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Recensione Antonio Tenisci

Antonio Tenisci

Nuvole rosse sotto il mare

Destini incrociati
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“…David trovò riparo a ridosso dei carri. Ansimando, alzò lo sguardo sulle nubi che si muovevano minacciose verso la costa. La luce scarlatta del sole le illuminava, avvolgendole in una strana quiete.
Ai suoi occhi parevano osservare la città dall’alto, specchiandosi turbate sulla distesa d’acqua ancora calma, quasi desiderose di tuffar visi dentro pur di non assistere a quell’assurda follia. Speravano, forse, di affondare lentamente, simili a un immenso tappeto di nuvole rosse sotto il mare…”


Ortona, piccola città in provincia di Chieti, è anche conosciuta come La Stalingrado d’Italia, perché, nel corso del secondo conflitto mondiale, essendo sita all’inizio della linea difensiva Gustav, fu ripetutamente bombardata, rasa quasi al suolo e divenne il teatro di una battaglia fra le truppe naziste e quelle alleate.
Antonio Tenisci, con questa sua opera prima Nuvole rosse sotto il mare, ha voluto rievocare il martirio di questa cittadina, con scrupolo e rigore storico, ma senza scrivere un saggio, bensì innestando sui fatti realmente accaduti le storie, di fantasia, di alcune persone, i cui destini finiranno per incrociarsi, per lo più in modo tragico.
Il tutto inizia dopo l’armistizio, nella notte fra il 9 e il 10 settembre, con la fuga della famiglia reale dei Savoia, che appunto a Ortona si imbarca su una nave militare italiana per raggiungere il porto di Brindisi, ormai in mano agli alleati.
Fuggito il monarca senza nulla aver disposto per l’impiego delle nostre truppe contro la prevedibile reazione tedesca, le truppe di Kesserling s’impadroniscono dell’Italia e giungono anche nella cittadina abruzzese che intendono utilizzare come caposaldo per fermare, o almeno rallentare, l’avanzata dei soldati anglo-americani.
Si combatterà in città e per questo squadre di genieri cominceranno a demolire con gli esplosivi sia il porto peschereccio che le case del corso centrale.
Inizia così la battaglia di Ortona, con gli abitanti che non sanno dove andare (molti raggiungeranno le colline adiacenti e non pochi resteranno nelle loro abitazioni, nascosti in cantina, con tutti i disagi e i pericoli di un combattimento in corso).
In questo contesto si inseriscono le storie di alcuni essere umani, fra i quali quelle del fanatico nazista Otmar e del più mite commilitone Waldo, quelle del tenero e giovanile amore fra Masetto e Laura, due ragazzi costretti dalle necessità a maturare anzitempo, delle loro famiglie, del parroco della Cattedrale e di due militi canadesi.
Per quanto in origine vicende autonome piano piano finiranno per convergere fino a incrociarsi, con esiti diversi. Ovunque impera l’orrore della guerra, sotto un cielo inclemente che rovescia acqua di continuo, fra gli scoppi degli esplosivi dei genieri tedeschi e quelli delle bombe degli alleati, sotto il crepitio dei mitragliatori di chi combatte fra le macerie.
Il romanzo inizia con un ritmo lento, più che altro necessario per caratterizzare i protagonisti, ma poi, mano a mano che si avvicinano i giorni degli scontri, c’è un’impennata, una corsa continua, un crescendo rossiniano che avvince, ma anche sconvolge il lettore, partecipe, suo malgrado, dell’orrore che scorre davanti ai suoi occhi, in una tensione esasperante.
Sembra di essere in mezzo alla battaglia, ora con i poveri ortonesi rinchiusi in cantina, ora con i paracadutisti tedeschi che lottano all’ultimo sangue, ora con le truppe canadesi che, giustamente timorose, avanzano con la massima prudenza.
E’ proprio in questo lungo squarcio di scontri, di avanzate e ritirate che è possibile notare l’ottimo stile dell’autore, più predisposto a narrare dei forti contrasti che degli aspetti intimi, pur tuttavia non tralasciati.
E nell’età dell’innocenza si sviluppa tenero e appassionato l’amore fra Masetto e Laura, di fatto i due principali protagonisti, in netto contrasto con l’odio mortale che serpeggia nella città.
Si arriva così all’epilogo, uno di quelli che il lettore non vorrebbe mai leggere, e qui è inevitabile un’ondata di commozione che stringe la gola. In quattro righe Tenisci fa esplodere la tensione accumulata in lacrime amare, come a dirci che la guerra non ha né vinti, né vincitori, ma solo sconfitti.
Da ultimo mi preme evidenziare la riuscitissima copertina di Vincenzo Bosica, con quel soldato di spalle che avanza fra le macerie verso la cupola, sventrata e a terra, della cattedrale, una meravigliosa sintesi del contenuto del libro.
Nuvole rosse sotto il mare è un ottimo romanzo e quindi la lettura è senz’altro raccomandata.

Di Renzo.Montagnoli

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