, un premio che ti sottrae anche quel poco... reale... che credevi di esserti meritato.
Credevo io di non avere grosse convinzioni ma meri convincimenti sì, insomma un punto da cui partire per raccontare una certa storia che mi ha coinvolto con qualcuno... un uomo... che non racconterà mai il suo punto di vista a nessuno e che, innanzitutto, non l'ha raccontato a me, che pure ne devo ora tenere conto per raccontare la storia a un conoscente... a uno spettatore che sta prendendo posto per ascoltarmi... da un punto di vista qualsiasi, che è purtroppo solo il mio, e invece, per chi ascolta la mia storia... d'amore?... per lo spettatore ormai costretto a ascoltarla... non stanno in piedi neppure questi miei convincimenti vaghi, incerti, sempre lì con l'aria di chiedere servilmente "Con permesso..."... eppure, col senno di poi e vista la bella morale della favola, fin troppo sicuri di... sé, il che, il sé in questione, sarebbe poi un concentrato di me e dell'altro, l'assente totale, di cui racconto la parte avuta con me... oh, come vorrei essere obiettivo! non m'importa fare un figurone con chi mi sta per ascoltare, ma so in effetti così poco dell'uomo di cui sono stato... stato?... innamorato.
"Ci hanno sempre insegnato che l'unica parola che contiene tutte le vocali è 'aiuole', ma non è vero. Ci sono tutte anche nella voce verbale eiaculare, tipo 'io eiaculo', eia eia e", buttai lì in mezzo agli ospiti radunatisi al bar per il caffè d'orzo del dopo pranzo, e c'era anche questo Menelao Vattelapesca, anzi, era diretta a lui la mia battuta, chissà perché avevo deciso in quell'istante che la mia storia l'avrei raccontata a lui o a nessun altro, "Inoltre, in 'io eiaculo' c'è tutto l'uomo, il davanti e, nascosto, il vero protagonista, il didietro", e sono scoppiati tutti a ridere e uno, un satiro invecchiato dietro a "Ninfette da sogno, sa com'è, il vizio in erba, l'innocenza sfrenata della vitellina..." come aveva appena sottolineato, ha detto, "Tutta propaganda pro domo sua, veh, poeta Subi dei miei marroni", altro scoppio di risa, e il sorriso a me, di stima, di questo Menelao con in pugno l'assurdo bastone dal puntale d'argento, prima che rispondessi, "Ma no, per niente, quale propaganda. E qui con voi ometti, stremati dall'insonnia da stronzaggine capitalista spacciata per stress da superimpegno per salvare la patria, o vado a donne o ritorno vergine, al massimo faccio delle opere di carità, altro che poeta cantore dei maschi come se il bell'originale fossi solo io. L'uomo ha l'uccello troppo attaccato al culo perché l'apparente piacere dell'uno non sia il vero piacere dell'altro. Anche tu", e lì gli uomini si sono azzittiti un istante e una che aveva saltato il pranzo, arrivata con ancora una cispa di mascara agli occhi, tale Fiorella, ha gridato alla cameriera, "Solo mezzo orzo, signorina, a me, perché mi fa battere il cuore anche quello e dopo mezzogiorno mi rallenta il sonno anche dopo mezzanotte, che già è una mezza veglia funebre" e poi si è avvicinata a questo Menelao e gli ha detto, "Mi sarò addormentata all'alba, alle sei e qualcosa. Ho fatto una dormita di sette ore filate con solo mezza pastiglia. Mi dai la mezza bustina di zucchero che ti è avanzata?, "Ma prego", ha detto lui, ma gliel'ha data in mano, lo zucchero non gliel'ha versato nella tazzina, non è stato cavaliere più di tanto, e questa Fiorella, che è una stratificazione di gioventù passate a distendersi le rughe incombenti, ha detto, prendendo a girare nella tazzina col cucchiaino come se fosse una matita che traccia ghirigori automatici ma con una sua logica comprensibile, "Tu ne metti sempre quasi due bustine? A te quante pastiglie ti hanno prescritto?" e lì ho arguito che stavano parlando di tutt'altro, lei di sicuro. Non era neppure del tutto sveglia e già pensava a sedurre il primo manico di scopa a tiro come se fosse la prima delle sue faccende domestiche.

© 2001 Arnoldo Mondadori Editore

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