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Post - ectobius

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Anch'io Scrivo narrativa! / Favola sulla luna
« il: Ottobre 30, 2017, 10:14:05 »
Era la nonna che ogni sera lo portava a letto e gli raccontava una favola finché non si addormentasse.
La cameretta del bambino aveva una gran finestra e dal letto si vedeva il cielo stellato e la luna che, da un po’, vedeva crescere oltre il vetro della finestra. Il bambino cominciava a innamorarsene di quella luna come non mai prima. Era ancora una falce quando la nonna gli raccontò che quella falce era molto affilata, e che Selene, regina della luna, ogni anno la prestava a un mietitore di suo gradimento. E il mietitore da solo riusciva con questa falce a fare il lavoro di cento mietitori. 
Si addormentò presto il bambino colpito dall’immagine della falce, e nel sogno la vide luminosa tra le mani di un grande mietitore in un campo di grano alto e dorato che ondulava come un mare. Il mietitore la manovrava veloce; raccoglieva e legava grandi quantità di covoni, e quando vide il bambino, gli si avvicinò sorridente; staccò la più grassa spiga; la frantumò con le sue grosse dita e con una gran soffiata eliminò la pula, quindi gli riempì le mani a coppa di tanti chicchi di grano che erano di vero oro zecchino, brillanti al sole.
Cresceva la luna, di sera in sera, oltre il vetro della finestra, finché fu luna piena, sempre più bella, ferma e con il faccione di Marcoffio sorridente. Prima di cena al bambino venne voglia di uscire per guardare la luna da altra prospettiva e volle correre con lei cercando di raggiungerla; correva a perdifiato avvolto nel profumo delle cimici verdi calpestate senza intenzione (ce n’erano tante sulla strada sterrata), immerso in una nube di stelle e lucciole. La luna correva di lato e precedeva sempre il bambino: era irraggiungibile. Allora il bambino affannato rinunciò alla corsa e catturò alcune lucciole, e anche qualche stella, e se le strisciò in fronte e sulle guance. Raccolse anche una penna di gallina e se la fissò fra i capelli.   
Era un indiano; era cavallo pazzo, e  cavalcava una scopa:
“A noi, generale Custer!!”
Quando la nonna lo portò a letto, la luna era ferma di là, immobile, e la notte era limpida, ma la nonna non poté raccontargli nulla quella sera perché ansiosa alla ricerca delle chiavi perdute.
Si scusò col bambino:
“Non trovo più le mie chiavi… saranno finite sulla luna”.
“Perché?”
“ Perché tutto ciò che si perde qui e non si trova più, finisce lassù… anche il senno perduto dagli uomini se ne va sulla luna, e ogni giorno, di questi tempi, se ne va tanto”.
“Anche il mio grande cerchio di legno, quello che ho perduto è finito lassù?… e la macchinina di latta con la corda… e l’orsacchiotto di peluche?”.
“Sì, sono tutti la su!”.
Era stanco il bambino, e dopo poco tempo trascorso proteso a catturare scie luminose di stelle cadenti dal cielo, si addormentò.
 Non era passato molto tempo quando udì un rumore come di zoccoli oltre la soglia della cameretta, e la porta d’un tratto fu spalancata e vi entrò un radioso cavallo alato che gli disse:
“ Sono qui per farti raggiungere la luna, e me l’ha ordinato Selene in persona, la regina; apri la finestra e saltami in groppa”.
Il bambino ubbidì e il cavallo alato si lanciò oltre la finestra volando in alto oltre le stelle in uno strabiliante viaggio verso la luna.
La terra si allontanava e diveniva una palla multicolore, bellissima, almeno quanto la luna, ma poi non si poté più vederla quando il cavallo entrò nella nebulosa. Qui la nebbia era fitta, ma non umida di goccioline di vapore come sulla terra; era, invece, formata da microscopiche particelle luminose, erano polvere di stelle che si appiccicavano addosso e rendevano i viaggiatori luminosi, come fossero fosforescenti.
Usciti dalla nebulosa, entrarono nella Via Lattea, che non è una vera via, ma un lungo, largo, e tortuoso fiume di latte dove il cavallo si dissetò abbondantemente, e anche il bambino bevve un nettare di latte fresco, dolce come mai il bambino aveva assaporato.
E poi, dopo la Via Lattea, tantissime stelle pulsanti di ogni dimensione illuminarono discretamente il cammino dei due esseri fluorescenti.
E la luna fu raggiunta, e c’era Marcoffio ad accoglierli, sorridente. 
Il bambino accarezzò il faccione roseo e soffice di “Marcoffio” che doveva condurlo in visita alla luna.
Lungo vaste aree il bambino vide tutti gli oggetti perduti nella vita sulla terra e finite lassù: un enorme ammasso di oggetti, e anche mucchi impalpabili che Marcoffio descrisse: sono i sogni; la fama sognata; le preghiere inappagate; il tempo perduto; il senno rubato; un amore finito… e tutto proveniente dalla terra. Insomma era vero che tutto ciò che era perduto sulla terra finiva quassù.
E poi su una vasta radura vide i Seleniti di Münchausen; e l’esercito del re Endimione che combattevano guerre con armi di verzura: enormi carote come giavellotti e scudi fatti di teste di funghi.
 I guerrieri cavalcavano insetti giganteschi e ippogrifi, e c’erano gli “erbalati”, che cavalcavano uccelli grandissimi i quali, invece che di penne erano ricoperti di foglie con ali simili a foglie di lattuga; inoltre c’erano i guerrieri “Pulciarcieri”, che cavalcavano pulci grandi ciascuna quanto dodici elefanti; e i fantaccini “corriventi”, che volavano senza ali facendosi gonfiare dal vento le loro lunghe gonnelle.
 

Le guerre erano  incruente poiché i Seleniti sono esseri con senno e non hanno armi lesive; sono pacifici, anche se naturalmente lunatici, così  che quando le discussioni si fanno più accese vanno a scontrarsi dividendosi in due eserciti: l’uno comandato da  Endimione, che fu pastore di incomparabile bellezza sulla terra, e fu rapito da Selene, la regina, che lo portò sulla luna e lo nominò re; l’altro esercito era comandato dal barone di Münchausen, che sembra sia giunto sulla luna a cavallo di una palla di cannone.
Le battaglie si prolungano di solito fino a stanchezza, e i Seleniti, ritornano tranquilli e assennati nella loro città che è interamente costruita nel più grande cratere lunare, protetta dalle intemperie e sempre illuminata dal suolo di bianca luce lunare.
Ha naturalmente forma circolare, la città, ed è divisa in quattro spicchi da due lunghe strade che s’incrociano al centro. Ogni spicchio è governato da quattro sindaci diversi in gara fra loro per rendere la città sempre più bella e accogliente. Ed è compito degli uccelli  “erbalati” che portano giornalmente il senno in città recuperandolo e imbrattandosene sul monte del senno perduto. Quindi volano sulla città e vi scaricano polvere di senno a beneficio dei Seleniti, che sono esseri alti e magri, sempre sorridenti su una larga dentatura bianca di luna.
Il viaggio e la visita sono stati lunghi e il bambino comincia a vacillare per il sonno. Allora Marcoffio gli fa preparare un letto soffice e caldo sul quale il bambino sprofonda nel sonno più profondo.
Dormì profondo, e quando fu sveglio, era nella sua stanza e la finestra era spalancata.
Ai piedi del letto rivide il grande cerchio perduto, la macchinina di latta a corda, l’orsacchiotto spelacchiato della sua prima infanzia, e anche le chiavi della nonna., e sul comodino c’era un piccolo sacchetto colmo di chicchi di grano in oro zecchino.   








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Cassonetto differenziato / Luddismo
« il: Ottobre 27, 2017, 10:32:03 »
Avete notato come vivono tranquilli nelle loro società organizzate e serene da milioni di anni: api, formiche, termiti e tantissime altre specie viventi?
Probabilmente era così anche per l’uomo all’inizio.
La natura aveva organizzato anche noi uomini, e l’istinto ci teneva uniti “uno per tutti, tutti per uno”. E si andava avanti così!, tranquilli nel nostro habitat più idoneo. E sarebbe sopravvissuta la specie umana, magari felicemente, come sono sopravvissute tutte le altre specie che incominciano a sparire ora, e non per merito loro, ma a causa delle attività dell’uomo.
Ma che diavolo è successo alla specie umana nella notte dei tempi?
E’ successo che è arrivata l’intelligenza, e l’intelligenza ha sopraffatto gli istinti… questa la grande novità di cui ne andiamo fieri… eppure è stata la grande fregatura!
L’intelligenza ha mollato un calcio all’istinto e ha disgregato il vivere tranquillo e solidale della specie.
Deve essere andata proprio così!
Ve lo immaginate che cataclisma se un’ape operaia cominciasse a riflettere sulla sua non invidiabile posizione?… incomincerebbe a pensare al proprio culo, al proprio personale benessere, e addio vivere sociale; addio alveare; niente più miele.
E l’impollinazione poi?, una tragedia!
E alla fine magari le api si farebbero la guerra; si ammazzerebbero alla grande e acquisirebbero anche la consapevolezza della morte che certamente non favorisce lo slancio vitale, si metterebbero sulla strada della loro fine.
Ma noi siamo sopravvissuti… alla meglio da millenni… e questo è un fatto!
Qualcosa ci siamo inventati per sopravvivere, nonostante l’intelligenza, e qualsiasi cosa sia stata, la sopravvivenza ci è stata garantita.
Almeno finora.
Ma ora sembra abbia ripreso a prevalere, preoccupante, l’interesse per il proprio culo, mentre il senso del vuoto e dell’effimero è giunto a livelli di angoscia.
Comunque qualunque sia stato il rimedio escogitato a suo tempo, cominciamo ad accorgerci che è oramai obsoleto, prossimo alla fine. E mi sa che dovremmo far presto a inventarci qualcos’altro… diciamo nel giro di un millennio; magari decidendo di non più riprodursi fino all’esaurimento della specie… millenni, infatti; più probabilmente milioni di anni… Troppi!, un milione di anni di stenti e infelicità.
Suicidi di massa?
Ma no!
Solo una aggiornata forma di luddismo: la “BOMBA!”
La “BOMBA!”, a gran voce!
La “BOMBA” di fine mondo! Pronta per l’evenienza!
Un polverone… fin negli abissi… fino al centro del centro del buco del culo!
Sterilizzato il pianeta!
E poi milioni di millenni tranquilli a rigenerare il Pianeta.
In fine Ritorneremo!
Solo qualche milione di anni, ma ritorneremo!
Ripartiremo da zero e rifaremo tutto.
Uguale!

“La specie è in panna, infila, genera, stronca, squarta, si ferma mai da cinquecento milioni di anni… che ci sono uomini e che pensano… storto e di traverso, vai a capire, ma forza! copulano, popolano, e BRAOOUUMMM! Tutto esplode! E tutto ricomincia…”. (Céline)


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Politica / Re:Catalunya
« il: Ottobre 18, 2017, 10:18:15 »

Cosa c’è ancora da sperare dalla cosiddetta Unione Europea?, che unione è questa che difende le frontiere di una caterva di nazioni e dove ognuno pensa - e difende con qualsiasi mezzo- ai cazzi di casa propria? Si riesce a stento a metterli in qualche modo in riga solo minacciando ritorsioni economiche… insomma meno sovvenzioni. E chi ha più soldi cerca in ogni modo di tirarsene fuori e di goderseli da soli in propri “dané”. Tutto un gioco di convenienze che ha nulla a che fare con un Paese unito con frontiere comuni da difendere (qualora fosse proprio necessario), con impegno comune. E no!, di fronte al fenomeno della migrazione di massa ognuno tira in ballo la propria identità, alza muri, e minaccia perfino di inviare eserciti (nazionali) a difesa delle proprie frontiere. Ma l’Europa unita non ha una sola frontiera?
Beh, a fronte di tutto questo, allora io Catalunya ricca, io Padania ricca, io Galizia, io Paese basco… e a ‘sto punto perché non anche le città: per esempio Milano contro Roma ladrona.
Finirà male, e non solo per la Spagna: dove si vuole andare a parare con questa strategia del prendere tempo? Serve tempo per blindare la frontiera? Per distribuire bombe e armi, che oramai ne sono tutti ben forniti dalla più fiorente industria mondiale.
Sì, ma questa è violenza! E perché non è già stato atto di violenza indire un referendum incostituzionale? E ora volete che i dirigenti catalani rinuncino, così su due piedi, al potere, esponendosi a un delle più umilianti sconfitta per dei politici per trovarsi anche, in fine, ospiti delle patrie galere dando inizio alla fase delle prigionie politiche che tanto fanno incazzare le masse.

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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Piacere
« il: Ottobre 13, 2017, 18:05:51 »
L’autentica stagione della contestazione culturale in realtà durò pochissimo: la reazione del potere fu immediata, tanto che potremmo già datarla al millenovecentosessantanove con la bomba alla banca dell’agricoltura. Ogni mezzo fu usato, dal controllo dei media, alla moda, al cosiddetto tradimento del Concilio di Papa Giovanni… E le stragi poi che furono il vero inizio degli anni di piombo addebitati alla rivoluzione culturale, nonostante nulla avessero a che fare con le idee del sessantotto, che erano idee di pace… amore. Semplificazione gigantesca!, e a distanza ormai di tanti anni l’origine e la conduzione della lotta armata  restano ancora nel vago… ancora avvolte in una fitta nebbia 
Riguardo alla rivoluzione sessuale femminile, non mi sembra che si possano operare distinguo in quanto essa nacque col sessantotto e ne fu parte integrante fin dall'inizio.
A mio parere quel che è mancato al sessantotto sono state la forza; la capacità; la lucidità di portare veramente a conclusione il “parricidio culturale”, bloccati di fronte al “socialismo reale” e alla “chiesa post-conciliare”… E sì che avevano a disposizione - per agire e portare a fondo l’opera di contestazione globale - non solo il lontano “Budapest 1956”, ma anche la recentissima “primavera di Praga”; oltre l’azione  restauratrice di Paolo VI.
Mancato questo, la reazione ebbe buon gioco nel riportare il tutto al “conformismo borghese” coadiuvata in seguito dalle crisi economiche ricorrenti e dai “progressi” della tecnica.
La frattura ha continuato ad allargarsi e siamo giunti alla voragine dei nostri giorni.

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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Piacere
« il: Ottobre 13, 2017, 10:55:36 »
Il sessantotto!
“Formidabili quegli anni!”.
Ne so qualcosa!…
Il mondo sarebbe cambiato
Per merito dello spirito
E il mondo è cambiato… come no?
Ma è lo spirito che non è venuto.
È morto, il sessantotto!…
Morti i sogni!
Ora possono ancora vivere i sogni, ma solo fuori dal mondo
“…dormono sulle ali… Dormono al vento”
Fuggono la mota
“L’ermellino muore appena il suo candido vello s’imbratta”:
“… l’ermellino è un animaletto dal mantello bianchissimo, e per catturarlo i cacciatori usano quest’artificio: conoscono le sue tane e sbarrano i luoghi per cui è solito passare, li sbarrano con il fango; poi incalzando la bestiola, la spingono da quella parte, e così, quando l’ermellino arriva al fango, si ferma e si lascia prendere pur di non finire nella mota, lordando quel suo candore al quale tiene più  che alla libertà e alla vita”.
(Cervantes)
La morte sarà rapida a evitare il fango.
Che sarà durato?
Due tre anni ancora, dopo la prima bomba
Millenovecentosessantanove
La reazione fu immediata
E nel millenovecentosettantaquattro era tutto finito!
Restavano il delirio della distruzione
Bombe e terrorismo.
E la moda!
Si la moda che impossessa dei simboli…
E ancora a TV…
E tutto viene imbrattato
E l’hanno ucciso!

Il PCI che ne approfitta… e i radicali anche
Il momento è buono per aumentare il consenso
Consenso inutile, ma buono per il potere.
Essi Lo sanno!
E ingannano.

Si era anche iscritto al partito, che l’avrebbe tradito…
Se ne accorgerà solo dopo molti anni.

Ancora, di quando in quando, si continuava a scendere in piazza con le bandiere Si riempivano strade e piazze, un gran casino di slogan, fischietti… qualche botto di petardi. Ma il sessantotto era fottuto Refluito nella politica… nelle estenuanti mediazioni per il consenso e perdeva pezzi, il sessantotto. Non più rivoluzione culturale, e una nebbia la scontornava mentre rifulgeva la violenza di quelli che non avevano capito un cazzo.
L’aria della rivoluzione culturale: aria fritta!
La sua eco ancora, nell’aula magna o nelle aule dell’università, potevi incontrarla Basaglia, Maccacaro, medicina democratica, i sindacati medici di sinistra… Ancora si riusciva a parlare di autoritarismo, potere, industria farmaceutica… di prevenzione primaria Ambiente, servizio sanitario… ma nel chiuso.
Le assemblee pacifiche, ancora affollate attente composte Ancora, ma come era solo un’eco, la cultura, l’ onestà, l’ intelligenza.
E una volta c’era Maccacaro, in persona, e gli applausi erano scroscianti, ma, improvviso dal fondo della sala, si levò l’urlo: su toni acutissimi… un grido isterico:
“I SOLDI!... I SOLDIiiiiii!!”.

E di soldi, in realtà, molti ne sentivano il bisogno in quell’epoca di inflazione a due cifre. Nei negozi si cambiavano le etichette del prezzo di giorno in giorno, e i ricchi si arricchivano viepiù senza lavorare E gli altri, quelli che tiravano la carretta del Paese, si impoverivano viepiù.
Per alcuni era già questione di sopravvivenza, e di bei discorsi!, mentre i soldi si avviavano a divenire il valore prioritario. 
E poi le bombe… l’insurrezione armata.
La stagione della rivoluzione culturale
Finita!

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Cassonetto differenziato / Re:si vedo un muro bianco...
« il: Ottobre 10, 2017, 10:43:16 »
Questo pomeriggio afoso Giallo piovoso sonoro di vento.
Mi schiaccia!
Accidiosamente sul letto Gli occhi aperti vaganti sull’implacabile schermo della parete.
Un balenìo di folgore!
Brilla sul fondo giallo di duna l’acciaio lungo di una lama.
A tratti sulla lama rimbalzano dardi di luce che abbagliano lo sguardo del ragazzo fisso sulla lontananza di uno sbavante miraggio tenero azzurro di mare silenzioso.
Vola alta, la lama, sull’ombra del braccio nero dell’uomo blu, e scompare nel cielo di latte in attimi ritardati e lenti che lasciano il tempo di affidare al vento una fola ché alcuno in un giorno come questo la raccolga.

Così!
Nell’aria.
Così!
Senza un perché.

Ma è permesso riconoscere un diritto di memoria a una vita violata dalla miseria, dal sopruso?… a una vita violata da una morte giovane, remota, ineluttabile come una scadenza?
Una vita rubata.
La fola oziosa affidata al vento della morte è un estremo anelito di giustizia per un ragazzo rimasto laggiù.
Morte predestinata senza frutto.

Ed è notte!
Una notte d’aria ferma non fa dormire… e l’afa di un racconto nel vento!
Esco di casa, d’impulso
Nella strada deserta non c’è refrigerio
Il vapore sale dall’asfalto
Gocciole residue cadono dagli alberi p
Picchiettano il leggero strato di sabbia
Disegnano indecifrabili geroglifici.

In fondo al viale due ragazzi!
Li intravvedo nel vapore che firmano in spray colorati la facciata di un condominio borghese appena ridipinto. Firme complicate, e senza velleità d’arte... spedizione nata negli abissi di un profondo inconscio:

“Si vedo un muro bianco, io jelo sfregno!”, diceva il poeta. 

E io?
Io!

Il lembo di un manifesto pubblicitario scollato dalla pioggia mi sfiora il braccio Lo afferro Lo tiro e viene giù intero
Corro a scalzare i lembi umidi di altri manifesti
Strappo… Strappo… Strappo!
Affannato, sudato e fermo.
Laggiù il muro firmato!
I ragazzi hanno già girato l’angolo.
Sotto i miei piedi la faccia paffuta, sorridente e colorita da un manifesto.
Sotto i miei piedi!
A chi la responsabilità?
A nessuno!
E il viale con gli alberi che piangono.


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Cassonetto differenziato / si vedo un muro bianco...
« il: Ottobre 06, 2017, 18:24:20 »
“Si vedo un muro bianco, io jelo sfregno”.
Il verso del sonetto fu scritto in un’epoca nella quale imbrattare un muro non suscitava scandali; né emozioni, né riflessioni. Veniva considerato puro divertissement di poeta che, comunque e per parte sua, voleva certamente dire qualcosa, ma che all’epoca non poteva essere compresa. Non esistevano ancora le bombolette che oggi hanno permesso l’ingresso dello sfregio murario nell’era dell’imbratta tutto su larga scala. Nell’epoca dell’imbratta tutto non si salva più niente dalla furia dell’essere umano che, padroneggiando scienza e tecnica, si è procurato mezzi capaci di sfregiare e imbrattare fin l’immenso oceano pacifico e anche l’aria che respiriamo… e l’Artide e l’Antartide...
Ma, e vabbè!... lasciamo correre ché è troppo esteso l’elenco.
Ma i muri?
Per i muri, però, c’è da fare più approfondita riflessione: tanto per iniziare dobbiamo ammettere che si tratta di attività antichissima, risalente addirittura alla preistoria, e ne abbiamo cognizione certa nei graffiti su rupi e pareti di caverne; poi fu la volta delle pareti all’interno delle chiese e anche quelle esterne alle chiese… Sì, e molti diranno: “è vero, ma si trattava di opere d’arte che davano lustro  alla intelligenza e creatività dell’uomo, mentre questo imbrattare con le bombolette?, uno schifo, opera d’imbecilli!”. Chiedetelo a chiunque e prenderete atto della condanna generale, senza mezzi termini della vox populi che continua a elevarsi alta e nonostante che  tra gli “imbratta muri” militino anche veri artisti le cui opere, spesso colossali, offrono gratuitamente decoro allo squallore di certe muraglie, e abbelliscono squallidi angoli delle periferie di grandi città. Sono artisti “di strada” che non nutrono ambizioni, e, pur consci del loro valore, rifiutano elogi e anche proposte di premiazione... insomma sono grandi personaggi che, a loro modo, elegantemente esprimono una protesta al degrado dilagante.
Ma sì, anche questo è vero, ma ‘sti giovani senza arte né parte che con bombolette "sfregnano" muri peraltro ben tenuti… anzi più sono ben curati, più sono da imbrattare senza pretese d’arte?
Imbecilli!
Ma poi mi chiedo:
“Perché lo fanno?”.
E, costretto a riflettere, comincio anche a comprendere quello che già allora il poeta voleva dire e non poteva, così che sono portato a essere indulgente anche nei confronti dello “sfregio” da disordinate bombolette: sono, per me, l’urlo degli esclusi, degli emarginati, dei privati di identità e  dignità; degli esclusi dalla ricchezza di un meraviglioso Pianeta che sarebbe in grado di garantire condizioni di sobrio benessere a tutti.
Sì!, è così:
“Si vedo un muro bianco jelo sfregno”.

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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Ad una donna, alle donne!
« il: Ottobre 06, 2017, 11:08:52 »
Mi è capitato di viaggiare in metropolitana in orario di fine lezione nelle scuole. In stazione sono arrivati in folti gruppi, fianco a fianco, da toccarsi, ma nessuno che si rivolgesse una parola: tutti collegati allo smartpone: alcuni con auricolari ben piantati nei condotti; altri lo portavano inchiodato ad un orecchio; alcuni lo picchiettavano, lo sguardo assorto. Insomma insieme, ma ignorandosi. E così hanno continuato per tutto il tempo del tragitto.
Di quando in quando qualcuno scendeva senza salutare nessuno.
“Le nostre vite s'incontrano sempre, per un momento, un periodo, o per tutto il tempo e in questo tempo… (?)” “le nostre vite!... ci raccontavamo, piangevamo, sorridevamo… insomma vivevamo”.
Viaggio talvolta in treno, viaggi lunghi nella varietà di paesaggi, ma nessuno chi vi si abbandoni alla voluttà del viaggiare, nemmeno quando lo sguardo potrebbe vagare su vasti spazi marini brillanti nel sole.
Sul giornale di oggi una foto di turisti su una Gondola a Venezia, e tutti lo sguardo assorto sullo smartphone… insomma vivono.

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Umoristico / Re:Cesarina e Lindo
« il: Ottobre 06, 2017, 07:57:02 »
Gustosissime scene da un vecchio, caro, umano mondo tramontato. Dignitoso in ogni circostanza; solidale, altruista, allegro nonostante, e amante della vita pur accettando la morte. Così reale questo quadro, che sembra di viverlo, accodato alla processione con i tanti perfetti nomi (anch'essi tramontati col tempo) e che vorrò segnarmeli per non dimenticarli.
È il quadro di un modo di vivere fedele, ma capace di trovare da sé i suoi compensi... e tanti auguri a Casimira.

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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Paese fotogramma
« il: Ottobre 05, 2017, 17:53:05 »
Grazie, nihil, per il benvenuto. Il piacere di ritrovarti è fortemente reciproco.
Sì, i tempi sono così mutati che non mi ci ritrovo più, e una vecchia casa in un pese sperduto e disabitato sarrbbe il rifugio ideale.

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Politica / Re:Catalunya
« il: Ottobre 02, 2017, 10:31:26 »
La vicenda è inquietante per tutti; tutti ne escono doloranti con le ossa rotte: L'Europa (innanzitutto), il governo spagnolo, il re, la cosiddetta "padania libera", e quanti cazzo si vorranno accodare: baschi, la Galizia, Emilia-Romagna... e avanti tutta con destra, sinistra,  communisti, populisti e tutti solidali con fanculo a tutti.
Io so solo che finirà male.

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Laboratorio di scrittura creativa / Re:Lo sguardo in un affaccio
« il: Settembre 29, 2017, 09:17:33 »
Mi tuffo anch’io nella profondità dello specchio, nel via vai rivivo gli incontri dell’umanità laboriosa, seria e solidale; sorrido, stringo mani ruvide, immerso nel mondo definitivamente tramontato con tanta commozione e sofferente nostalgia.
Bellissima la tue poesia in prosa. Grazie. 

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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Paese fotogramma
« il: Settembre 27, 2017, 17:59:24 »
Non ho frequentato questo sito per lunghissimo tempo; ci torno e che trovo? Un fossile!, con il solito ritornello delle sue eterne ossessioni, rabbiosa, pronta all'insulto e alla rissa... monocorde mummia egizia che interpreta film dell'orrore.


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Pensieri, riflessioni, saggi / Re:Paese fotogramma
« il: Settembre 27, 2017, 12:11:51 »
Parlavo del mio paese d'origine, svuotato e ove il tempo si è fermato.
E che c'entra la chat? Che, oltretutto, sei così ossessionata dalla sinistra, dai "communisti", che non è possibile aprire con te un qualsiasi pacato dialogo sui tanti problemi che affliggono il mondo d'oggi.
Gli orologi si sono fermati anche per te.

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Pensieri, riflessioni, saggi / Paese fotogramma
« il: Settembre 26, 2017, 11:33:37 »
Quasi  all'improvviso un paese si svuota e fuoriesce dalle storie immobilizzandosi in fotogramma; il dramma che ancora coinvolge e blocca nell'esercizio doloroso di una coazione a ripetersi chi lo visse in tempi di vita.

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