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Recensione Luciano Trincia

Luciano Trincia

L'odore del Novecento

“Ogni cosa ha il suo odore, anche il tempo”. E’ questo l’incipit del nuovo libro che lo storico e saggista Luciano Trincia ha appena mandato in libreria per Gangemi Editore. Ho appena finito di leggerlo e fra le sue pagine si sente davvero l’odore dei grandi eventi del XX secolo. La prima guerra mondiale e la situazione degli orfani di guerra, l’avvento del fascismo a Roma, la seconda guerra mondiale e lo sbando dell’esercito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la ricostruzione e il boom economico: i grandi temi del Novecento sono trattati, con leggerezza e stile divulgativo, ripercorrendo le vicende di una famiglia italiana come tante, lungo il difficile cammino di quegli anni. L’odore del Novecento. Guerre, migrazioni, luoghi di memoria nelle carte di Luigi Trincia (1912-1990) si inserisce così a pieno titolo nella riflessione collettiva avviata in occasione del 150° dell’Unità d’Italia. Quella narrata nel volume è infatti allo stesso tempo una storia “pubblica” e “privata”, in cui i grandi eventi del “secolo breve” si intrecciano a vicende individuali, a volte drammatiche, a volte felici.

I tanti eventi raccontati nel libro sono uno specchio dell’itinerario nazionale del secolo scorso. Si comincia dalla guerra di Libia, che infuriava al momento della nascita del protagonista al grido di “Tripoli, bel suol d’amore”, per arrivare, nell’ultimo capitolo, all’Italia degli anni Ottanta, tratteggiata in maniera affascinante, anche attraverso le parole di uomini come Pier Paolo Pasolini. In mezzo, i tanti eventi che hanno segnato la vita di un’intera generazione di italiani: la Grande Guerra, l’avvento del fascismo, la seconda guerra mondiale e la ricostruzione democratica, gli anni del benessere e della contestazione studentesca. Il libro di Luciano Trincia evidenzia con grande partecipazione come i mille itinerari personali delle donne e degli uomini che hanno vissuto quegli anni travagliati possano essere ricondotti a un quadro collettivo di straordinaria vivacità. Ne risulta un universo sinora inesplorato di sentimenti e potenzialità di una generazione intera, la generazione dei nostri padri, che ha trovato in un sistema di valori ormai quasi interamente scomparso la chiave maestra della propria esperienza umana. Il libro è anche un inno a questa generazione, al suo cammino lungo il pietroso sentiero del Novecento.

Il libro riproduce anche una serie interessante di documenti e di immagini inedite. Molti documenti fotografano passaggi importanti della storia d’Italia, come illustra la copertina che raffigura una lettera del dicembre 1945, scritta su carta intestata della “Camera dei Fasci e delle Corporazioni”, cui si sovrappone un timbro con la nuova dicitura “Camera dei Deputati”, la stessa carta usata dai vari De Gasperi, Togliatti, Nenni. Niente di nuovo sul piano storiografico, solo una piccola “chicca” d'epoca, attraverso cui risentire l’odore del dopoguerra. Erano i giorni della liberazione e riprendeva anche l’attività parlamentare. Mentre con il sostegno dei principali partiti usciti dalla Resistenza si formava il governo Parri, all’interno di Montecitorio cominciava a riunirsi la Consulta nazionale, istituita con il decreto luogotenenziale del 5 aprile 1945. Le carte di quei mesi, pubblicate nel libro di Trincia, odorano di dopoguerra e di ricostruzione, di transizione democratica e di riorganizzazione dei partiti.

Ma quella narrata nel libro è anche una storia al femminile. Molte pagine sono infatti dedicate a Enrica, una ragazza umbra, che si sposa nel 1911 a diciotto anni e rimane vedova di guerra nel 1916 a ventitré anni, con due figli a carico. Da Norcia si trasferisce a Roma, dove studia alla scuola di Ostetricia alla Sapienza e diventa una delle prime ostetriche diplomate nella capitale, per trasferirsi poi al Sud, in una cittadina vicino Salerno per esercitare la professione di levatrice, trovando così la sua strada di donna e di madre in anni in cui il ruolo femminile era confinato quasi esclusivamente ai lavori domestici. Sono pagine che fotografano anche le radicali trasformazioni della famiglia italiana nel corso del Novecento, l’abbandono delle campagne e la rapida urbanizzazione di larghi strati di popolazione, le difficili condizioni economiche ed abitative in grandi città come Roma, il passaggio da un’Italia rurale a un’Italia industriale.

“L’odore del Novecento” evidenzia proprio il ruolo del ceto medio come tessuto connettivo della società italiana fra guerra e dopoguerra. A dispetto dei temi tragici e degli eventi drammatici che fanno da sfondo alle vicende dei protagonisti, quello di Trincia è anche un libro leggero, di facile lettura, in cui i grandi eventi nazionali sono trattati con disinvoltura e elegante stile narrativo. Molte pagine sono dedicate anche all’evoluzione culturale e artistica del paese, con ampie finestre aperte sul teatro e sul mondo dello spettacolo, dai Café-chantant d’inizio Novecento al cinema neorealista del secondo dopoguerra, dalle canzoni napoletane di Murolo e Di Giacomo al teatro di Edoardo De Filippo. Straordinaria è anche la documentazione fotografica che accompagna il testo, che l’autore ha ritrovato in diversi Archivi comunali oltre che nella collezione di famiglia: dalle prime immagini d’inizio secolo agli scatti in automatico degli anni Ottanta tutta la storia viene accompagnata da foto d’epoca che tanto assomigliano a un ritratto collettivo dell’intera Nazione.

Dalla lettura e dalle immagini che accompagnano il testo risulta un vivace spaccato dell’identità personale e collettiva nell’Italia del Novecento, una fotografia a volo d’uccello sul paese e sulle sue trasformazioni dai primi anni del secolo alla caduta dei regimi comunisti. E’ una pagina di storia che non si legge di solito nei libri universitari, questa vista attraverso la vicenda umana uomini e donne semplici, senza carica istituzionale o politica, che hanno attraversato a occhi aperti il secolo delle dittature. Sono anche storie come questa che fanno l’identità di una nazione, che a 150 anni dalla sua nascita vuole valorizzare non soltanto i grandi eventi istituzionali e politici, ma anche il vissuto quotidiano di gente comune. E’ anche di storie come questa, intrecciate di eventi a volte felici, a volte drammatici, che il nostro paese ha bisogno per ritrovare la sua anima profonda e per ripensare il proprio futuro.

Luciano Trincia, L’odore del Novecento. Guerre, migrazioni, luoghi di memoria nelle carte di Luigi Trincia (1912-1990), Gangemi Editore, Roma, 2011 (Collana: Storia, Filosofia, Religione; Pagine 144; Prezzo: 18 euro).

Di Adso.Melk

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