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Recensione Guidalberto Bormolini

Guidalberto Bormolini

“La Barba di Aronne - I capelli lunghi e la barba nella vita religiosa”

Quando un uomo porta la barba si pensa che abbia fatto una scelta estetica, modaiola, o che sia forse un anticonformista, o un pigro che non si preoccupa del suo aspetto esteriore. Poi ci capita per le mani un libricino arancione, con un titolo interessante e insolito: “La Barba di Aronne - I capelli lunghi e la barba nella vita religiosa”, e si capisce che possono esserci ben altre motivazioni dietro quei peli lasciati crescere sul viso.

Partendo proprio dall’immagine dell’olio profumato che gronda dalla barba di Aronne, ovvero la “barba più celebre” della Bibbia, Bormolini intraprende un viaggio insieme al lettore per comprendere meglio gli aspetti religiosi collegati ai capelli e alla barba lunga, la cornice con cui il Creatore ha voluto ornare il volto dell'uomo.
E così scopriamo che gli Egizi ritenevano che la capigliatura fosse la «parte dell’uomo protesa al cielo, verso il mondo divino, quasi fosse un canale di comunicazione col mondo dello spirito», mentre, addentrandoci nel mondo latino, troviamo il grande filosofo stoico Seneca che commenta beffardo la decadenza dei mores romani anche in merito alle acconciature («Le donne avrebbero preferito dei disordini nella Repubblica piuttosto che nei loro capelli!»).
Nel mondo greco invece la barba divenne la prerogativa dei primi filosofi: Diogene la riteneva un segno di virilità, al pari della cresta del gallo o della criniera del leone.
L’autore ci porta poi nell’India dei Brahmini,per i quali la scelta di non radersi è considerato un segno di purezza, e nel mondo arabo, dove simboleggia il desiderio di imitare il Profeta Maometto.
La tonsura si basa piuttosto su un radicale cambiamento di prospettiva: una volta riconosciuto lo stretto legame capelli-essere umano, radersi ed offrire i capelli alla divinità equivale ad offrire simbolicamente con loro tutta la propria personalità.
L’uomo quindi si configura come una sorta di “microcosmo” contenente in sé tutti gli elementi di un macrocosmo esteriore: “[…] dentro di te hai un secondo universo in piccolo: in te c’è un sole, la luna e anche le stelle” tramanda Origene. Dunque ecco la ragione per cui l’uomo è così intimamente legato con la divinità: i suoi capelli sono dei “raggi di sole” che lo tengono in costante contatto con essa, come una sorta di antenne spirituali.

Questi non sono che pochi tra gli spunti di riflessione e i curiosi aneddoti che Bormolini dissemina lungo il cammino della sua ricerca sull’uso di portare la barba, studiando e concentrandosi anche, naturalmente, sulla tradizione a noi più vicina: quella cristiana della vita religiosa e del monachesimo, a partire da San Giovanni Battista, Gesù e la Sacra Sindone per arrivare alle usanze del clero occidentale del XVII secolo.

Bormolini fornisce in questo modo un mosaico dettagliato, assai curato e reso attendibile da una precisa e vastissima ricerca filologica di fonti, che rende onore all’autore stesso per aver concentrato le sue attenzioni su un argomento all’apparenza di nicchia, portandone invece alla luce le origini e le diverse tradizioni nel corso della storia religiosa.

Dopo la lettura di questo saggio, ci si rende conto di quanta profondità di intenti possa celarsi dietro un particolare apparentemente marginale come quello di lasciarsi crescere o meno i peli sulla faccia: questo elemento conferisce un pregio ancora maggiore all’autore, oltre al merito di aver illuminato un ambito a lungo rimasto in ombra, svelandone la grande importanza e peso spirituale.

__________


Guidalberto Bormolini (1967) in gioventù ha conseguito il diploma di operatore liutaio, esercitando la professione in un laboratorio proprio nel paese di nascita, Desenzano del Garda; nel 1990 si è diplomato Conservatore di beni culturali liutari.
In seguito, dopo anni di impegno civile, ha maturato la decisione di consacrarsi alla vita religiosa e nel 1992 è entrato nella comunità religiosa dei “Ricostruttori nella preghiera”.
Ha conseguito il titolo di baccellierato in filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana nel 1998 e nel 2000 è stato ordinato sacerdote ad Arezzo.
Scrive attivamente per la Rivista di ascetica e mistica, per Appunti di Viaggio, che tratta di temi legati alla meditazione, e per La porta d’Oriente.
Collabora manualmente alla ricostruzione di luoghi abbandonati per trasformarli in ambienti ecumenici secondo lo stile della comunità dei Ricostruttori.

Di vale25

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