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Recensione Maurizio De Giovanni

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Per mano mia Il Natale del commissario Ricciardi

Maurizio De Giovanni Per mano mia Il Natale del commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni Per mano mia Il Natale del commissario Ricciardi

Un bellissimo Natale
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“- Ma certo, commissario. Il presepe è una delle più antiche e consolidate tradizioni del nostro popolo. Attraverso esso, nei momenti vari della storia di questa città, sono state rappresentate situazioni e personaggi entrati a far parte della fantasia popolare. Vedete, ogni presepe, anche il più povero, è su tre livelli: in alto il castello di Erode, là, che rappresenta il potere e la prevaricazione; in mezzo la campagna, col gregge, i pastori e il resto; in basso, e davanti, la grotta con la Natività.”


Se le stagioni del commissario Ricciardi sono terminate (l’ultima, l’autunno, è del 2010) possono forse bastare a perpetuarne l’esistenza le festività, a cominciare appunto dal Natale, considerato che questo è ormai assai prossimo. Probabilmente de Giovanni non si attendeva il successo dei suoi libri, altrimenti non ne avrebbe limitato la serie a soli quattro, ma questo nuovo escamotage dovrebbe consentire ai lettori di deliziarsi con altre successive vicende.
Ora si può dare per scontato che l’interesse di una serie vada scemando nel tempo, ma nel caso dei romanzi con protagonista Ricciardi non è accaduto e anche questo Per mano mia, sebbene un po’ debole, come i precedenti del resto, sotto l’aspetto della trama puramente gialla, si può dire perfettamente riuscito, proprio perché l’aspetto investigativo finisce solo con l’essere il pretesto per fornire un ritratto, assai veritiero e puntuale, di un’epoca e soprattutto perché ciò che importa sono le vicende private dei protagonisti.
E’ un vero piacere ritrovare questo commissario tutto dedito al lavoro, ma immensamente solo e triste per quel segreto che si porta in cuore, il fatto, cioè vedere le vittime e udirne le parole o leggerne i pensieri nel loro ultimo istante di vita; poi ci sono i comprimari, da cui emerge prepotentemente il brigadiere Maione, che, con la sua bontà e il dolore che si porta dentro per la perdita di un figlio, è dotato di un’invidiabile carica umana che lo rende sempre più protagonista e infine le presenze puntuali della tata Rosa, del dottor Modo, di una Enrica che ritrova il suo essere donna, di una femmina fatale come Livia, perfino di Bambinella, un travestito dotato di una grande carica di simpatia.
I rapporti fra questi personaggi, che esulano dalla trama gialla vera e propria, sono i pilastri portanti di tutte le opere di de Giovanni, presenze che danno corpo e consistenza al romanzo con le loro debolezze e le loro virtù. Non sono eroi, almeno nel concetto comune del termine, ma esseri umani non dissimili da noi e proprio per questo ci attraggono, ci legano indissolubilmente all’autore, che credo che, fra tutti, si ritrovi maggiormente, se non altro per la prestanza fisica, in Maione.
Ho detto prima dell’epoca e in effetti il mondo del ventennio fascista è ben rappresentato, con la sua atmosfera cupa in cui le opportunità di delazione sono sempre in agguato, ma l’ambientazione è uno dei maggiori punti di forza di de Giovanni.
La città di Napoli sotto il Natale, con le vie centrali brulicanti di venditori e di luci, e appena più in là con i quartieri miseri che vivono nel buio, è il soggetto di un quadro di grande efficacia, di un impressionismo che ci fa rivivere un periodo storico, al pari delle ballerine di can can di Toulouse Lautrec.
I ricchi restano per lo più anonimi, mentre è fra i poveri che de Giovanni va a cogliere fiori di rara bellezza, personaggi per cui ci sono storie da raccontare, soffocati dall’indigenza, ma non privi di una scintilla di umanità che li rende avvincenti.
Del resto è inutile cercare sensibilità in chi ha già tutto e l’ostenta, una classe di anonimi che le luci del Natale non riescono a illuminare, mentre è in chi vive nel buio che de Giovanni porta la sua luce, aprendo squarci su autentici umili eroi, perché è eroismo anche tirare avanti nonostante tutto, mangiare poco e male e costruire un piccolo povero presepe, affinchè anche la stella del Natale possa brillare in una baracca, rinnovando una speranza di riscatto oltre ogni situazione contingente.
Ed è la notte, con il buio che scende sulla città, che fornisce di Napoli un quadro quasi fantastico, con le luci che risagono dal porto fin sulla montagna, un incantevole presepe naturale che palpita di vita, che dolcemente ci induce a sognare.
Per mano mia è un romanzo stupendo, da leggere sempre, ma soprattutto ora che il Natale si avvicina, per ritrovarne il suo autentico messaggio.


Di Renzo.Montagnoli

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