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Biografia Jean-baptiste Del amo
Jean-baptiste Del amo
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Jean-Baptiste Del Amo, nato Jean-Baptiste Garcia il 25 novembre 1981 a Tolosa, è uno degli scrittori francesi più affermati della sua generazione. Cresciuto nei pressi di Léguevin, ha scelto come pseudonimo il cognome della nonna paterna per distinguersi da un altro autore omonimo. Dopo gli studi in lettere, ha lavorato come assistente sociale e partecipato a missioni umanitarie in Africa, esperienza che ha ispirato il suo primo racconto premiato, "Ne rien faire".
Nel 2008 ha esordito con "Une éducation libertine" (Gallimard), romanzo ambientato nella Parigi del XVIII secolo, accolto con entusiasmo dalla critica e vincitore del Prix Goncourt per la migliore opera prima, del Premio Laurent-Bonelli Virgin-Lire e del Premio François Mauriac. Ha poi pubblicato "Le Sel" (2010), "Pornographia" (2013, Premio Sade), "Règne animal" (2016, Premio du Livre Inter, Valéry-Larbaud e Repubblica della Coscienza) e "Le Fils de l’homme" (2021, Premio Fnac). I suoi romanzi, tradotti in numerosi paesi, affrontano temi come il corpo, la sessualità, la trasmissione familiare e la violenza ereditaria.
Del Amo ha scritto anche racconti per l’infanzia, come "Comme toi" (2017) e "Yukio, l’enfant des vagues" (2020), e nel 2018 ha diretto il cortometraggio "Tomorrow Will Be a Beautiful Day", premiato a Cannes.
Vegano e attivista per i diritti degli animali, collabora con l’associazione L214, per la quale ha scritto "L214, une voix pour les animaux" (2017). Nel 2023 ha sostenuto SOS Méditerranée, curando la raccolta "Les écrivains s’engagent".

Jean-Baptiste Del Amo ha trascorso l’infanzia a metà strada tra città e campagna, in un ambiente che gli ha offerto un contatto privilegiato con la natura. Quel paesaggio, insieme alla scoperta precoce della letteratura, ha forgiato la sua sensibilità e la sua voce narrativa. Prima di essere scrittore, Del Amo è stato un lettore vorace: la letteratura gli ha aperto orizzonti di libertà e di immaginazione, insegnandogli che i mondi interiori possono riflettere e trasformare quelli reali.
I suoi genitori non erano grandi lettori, ma la madre lo accompagnava spesso in biblioteca, dove ha scoperto la narrativa popolare, i thriller, il fantastico e i romanzi di Stephen King. Da lì è nato il desiderio di inventare universi e di esplorare la lingua come spazio creativo. A scuola, poi, ha incontrato gli autori che avrebbero segnato la sua formazione – Giono, Rousseau, Kafka – scoprendo che anche la letteratura “alta” poteva parlargli intimamente.

Del Amo crede che ogni scrittore conservi qualcosa dello sguardo infantile, quella capacità di raccontare storie che molti perdono crescendo. I suoi personaggi, spesso schiacciati da determinismi sociali, familiari o economici, aspirano a una forma di libertà: una tensione che attraversa tutta la sua opera.

La visita di Del Amo a un grande allevamento di maiali lo ha profondamente scosso, spingendolo non solo a scrivere il romanzo ma anche a rivedere il proprio rapporto con il cibo e con l’attivismo ecologico. Tuttavia, per lui la letteratura non deve diventare un manifesto: non vuole educare né proporre tesi, ma offrire un’esperienza emotiva e sensoriale che spinga il lettore a interrogarsi.
Nel suo libro, "Le fils de l’homme" ("Il figlio dell’uomo"), vincitore del Premio Fnac, Del Amo riduce lo spazio narrativo a una dimensione quasi mitica: una madre, un figlio e un padre che ritorna dopo anni di assenza per condurli in montagna, verso un’illusoria rinascita. È una storia di isolamento, di ritorno impossibile alla natura, che riflette la crisi dell’umanità contemporanea e il suo bisogno di reinventare un nuovo rapporto con il mondo vivente.

Aperto sulla propria omosessualità, Del Amo considera la sua esperienza di “differenza” una componente fondamentale della sua visione del mondo e della sua scrittura. Dopo aver vissuto tra Blois e Roma, oggi risiede in Turenna, dove continua la sua attività di romanziere e di promotore di laboratori di scrittura per donne vittime di violenza.

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