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Recensione Aldo Capitini

Aldo Capitini

Italia non violenta,Centro studi Aldo Capitini,1989

Alla luce delle riflessioni portate in essere da Capitini nel volume Italia non violenta,( edito dal Centro studi di Aldo Capitini a Perugia nel 1981) emergono con nettezza alcune tematiche care al filosofo e al pedagogista perugino .In primi luogo-sottolinea l’Autore-risulta essere falsa l'impressione secondo la quale l'Italia sia un paese caotico e immaturo sempre bisognoso di un uomo della provvidenza dal pugno di ferro; al contrario per il nostro paese Capitini auspicava la necessità di dotarsi di organismi politici e giuridici che promuovessero la giustizia e libertà e che liberassero dal feudalesimo il meridione riportandolo sotto il controllo popolare ma che soprattutto fossero in grado di costruire le condizioni per un'educazione del popolo volta all'autogoverno.In secondo luogo, a livello di politica estera,Capitini volle valorizzare una dimensione europeista considerandola come terza via tra l'America e l'Urss in grado dunque di superare le profonde diversità ideologiche. A tale proposito, l'Europa si sarebbe dovuta dotare secondo Capitini i di un codice di diritti internazionali per contribuire alla convivenza pacifica mondiale e quindi per contribuire a una trasformazione autentica dell'assetto politico. Di conseguenza ,per l'autore, l'Europa non poteva diventare una semplice federazione volta soltanto a salvare il salvabile secondo la logica tipica del compromesso poitico.D’altra parte,Capitini sottolineava come la salvezza della società non passasse attraverso le istituzioni statali ma attraverso la centralità dell'individuo il solo che sarà in grado di risanare la politica. Proprio per raggiungere questo obiettivo,era utile coniugare la dimensione del socialismo con quella etico- religiosa giungendo in buona sostanza al conseguimento di questi obiettivi: creazione di valori culturali e morali ispirati alla non violenza, centralità della non collaborazione, del sabotaggio, della propaganda e valorizzazione dei lavoratori oppressi. Nello specifico, sottolineava l'autore, come fosse necessario organizzare associazioni resistenti alla guerra, istituire un servizio civile nazionale e soprattutto come fosse indispensabile istituire un ministero per la resistenza guerra allo scopo di addestrare i cittadini fin da ragazzini alla non collaborazione violenta. Perché tutto fosse realizzabile era necessario sensibilizzare deputati e senatori, diffondere la conoscenza di Gandhi, sensibilizzare le madri in relazione all'atrocità della guerra e soprattutto promuovere i COS . In terzo lugo,uno degli argomenti maggiormente sottolineati dall'autore ,fu la centralità dell'odc e di conseguenza la necessità giuridica e politica di conseguire un riconoscimento alla obiezione di coscienza e di costituire forme di servizio civile alternativo a quello militare. L'obiettore di coscienza non dovrà solo limitarsi a opporsi in modo non violento alle istituzioni militari ma soprattutto dovrà promuovere una forma nuova di relazione sociale, una relazione impostata su valori e criteri profondamente diversi tenendo conto che l'uomo attuale è un uomo profondamente e moralmente guastato. In modo particolare l'obbiettore dovrà contribuire a costituire una coscienza di cittadinanza nel mondo. In altri termini, l'obbiettore facendosi portavoce della nonviolenza dovrà contribuire in prima persona ad attuare una trasformazione profonda della realtà e dei rapporti umani. Proprio per questa ragione l'obbiettore, in quanto promotore di nonviolenza, dovrà contribuire a creare una società che sia effettivamente di tutti.

Gagliano Giuseppe

Di prupitto

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