Errore, refuso,
menda: questo sostantivo si riferisce ad un errore nei testi scritti o altro.
A proposito di refusi, alla fine del XII secolo nella letteratura medievale europea, soprattutto nell’omiletica (l’arte dello scrivere e declamare omelie e sermoni), compare un demone, all’inizio senza nome, successivamente denominato dal teologo francese Guglielmo d’Alvernia (1180 - 1249) “
Titivillus”: questo non era un nullafacente, ogni giorno annotava su una pergamena le sillabe e le parole omesse dai chierici durante la messa, la recita delle Ore e nel canto liturgico, per poi presentarle a Dio come prova incriminante nei loro confronti nel giorno del Giudizio.
Il teologo francescano John of Wales, in italiano Giovanni del Galles (1210 circa - 1285 circa) nel suo “
Tractatus de Penitentia”, pubblicato nel 1285, cita il demone "Titivillus", lo considera incaricato di riempire di errori i lavori degli amanuensi medievali. Essi lo accusavano di colpe che invece avevano loro per nascondere la propria negligenza nel proprio lavoro.
Si narra che ogni giorno questo diavoletto vagava per raccogliere gli errori dei copisti. Dopo la raccolta giornaliera, gli errori li scriveva in un libro con accanto il nome del monaco che l'aveva compiuto, per poi leggerli nel giorno del giudizio universale.

sulla sinistra il demone Titivillus, miniatura del XIV secolo
Nella “
Summa Predicantium” di John Bromyard, Titivillus è accompagnato dal diavolo Grisillus, che scrive le parole omesse dai laici mentre lui si concentra su quelle dei chierici.
Gli venne attribuita anche un’altra funzione, quella di annotare le parole inutili (
ociosa verba, vaniloquia…) dei fedeli in chiesa e, soprattutto, delle donne, considerate pettegole e maldicenti. Dinanzi all’ingente numero di mancanze, il demone fu costretto ad allungare la pergamena per avere più spazio per scrivere.
La storia poco nota del curioso “demone dei refusi” è raccontata da Julio Ignacio González Montañés nel suo opuscolo titolato: “
Titivillus. Il demone dei refusi” (Graphe.it edizioni).
Nella letteratura, nel teatro e nell’arte, Titivillus a volte agisce accompagnato da altri demoni che incitano i fedeli alla maldicenza, distraggono i monaci e annotano mancanze e peccati che poi consegnano a Titivillus, che a sua volta li inserisce in una relazione generale.

Diego de la Cruz, La Vergine della Misericordia, olio su tela, 1485, Monastero di Santa Maria la Real de las Huelgas a Burgos, in Spagna.
Titivillus è il diavolo in alto a destra
Nel nostro tempo è considerato il diavolo patrono degli scribi e degli stampatori.

Titivillus appare tra gli altorilievi nella facciata della basilica di San Pietro extra moenia di Spoleto.
Nell’episodio La morte del giusto, la bilancia che pesa la sua anima, pende dalla parte dei buoni. San Pietro libera il giusto. Il demone mostra nel cartiglio tutta la sua contrarietà: DOLEO Q(uia) AN(te) E(rat) MEUS (“Mi affliggo perché prima era mio”). Ma San Pietro non approva. E colpisce in testa Titivillus con la sua chiave.