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Recensione Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Tutti contenti

Paolo Di Stefano Tutti contenti
Paolo Di Stefano Tutti contenti

Alla ricerca del proprio passato
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Per poter vivere il presente e pensare anche a un futuro diverso è indispensabile conoscere il proprio passato, ritrovare quelle radici da cui veniamo, e in effetti l’ignorare le proprie origini, gli anni dell’infanzia e della pubertà, implica la mancata conoscenza di se stessi, conduce a una vita asfittica e senza senso.
È questo il caso di Nino Motta, tipografo milanese in pensione, coniugato, con due figli, che trascina un’esistenza del tutto insoddisfacente, una situazione che lo spinge un giorno a partire per la terra natale, la Sicilia, per ricostruire quell’infanzia di cui ha solo barlumi di conoscenza: la Fortezza, l’orfanotrofio che lo ha ospitato a lungo, padre Frasca, un sacerdote che ha fondato quest’istituzione e alcuni nomi di compagni a cui presentarsi con uno pseudonimo e in veste di giornalista che intende scrivere un articolo appunto su la Fortezza. Il tutto con il timore che possa spalancarsi una porta su un qualche cosa che presenti anche aspetti negativi, ma vale la pena di rischiare per uno che del proprio padre ha solo il ricordo di un cappello americano appeso all’attaccapanni e della propria madre l’immagine di una donnina, avvolta in uno stretto cappotto, e che sale alla Fortezza.
Così inizia un percorso che piano piano porterà le tenebre a squarciarsi, rivelando anche aspetti spiacevoli, ma riportando alla luce un “io” che era piattamente omologato a un presente senza significati.
La conoscenza di se stesso, in un uomo di una sessantina d’anni, gli dimostrerà il vuoto di un’esistenza non vissuta e gli farà ritrovare la gioia di vivere, complice soprattutto una ragazza trentenne che si aggregherà a lui nelle ultime fasi della ricerca. Può sembrare che un amore sbocciato fra due individui con un divario di età così elevato possa sfiorare il ridicolo, ma non è così, perché se il corpo è da vecchio, lo spirito di Nino Motta è da giovane, proprio di chi si è risvegliato da un lungo sonno e per la prima volta sa che il suo giorno è appena cominciato.
Tutti contenti è scritto in modo pregevole da Paolo Di Stefano, autore che ho conosciuto e apprezzato per il recente Giallo d’Avola; le pagine non sono poche, ma scorrono veloci e si desidererebbe che non finissero mai, in un intreccio a incastri propri di un giallo, anche se giallo non è, un’ autentica lezione di stile, con tanti personaggi, ognuno con la propria personalità, alcuni dei quali indimenticabili, in una narrazione che nulla lascia al caso, sapiente nel ricreare l’atmosfera del passato, inserendola in quella del presente, enigmatica senza essere astrusa, proposta al lettore e non imposta, così che ognuno può farsi un’idea autonoma di ogni protagonista. Pur se il linguaggio è asciutto, da giornalista, Di Stefano non manca di un’attitudine poetica, che si esprime non solo con azzeccate descrizioni dei panorami siciliani, ma che in sordina, senza forzature, porta a momenti di intensa e rara commozione in un romanzo che avvince in ogni momento e che svela anche quanto immensa sia la forza dell’amore.
Leggetelo, andate insieme a Nino Motta alla ricerca del suo passato: sarà un’esperienza indimenticabile.


Di Renzo.Montagnoli

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