| Biografia Manuel Chaves nogales |
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Manuel Chaves Nogales (Siviglia, 7 agosto 1897 – Londra, 8 maggio 1944) fu un giornalista e scrittore spagnolo noto per le sue cronache, i reportage di viaggio e le biografie. Figlio di Manuel Chaves Rey, scrittore e storico, e della pianista Pilar Nogales, crebbe in un ambiente colto e vicino al mondo della stampa. Fin da giovane collaborò con giornali locali, ereditando dal padre un progetto di cronaca cittadina.
Dopo la morte del padre nel 1914, abbandonò gli studi universitari per lavorare come redattore, scrivendo per "El Liberal", "El Noticiero Sevillano" e dirigendo "La Noche". Nel 1920 si trasferì a Córdoba, dove nacque la sua prima figlia, e pubblicò il libro "La ciudad", premiato dal Comune di Siviglia. In questo periodo sperimentò anche la scrittura teatrale.
Dal 1922 si stabilì a Madrid, scrivendo per "Heraldo de Madrid" e altre testate nazionali, e pubblicando nel 1924 "Narraciones maravillosas y biografías ejemplares". Durante la dittatura di Primo de Rivera, aderì alla Massoneria e si distinse per articoli di critica sociale e culturale, oltre a reportage su eventi di grande risonanza, come l’impresa degli aviatori del "Plus Ultra".
Nel 1927 vinse il prestigioso Premio Mariano de Cavia per la sua copertura dell’arrivo in Europa della pilota Ruth Elder. Tra il 1928 e il 1929 realizzò importanti reportage in Europa e in Unione Sovietica, pubblicati sia in Spagna che in Argentina. La sua carriera si caratterizzò per lo stile diretto, l’attenzione agli avvenimenti internazionali e la volontà di unire cronaca e riflessione politica.
Manuel Chaves Nogales fu un giornalista e scrittore dalla conversazione brillante e dagli ideali saldi, ricordato per il suo sguardo lucido e il fervente impegno verso l’unità dell’America Latina.
Convinto sostenitore del sogno bolivariano, Chaves Nogales vedeva nell’America Latina una giovane nazione in formazione, destinata a un ruolo centrale nel mondo. Credeva nella necessità di mantenere legami stretti con l’Europa, “madre” culturale, e sosteneva la creazione di un Centro di Informazione Euro-Latino-Americano per favorire una comprensione reciproca, oltre la diplomazia formale, basata sulla cooperazione e sulla conoscenza diretta.
Nel suo pensiero, l’America Latina aveva dato al mondo contributi enormi e disinteressati, specialmente durante la guerra, e meritava in cambio sostegno concreto per affrontare i propri problemi interni. Pur respingendo l’idea della forza, indicava nella buona comprensione e negli obiettivi comuni la via per il progresso. Nonostante i suoi progetti fossero spesso frenati dalle circostanze, sperava che altri avrebbero raccolto il testimone.
Allo scoppio della guerra civile spagnola nel luglio 1936, la società proprietaria dei giornali "Ahora" e "Estampa" fu sequestrata dai lavoratori. Chaves Nogales, all’epoca a Londra per motivi familiari, rientrò a Madrid, mentre la moglie e le figlie si rifugiarono a Barcellona e il figlio Pablo fu mandato a Santander. Pur non essendo rivoluzionario, Chaves inizialmente sostenne la causa repubblicana tramite il suo lavoro giornalistico, ma abbandonò l’incarico con il trasferimento del governo a Valencia e si unì alla famiglia a Barcellona, prima di trasferirsi con loro a Parigi a fine 1936.
A Parigi la famiglia si stabilì a Montrouge, dove Chaves continuò a scrivere articoli e racconti sulla guerra civile per giornali internazionali, tra cui "La Nación", "Candide" e riviste cubane e messicane. Pubblicò la raccolta "A sangre y fuego" (1937), con racconti che descrivevano la guerra e criticavano l’odio radicale di entrambe le fazioni. Collaborò inoltre con giornali francesi come "La Dépêche" e "L’Europe Nouvelle", e partecipò a iniziative del Comitato spagnolo per la pace civile e religiosa.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Chaves continuò il giornalismo da Parigi e poi da Londra, lavorando per agenzie come Cooperation Press Service e l’Agenzia di Stampa Atlantica Pacifica, fornendo informazioni all’America Latina e collaborando con il Ministero dell’Informazione britannico. Mantenne contatti con intellettuali ed esuli spagnoli e scrisse articoli analitici sulla guerra in Europa. Fondò la sua agenzia giornalistica nel 1942, pubblicando centinaia di articoli raccolti successivamente nei "Diari della Seconda Guerra Mondiale".
Morì improvvisamente a Londra nel maggio 1944, a 46 anni, dopo un intervento per peritonite. Dopo la morte, il Tribunale per la repressione della Massoneria e del Comunismo lo condannò a dodici anni di carcere in contumacia. È sepolto nel cimitero di North Sheen, vicino a Londra. Sua figlia Pilar morì centenaria nel 2021.
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