| Biografia Elvira Mujcic |
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Elvira Mujčić, nata nel 1980 a Loznica e cresciuta a Srebrenica fino al 1992, è stata costretta dalla guerra all’esilio, trovando rifugio in Italia. Laureata in letterature straniere all’Università Cattolica di Milano, oggi vive e lavora a Roma.
Ha pubblicato diversi libri, tra cui: "Al di là del caos" (2007), "E se Fuad avesse avuto la dinamite?" (2009), "La lingua di Ana" (2012), "Dieci prugne ai fascisti" (2016), "Consigli per essere un bravo immigrato" (2019) e "La buona condotta" (2023).
Elvira Mujčić è una scrittrice ma anche una traduttrice che vive e lavora tra più lingue, dimensione che considera tanto una sfida quanto una ricchezza. Nata e cresciuta in Bosnia, la sua lingua madre si è fermata ai suoi quattordici anni, momento in cui ha smesso di usarla quotidianamente. Dentro di sé porta quindi una “quattordicenne che parla bosniaco”, una voce che alimenta sia la sua scrittura sia la sua attività di traduttrice, offrendole uno sguardo sempre giovane e sensibile sul mondo.
La traduzione, per Mujčić, non è solo un mestiere, ma un modo di tenere insieme i mondi a cui appartiene. La sua pratica rompe le regole canoniche – traduce dalla propria lingua madre invece che verso di essa – perché, come afferma, i movimenti linguistici ed esistenziali non sono mai unidirezionali. In questo continuo andirivieni, il tradurre diventa un gesto creativo: non semplice trasposizione, ma un atto autoriale che implica responsabilità. Ogni parola scelta porta con sé la sensibilità personale, le sfumature emotive, le esperienze di chi traduce.
Accanto alla scrittura originale, che per lei nasce dal desiderio di raccontare storie, Mujčić concepisce la traduzione come una seconda scrittura, un atto che può arricchire o impoverire, ma che inevitabilmente modifica il testo. Per questo insegna e fa da mentore a giovani autori e traduttori, insistendo sulla necessità di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
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Convinta che la lingua invecchi e che la traduzione sia sempre figlia del suo tempo, riflette anche sul fenomeno delle ritraduzioni: aggiornare i classici per renderli accessibili a nuovi lettori può significare semplificare o perdere profondità, ma è anche un modo per ridare vita alle opere. Tra il rischio di “addomesticare” i testi al lettore e quello di lasciarli “stranianti”, Mujčić riconosce che la misura è sempre difficile, ma fondamentale.
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