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Recensione Carola Prosperi

Carola Prosperi

Eva contro Eva

le prime pagine
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Prologo

Dall'interno della sala dell'Unione degli Artisti - una specie di hangar immenso, coi muri tappezzati di ritratti di celebrità teatrali presenti e passate - la luce scorreva come un torrente e la folla degli invitati, facendo ressa come un torrente alla porta d'entrata, sembrava risalire quel torrente, mentre le esclamazioni, le risatine, i commenti, le proteste, scoppiettavano come fuochi d'artificio.
- Credi che riuscirò ad entrare? - chiese Jannie alla sua compagna, un'attrice molto dipinta, non più giovane, dall'aria stanca.
- Certo che riuscirai! - Questa rispose con enfasi. - Prima di tutto sei con me, e poi non ti ho forse dato il biglietto di mia cugina che non poteva venire? E infine non sogni di diventare un'attrice?
- Sì - disse Jannie con accento intenso e voce un poco rauca. Aveva studiato, pensava di diventar giornalista... Ma ora sognava il palcoscenico.
- E dunque! Son solo sogni, capisco, ma non si sa mai. Apri gli occhi e guarda.
- Quanta gente!
- Tutto quanto è meglio a New York in fatto di attori e di attrici.
- Che belle, eleganti donne!...
Lei non aveva indosso che uno straccetto di abito in stoffetta nera, che aveva cucito a sé, con una modesta scollatura, illudendosi che potesse apparire come un vestito da sera. Del resto, nessuno, benché ella fosse giovane e carina, l'osservava. Veniva dalla provincia, nessuno la conosceva all'infuori della sua compagna che abitava nella sua stessa pensione.
- Eccoci a posto - questa le disse fermandosi all'estremità di una lunga tavola e leggendo i cartellini che portavano il suo nome e quello della cugina, - siamo in fondo si sa, ma vedremo tutto lo stesso. I camerieri cominciano a servire. Purché non ci trascurino, noi siamo quaggiù.
- Ma a Jennie il cibo importava poco. Lei s'interessava soprattutto alla grande tavola d'onore, così lontana, dove sedevano i membri della giuria, il Presidente dell'Unione degli Artisti e la trionfatrice della festa, alla quale sarebbe stata offerta la statuetta dorata che ogni anni si dava all'attrice giudicata migliore: Eva Harrington.
- Non riesco a vederla bene - disse Jannie dimenandosi sulla sedia e allungando il collo, - ci sono troppi fiori su quella tavola.
- La vedrai quando si alzerà in piedi a ricevere la statuetta; quella, la vedi?
- Non bene.
- Rappresenta una signora vestita all'antica, l'attrice inglese Sarah Siddons, la più grande attrice tragica che si ricordi, interprete di Shakespeare. Ne hai mai sentito parlare?
- Veramente...
- Si chiamava Sarah Kemble, da ragazza. Era nata alla metà del Settecento, figlia d'attore, sorella del grande attore Filippo Kemble e moglie dell'attore Enrico Siddons. Dicono che fosse alta e bella, modesta, semplice e generosa coi colleghi; aveva insomma tutte le virtù...
Jennie ascoltava quel panegirico con un orecchio distratto, attratto com'era da un gruppo di persone che le parevano più interessanti e importanti delle altre, sedute a una tavola in vista, la più vicina a quella d'onore.
- Chi sono quelli là?
- Quelli là? Eh, sono tra i pezzi più grossi di Broadway. Quella che invece di mangiare non fa che fumare nervosamente una sigaretta dopo l'altra, è Margho Channing, la famosissima attrice che per tanta gente è addirittura l'essenza stessa del teatro americano. Non ti pare molto giovane, vero? Non lo è, infatti. Deve avere i suoi quaranta, ma è tale artista che gli anni, invece di sciuparla, hanno raffinato, cesellato la sua maschera d'attrice, l'hanno resa perfetta. Dicono che abbia cominciato a recitare a dieci anni, e che è salita ben presto ben presto al rango di "vedetta". Mai il suo trono ha vacillato. Solo adesso, questa Eva Harrington...
- Ha preso il suo posto?
- Non proprio, però... Sai, quando due stelle di uguale grandezza si trovano una al tramonto e l'altra all'aurora, si volgono tutti...
- A quella che sorge, è naturale.
- Trovi naturale, tu? Si capisce, tu sei giovane...


© 2002 Sellerio edizioni


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